
20.000 ettari di polmone verde, nove comuni tra Caserta e Benevento e un bacino di popolazione di quasi 90mila abitanti. Queste erano le premesse del Parco Urbano Intercomunale “Dea Diana – Est Tifatino”, riconosciuto ufficialmente dalla Regione Campania con delibera n. 154 del 2016 come area di interesse regionale. Un progetto nato dal basso, voluto da nove amministrazioni locali e accolto con entusiasmo da una comunità che chiede tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Eppure, dopo quasi dieci anni, tutto è ancora bloccato. Il Parco avrebbe dovuto essere una grande opportunità per valorizzare il patrimonio ambientale, archeologico e storico della Valle di Suessola e dei Monti Tifatini, integrando turismo sostenibile, agricoltura biologica e attività culturali. Grazie ai fondi previsti nella programmazione europea FESR 2014-2020, circa sei milioni di euro erano destinati proprio a interventi territoriali di riqualificazione ambientale e prevenzione dei rischi naturali. Nonostante i fondi disponibili, la Regione Campania e i comuni interessati non sono ancora riuscite a realizzare alcun intervento significativo.
Al centro della vicenda c’è la controversa cava ad uso estrattivo “Fossa delle Nevi” (o Cava Moccia), nel comune di Durazzano, autorizzata dalla Regione e poi riperimetrata fuori dal Parco dopo una sentenza del Consiglio di Stato. Ce lo spiega Andrea Pirozzi, Sindaco di Santa Maria a Vico e Presidente dell’Ente Parco: «Noi, come Comune e come Ente, facemmo il ricorso al TAR. Poi successivamente si è anche costituito il Comune di Durazzano al Presidente della Repubblica. Abbiamo buoni motivi per dire che probabilmente quel provvedimento si deve stoppare. Oramai i termini di validità del comparto sono scaduti». Nonostante questo, la situazione resta incerta e compromette gravemente il futuro del Parco. «La Cava non è mai partita. Nemmeno un operaio ha messo mano a Fossa delle Nevi nel Comune di Durazzano». Pirozzi continua citando il ruolo della Commissione Ambiente, presieduta in Regione Campania dal deluchiano Giovanni Zannini: «La Commissione chiese una riperimetrazione. Ci hanno detto che il comparto estrattivo è nato prima del Parco Dea Diana. Il comparto adesso sta fuori dal Parco, ma per accedere alla cava devono passare dentro il Parco. Come ci passano?». L’area della cava, di fatti, sarebbe interclusa al passaggio necessario all’interno del Parco. Una contraddizione che blocca ogni sviluppo.
Le difficoltà nascono principalmente dalla mancanza di dialogo tra assessorati regionali diversi. «Sono due uffici. Il Parco è gestito da un ufficio e la cava da un altro – denuncia chiaramente Pirozzi – Il braccio destro non sapeva quello che aveva fatto il braccio sinistro. La gestione delle cave la faceva un assessorato, quella del verde un altro. Ma è possibile che non vi parlate?». Per il sindaco, la Regione deve fare una scelta netta: «O c’è la cava o c’è il Parco. Diversamente sarà uno spreco di soldi pubblici».
La situazione di stallo impedisce anche l’utilizzo dei fondi stanziati e lo sviluppo di progetti ambientali già approvati. «Siamo pronti a rivalorizzare l’intero territorio del Parco Urbano. La Regione deve rispondere togliendo il comparto – ribadisce Pirozzi – Oggi il comparto estrattivo è scaduto. Devono trovare un altro sito perché lì è nato, in tempi non sospetti, il Parco Urbano». Intanto, l’intera comunità resta in attesa di risposte concrete. «Il Parco è in piedi, ci crediamo – conclude il presidente del Parco – Ma l’obiettivo principale è quello di non far nascere un mostro sulla testa del Parco. Altrimenti, cosa diciamo ai cittadini? Di fare il picnic sui Monti Tifatini, con le polveri della cava?». Un territorio che rischia così di essere sacrificato sull’altare di una burocrazia che non decide, mentre la Regione Campania resta chiamata ad assumersi la responsabilità davanti a un’intera comunità.
Il 3 aprile 2025 (data successiva alla pubblicazione dell’ultimo numero mensile di Informare), una nuova comunicazione dell’ Ufficio Speciale Valutazione Ambientali della Regione Campania ha acceso un altro fronte di scontro: la proposta di installare un parco eolico nel territorio del Parco Urbano Dea Diana. Il progetto prevede cinque aerogeneratori tra i comuni di Durazzano (BN) e Arienzo (CE), con opere di connessione che interesserebbero anche Santa Maria a Vico (CE), Sant’Agata de’ Goti (BN) e Moiano (BN). «Ancora una tegola sul nostro territorio – ha dichiarato il sindaco Pirozzi – Così come per il sito estrattivo della Cava Moccia, saremo duri affinché questa attività non venga impiantata. Ci arriva un altro progetto che rischia di vanificare il lavoro fatto per la salvaguardia ambientale e la volontà di quasi 100mila cittadini». Il primo cittadino ha già avvertito i colleghi sindaci: dopo Pasqua è previsto un incontro per organizzare una risposta unitaria contro quello che definisce «un ulteriore scempio ambientale».
Leggi anche: Parco Urbano di Pinetamare: quando il bando per la gestione?
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...