
Dal Ddl stupri viene cancellato il concetto di “consenso libero e attuale”, per essere sostituito da quello definito “espressione del dissenso”. In questo modo il disegno di legge, già approvato alla Camera dei deputati il 19 novembre 2025, viene riformulato e presentato dalla presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, provocando numerose polemiche e diatribe tra l’opposizione, che definisce la proposta come causa dell’indebolimento della tutela delle donne. Cosa va a modificare questa riformulazione rispetto al precedente disegno di legge approvato lo scorso novembre e soprattutto cosa significa “consenso libero e attuale”?
Il 19 novembre 2025, tutti i membri della Camera dei deputati votavano a favore della proposta di legge, che si pone come obiettivo riscrivere l’articolo 609-bis del codice penale sul reato di stupro. Il nuovo disegno di legge vedeva come elemento chiave il “consenso libero e attuale” da parte della donna. Per consenso libero si intende che questo deve essere dato in modo volontario e non in conseguenza di costrizione o abuso di potere, mentre per consenso attuale si fa riferimento a quello riguardante un momento specifico durante il rapporto. Non era ritenuto valido un consenso dato in passato o presunto in forza di una relazione stabile. Si sottolinea, in questo modo, che per violenza sessuale non si allude solamente alla violenza fisica, ma soprattutto ci si focalizza sul fatto che l’atto sessuale non voluto viola la sfera di autodeterminazione della donna.
Pare proprio essere questo il nodo principale che ha provocato non poche contestazione da parte di alcuni esponenti del centrodestra, incluso il ministro Matteo Salvini. Difatti, le obiezioni ritengono che la formula “consenso libero e attuale” sia troppo vaga e che quindi possa essere soggetta a plurime interpretazioni, lasciando troppa libertà alla lettura del singolo. Vengono inoltre sollevati dubbi anche riguardo alle eventuali possibilità di vendette personali e di tribunali intasati per via di denunce promosse da parte di donne e uomini che non hanno realmente subito uno stupro.
La leghista Giulia Bongiorno ha così presentato una riformulazione rispetto al precedente disegno di legge, che va a modificare il “consenso libero e attuale” con l’“espressione del dissenso”. Nel nuovo testo si legge: “L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso”.
La proposta ha suscitato reazioni di sdegno e di rabbia, in particolare tra le opposizioni, le quali accusano la Bongiorno di aver ceduto alle pressioni da parte della Lega. Michela De Biase, relatrice della proposta alla Camera, ha definito la modifica retrograda e pericolosa. A sua volta Giulia Bongiorno ha difeso la scelta compiuta, precisando che la norma proposta “mette al centro la tutela della donna, sottolineando che ogni atto contro il consenso della vittima è violenza sessuale”.
Il “consenso libero e attuale” non può essere inserito solamente all’interno di un disegno di legge, perché non può essere visto solo come una conseguenza da pagare una volta che sia stato commesso il reato, così come non si può credere che l’aumento della pena sia il motivo che trattenga il carnefice a commettere uno stupro. Il valore del consenso deve essere insegnato prima. La rilevanza che ha un “sì” o “no” all’interno di un rapporto sessuale, e non solo, deve essere spiegato in modo chiaro e senza più scuse alla nuova generazione.
È sbagliato, difatti, pensare che la sola educazione ricevuta all’interno della sfera famigliare sia sufficiente. Eppure, sembra quasi che le istituzioni provino una sorta di timore ad introdurre tematiche come l’educazione sessuale e affettiva all’interno delle scuole, nelle quali crescono ragazzi e ragazze che si ritrovano a dover fare i conti con liste degli stupri scritte sui muri dei bagni.
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