
Dalle ecoballe al compostaggio, la Campania prova a cambiare passo nella gestione dei rifiuti. Dopo anni segnati da emergenze, procedure europee e criticità impiantistiche, la Regione tenta di costruire un sistema stabile, capace di chiudere il ciclo dell’organico e ridurre la pesante sanzione europea ancora in corso. I nuovi impianti inaugurati a Pomigliano d’Arco e Marigliano rappresentano un segnale di progresso, ma la strada per un equilibrio strutturale resta lunga e complessa.
Per oltre quindici anni, le ecoballe sono state l’immagine simbolo della crisi ambientale campana. Tra Giugliano, Taverna del Re e altri siti, milioni di tonnellate di rifiuti compattati sono rimasti accatastati in attesa di smaltimento o recupero, mentre la Regione accumulava sanzioni da parte dell’Unione Europea per la mancata realizzazione di impianti di trattamento adeguati.
Secondo i dati più recenti, restano ancora da rimuovere circa 700 mila tonnellate di ecoballe, ma il vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola ha promesso che “entro il 2026 saranno eliminate del tutto”. Le operazioni, tuttavia, avanzano più lentamente del previsto: parte del materiale viene bruciato in impianti di altre regioni o inviato all’estero, con costi significativi per le casse pubbliche e per l’ambiente.
Nel frattempo, la realizzazione di impianti di compostaggio è diventata prioritaria. I siti di Pomigliano e Marigliano, finanziati con oltre 38 milioni di euro, potranno trattare più di 50 mila tonnellate di rifiuti organici l’anno, riducendo la dipendenza dal trasporto extraregionale che nel 2023 ha riguardato circa tre quarti dell’umido raccolto.
Il piano regionale punta anche a ridurre la sanzione europea inflitta nel 2015 per la cattiva gestione dei rifiuti. La piena operatività dei nuovi impianti potrebbe contribuire a un alleggerimento delle multe, ma la chiusura della procedura dipenderà dalla capacità di garantire continuità, efficienza e trasparenza.
Sul fronte ambientale, il compostaggio è una soluzione sostenibile solo se la raccolta differenziata è di qualità. L’Arpac ha segnalato che in molte aree l’umido contiene ancora troppe impurità, rendendo più complesso il processo di trasformazione. A ciò si aggiungono i ritardi nei cantieri degli altri impianti previsti, molti dei quali ancora in fase di progettazione.
Il passaggio “dalle ecoballe al compost” è più di uno slogan: è una sfida tecnica e culturale. Il salto di qualità non si misura solo nel numero di impianti, ma nella loro capacità di funzionare, ridurre i costi e garantire benefici reali ai cittadini.
La Campania ha avviato un percorso di modernizzazione importante, ma resta la necessità di continuità politica, trasparenza amministrativa e partecipazione civica. Se il compostaggio riuscirà davvero a sostituire le ecoballe come simbolo della gestione dei rifiuti, la Regione potrà non solo ridurre la sanzione europea, ma anche restituire fiducia a un territorio che da troppo tempo convive con l’emergenza.
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