
Lunga la carrellata di episodi che nell’ultimo anno ha visto imbrattate le maggiori opere del nostro paese: la Basilica di San Marco a Venezia, Piazza Duomo e Piazza della Borsa a Milano, nonché Firenze e la facciata del Senato. La risposta da parte della politica non si fa attendere: Montecitorio ha approvato il DDL Sangiuliano, un piano di legge volto ad arginare le azioni degli attivisti di Ultima Generazione e organizzazioni affini. Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire le ragioni degli attivisti di “Ultima Generazione” e cosa li spinge a vandalizzare i più illustri monumenti del nostro territorio.
Il 19 gennaio è stata approvato a Palazzo Montecitorio il disegno di legge Sangiuliano, fortemente voluto dal ministro dei Beni Culturali. Protagonisti della mozione sono gli attivisti di Ultima generazione, che negli ultimi tempi hanno imbrattato i maggiori monumenti del nostro paese per protestare contro il cambiamento climatico.
Nel decreto sono state stabilite pesanti multe con sanzioni, che vanno dai 10 ai 60mila euro, e fino a 5 anni di carcere nei casi più gravi. Chiunque distrugga, disperda, deteriori, renda in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali o paesaggistici è punito con una sanzione che va dai 20.000 ai 60.000 euro.
Quelli di Ultima Generazione sono attivisti che tramite azioni di disobbedienza civile e non violenta cercano di ottenere misure di contrasto al collasso eco climatico a cui stiamo andando incontro. Nello specifico, essi puntano all’ottenimento di un fondo riparazione dal valore di 20 miliardi da parte del governo italiano per riparare i danni prodotti dalle catastrofi climatiche. Secondo il movimento, l’attuale generazione è l’ultima che ha il potere di compiere azioni decisive per salvare il pianeta. Da qui il nome di Ultima Generazione
Lo abbiamo provato tutti e gli scienziati lo confermano: l’estate 2023 è stata la stagione più calda che il mondo abbia mai vissuto, con un aumento globale delle temperature di +2.2 gradi celsius rispetto all’era preindustriale (effetto serra). Sembra essere un incremento impercettibile, ma in realtà questo dato deve allarmarci profondamente, dato che c’è un rapporto più che proporzionale tra aumenti di temperature e danni provocati.
Basti pensare che se la temperatura toccasse i 3 gradi di aumento le città costiere verrebbero completamente sommerse dai mari, proprio come sta accadendo a Giacarta. Il cambiamento climatico è un problema globale e non locale, dato che i gas serra, indipendentemente da dove sonno prodotti, hanno la capacità di potersi accumulare negli strati alti dell’atmosfera.
Questi gas, per la maggior parte di origine antropica, sono dovuti alla combustione di fonti fossili: metano, anidride carbonica e azoto sono solo alcuni esempi. In generale, il crescente accumularsi nell’atmosfera di gas serra provoca il riscaldamento della terra con ingenti danni ai nostri territori: basti pensare alle forti alluvioni verificatesi nelle Marche e a Ischia che, tra le varie cose, hanno provocato la morte di decine di persone.
Uno dei modi più efficaci per combattere il cambiamento climatico è cercare di passare ad una economia sostenibile, cosa molto difficile dato che quella del nostro Paese è ancora incentrata su fonti prettamente fossili, spesso meno costose ma altamente inquinanti. Questo è il motivo per il quale in Italia i Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) sono maggiori in valore di quelli ambientali favorevoli. Essi sono incentivi forniti dal governo o altre istituzioni che favoriscono attività o settori economici che causano danni all’ambiente, incoraggiando pratiche inquinanti o insostenibili dal punto di vista ambientale.
Con questi sussidi non si fa altro che alimentare il fenomeno del cambiamento climatico. In Italia, dal 2015, si redige annualmente il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi con lo scopo di modificarli o eliminarli. Dalla lista si può capire che i SAD più abbondanti sono quelli destinati al settore energetico e a seguire quello dei trasporti, sino all’agricoltura. Molti sono, ad esempio, sussidi per l’estrazione di combustibili fossili: vengono forniti finanziamenti o agevolazioni per l’industria estrattiva di petrolio, carbone o gas, che favoriscono attività con impatti negativi sull’ambiente come la deforestazione, l’inquinamento delle acque e la distruzione degli habitat.
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