
De Luca ha scoperto le carte – di una mano che però avevamo già intuito da tempo – sulla maniera in cui vorrebbe, a dispetto di qualche principio costituzionale, continuare l’attività di Presidente della Regione Campania per un terzo mandato.
Presentata alla commissione regionale la proposta di legge per il recepimento della legge nazionale, ma spunta un ostacolo che forse nessuno aveva notato.
Perché De Luca affida le sue possibilità di ricandidarsi al recepimento di una legge che vieta per iscritto la possibilità di farlo?
A questa domanda abbiamo ampiamente risposto con un articolo interamente dedicato: Ma quindi De Luca può ricandidarsi?
Una mossa furba presa dal collega Zaia, quindi, quella di recepire la norma che vieta due mandati consecutivi, ma stabilendo che le disposizioni non siano retroattive ma si contino dal momento in cui la norma entra in vigore.
Nell’articolo ipotizzavamo addirittura la possibilità di un quarto mandato, poichè, se De Luca avesse copiato del tutto il lodo Zaia, questo avrebbe iniziato il conteggio dei mandati dal 2025, trasfomando il terzo mandato di De Luca nel primo. A quanto pare il governatore è stato più magnanimo, e nella proposta di legge presentata in commissione regionale da Giuseppe Sommese, consigliere di Azione , denominata “Disposizioni in materia di ineleggibilità alla carica di Presidente della Giunta regionale, in recepimento dell’articolo 2, comma 1, lettera F della legge 2 luglio 2004 n. 165”, si precisa che “il computo dei mandati decorre da quello in corso di espletamento alla data di entrata in vigore della presente legge”. Quindi il primo mandato di De Luca sarebbe quello attuale.
Da qualche giorno, però si fanno vive una sequela di voci e di conferme che metterebbero a serio rischio il piano geniale dello sceriffo campano. Oltre alle lamentele del capo dell’opposizione Caldoro e del commissario FdI Iannone, arrivano delle smentite sulla riuscita della mossa del presidente da parte dei giuristi, anche quegli stessi che De Luca aveva consultato per la messa in atto del piano.
L’ostacolo sarebbe banalmente rappresentato dal fatto che il lodo Zaia…c’è già. la Regione Campania ha approvato già nel marzo 2009 la legge n. 4 che prevede «l’applicazione delle disposizioni statali o regionali vigenti in materia elettorale» e dunque anche quella della non rielegibilità dopo un secondo mandato del Presidente della Giunta regionale. Dunque la legge già c’è e rischia di far crollare il castello di carte costruito da De Luca su cui quest’ultimo aveva appoggiato la sua indistruttibile convinzione di diventare il Kim Il-sung campano, come dichiarato da lui stesso.
Lo starebbero abbandonando anche gli stessi giuristi di fama nazionale che egli aveva assicurato di aver consultato e da cui aveva ricevuto rassicurazioni, l’ex vicepresidente della Corte costituzionale Paolo Maddalena e Marco Galdi. In realtà non sembrerebbe andata proprio così.
«Non ho dato alcun parere pro veritate al presidente della Regione Campania – ha detto Paolo Maddalena a Il Fatto Quotidiano -. Ho solo parlato al telefono per qualche minuto con la sua segretaria la quale mi ha chiamato rappresentandomi che la Regione non ha mai recepito la legge nazionale del 2004. Dando per scontato che così fosse, mi sono limitato del tutto informalmente a suggerire l’opportunità di fare una legge coerente con le indicazioni di quella nazionale. Non sapevo che la Campania lo avesse già fatto nel 2009».
Le convinzioni di De Luca sembrano sgretolarsi. Sarà l’inaspettata caduta di una figura che muore dalla voglia di apparire indefettibile?
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