
Mentre Milano è fucina di venustà vestimentaria grazie alla Fashion Week, a poco più di 2000 km l’incombenza di una guerra è realtà.
A Milano si riponeva la spensieratezza della settimana della moda attualmente in corso ma la nebbia del turbamento degli attacchi russi su Kiev prevale. Nonostante gli impegni modaioli di questi giorni, tra le passerelle si respira aria di sconforto e rivolta. Il mondo ieri s’è svegliato con la notizia dei bombardamenti sulla capitale ucraina e a questo sgomento si contrappone, sui social, il divario delle celebrities agli show ed i look delle collezioni.
La coincidenza dei due eventi risulta imprevista. Lo scontro era palpabile ma pur sempre impensabile all’effettiva realizzazione. La moda non è da recriminare, la fashion week è rappresentazione magica dell’operato di un migliaia di addetti e rappresenta ingente fetta di guadagno per lo stato e quindi al servizio pubblico. Rilegarla all’inutilità, considerarla inopportuna a causa dell’attuale situazione è poco adeguato. A suo modo anche nel circuito moda si supporta l’Ucraina.
Modelle e influencer hanno infatti protestato contro la guerra voluta da Putin. Hanno mostrato il loro sostegno con cartelloni segnati da “no war” oppure presentano i colori della bandiera ucraina sulla pelle ben in vista. Un supporto al dietro front, un invito a comunicare ma soprattutto il segno della premura che il settore moda sente nei confronti di un conflitto non richiesto. Ciò si unisce al coro dei manifestanti di tutto il mondo che invitano le autorità ad intervenire per scongiurare eludibili crimini.
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