
Il reato di “Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, meglio noto come “Caporalato”, è un fenomeno in continua crescita. È diffuso in modo particolare nelle regioni del Mezzogiorno, ma anche nel Nord Italia non sono poche le false cooperative e le dubbie agenzie di lavoro interinali dietro le quali si cela questo problema di natura legale, morale e sociale.
Al Sud Italia, però, la situazione è aggravata dall’emergenza immigrazione che comporta lo sfruttamento di lavoratori immigrati (comprese donne e minori). Porre fine a tutto questo è difficile in quanto i lavoratori, sfruttati e sottopagati miseramente dai caporali, sono restii a denunciare. Tuttavia, bisogna valutare anche il rovescio della medaglia, ovvero l’opera di alcuni imprenditori che, senza timore, lottano apertamente contro lo sfruttamento del lavoro.
Francesco Franzese, Ceo dell’azienda “La Fiammante” (la cui sede si trova a Buccino in provincia di Salerno), lotta contro la piaga del Caporalato assumendo immigrati provenienti dal “ghetto Campolongo” (periferia di Eboli) mediante regolare contratto di lavoro.
Si tratta di un centinaio di lavoratori, la cui assunzione è prevista per il prossimo anno grazie anche al lavoro e all’impegno di Yvan Sagnet che, in accordo con Francesco Franzese, ha reso possibile l’inserimento in azienda di queste vittime di Caporalato a cui vengono così riconosciuti diritti e giuste cautele.
Un imprenditore che antepone i propri interessi economici per restituire dignità al lavoratore bracciante, costituisce un punto di riferimento importante ed un vero modello etico da seguire. Queste iniziative, che si traducono in un sostegno concreto, vanno sensibilizzate attraverso diversi canali.
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