
L’accordo siglato domenica scorsa a Turnberry, in Scozia, tra Donald Trump e Ursula von der Leyen, sui dazi, potrebbe costare caro alle imprese campane. L’accordo prevede dazi del 15% su buona parte delle merci europee che arrivano alle dogane statunitensi, oltre a vari impegni riguardo l’acquisto di gas naturale, petrolio, armi e non solo. A pagarne il conto sono le imprese italiane esportatrici: il settore agroalimentare, l’automotive e il farmaceutico in prima linea.
In Campania, dove l’export verso gli Usa vale quasi 2 miliardi di euro l’anno, le associazioni di categoria parlano già di un impatto forte pari a 280 milioni di euro in costi aggiuntivi. La mozzarella di bufala Dop, fiore all’occhiello dell’eccellenza meridionale, rischia di diventare un prodotto di lusso sulle tavole americane: da 45 a 60 euro al chilo, stimano i produttori locali. Le ripercussioni non sono solo economiche, ma anche sociali. “Si rischia un colpo mortale all’occupazione e un processo di delocalizzazione silenziosa”, ha sottolineato Nicola Ricci della CGIL Campania. L’agroalimentare campano, il settore farmaceutico nell’area est di Napoli, i fornitori automotive Pomigliano: tutti guardano all’accordo con sospetto, nonostante il tono rassicurante del governo centrale.
Costanzo Jannotti Pecci, presidente degli industriali napoletani, ha sottolineato che “l’accordo ha evitato il peggio”, ma resta “pieno di incognite”. E l’incertezza pesa di più dove la tenuta industriale è già fragile.
A livello nazionale, il Made in Italy subisce un contraccolpo. L’accordo prevede che i dazi sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, che prima oscillavano su una media del 4,8%, salgano a una tariffa uniforme del 15%, applicata anche ai settori chiave del Made in Italy quali auto, farmaci e semiconduttori. Vi sono però alcune esenzioni da definire: tra queste figurerebbero gli aerei e i loro componenti, alcuni prodotti chimici, farmaci generici, apparecchiature per semiconduttori, alcune tipologie di prodotti agricoli, materie prime critiche come litio e terre rare.
Inoltre, l’accordo include inoltre il vincolo europeo all’acquisto di energia statunitense per circa 750 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, nonché 600 miliardi di investimenti europei negli Usa. Un prezzo altissimo.
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