
“Chi può decidere quale debba essere il destino di un uomo? Chi può assolverlo dalle sue colpe? E chi può capire, comprendere il suo percorso senza aver indossato le sue scarpe?”.
Un percorso sicuramente non facile quello che affronterà Gian del Rio, protagonista dal nome singolare dell’omonimo romanzo scritto dall’avvocato Raffaella Alois e pubblicato da Edizioni GFE. Al suo secondo romanzo dopo “Sinuessa” (Youcanprint, 2022; vedi recensione di Angelo Morlando su “Informare” numero 232 agosto 2022), l’autrice ci consegna un personaggio complicato, emarginato, che porta con sé un fardello difficile da sopportare agli occhi di un lettore. L’essere autore di uno stupro.
Partiamo dall’inizio: Gian del Rio è da prima bambino, un bambino legato alla sponda di un letto dalla madre, che spesso si allontana verso il campo che circonda la loro casa, per raggiungere lo zio vicino al grande masso nei pressi dell’albero di loto per soddisfare i bisogni sessuali dell’uomo.
Gian del Rio cresce lavorando la terra: non ha più bisogno di essere legato e la sua promessa di non muoversi da casa sembra bastare alla madre quando deve andare via, ma non è così. Seguendola, il bambino scoprirà cos’è il sesso. Balzo temporale: il protagonista è poco più di un adolescente quando si invaghisce di una ragazza dai capelli rossi che vede in chiesa e che si ritroverà in casa alla morte della zia tra le persone giunte a porgere le condoglianze.
È attratto dalla donna e la conduce lì dove ha visto la madre e lo zio stare insieme. Inizia la violenza: la ragazza si dimena, urla, impreca, senza però trovare salvezza. Lo stupro viene consumato. Sopraggiungono i parenti, ma troppo tardi e di fronte alla loro rabbia al ragazzo non resta che scappare. Il giovane non riesce a capire il perché della resistenza della donna, non comprende la sua reazione, così diversa rispetto a quella della madre. Inizia così la fuga del protagonista, il cui percorso si intreccerà con un episodio di violenza contro gli ultimi (quelli che non hanno casa e vivono ai margini delle strade) e la triste esperienza del caporalato.
Gian del Rio non è il solo protagonista: la sua vicenda si collega a quella dell’avvocato Alfredo Zicola, uomo sempre troppo preso dal lavoro, con un grosso debito di attenzione nei confronti della compagna Valeria. L’avvocato cercherà di fare chiarezza sulla figura di Gian del Rio, restituendo la dignità che spetta ai personaggi coinvolti nella storia. Un bel romanzo, quello di Raffaella Alois, che riesce a catturare l’attenzione del lettore e lo spinge alla ricerca della verità.
Tra le fondatrici di “A casa di Lucia”, energica associazione culturale dedita alla promozione della lettura, l’autrice conferma di essere non solo una brava scrittrice, con uno stile asciutto in grado di descrivere anche situazioni di crudeltà in brevi righe, ma è anche l’apripista di una nuova corrente letteraria di autori casertani di rilievo. “Gian del Rio” è un romanzo che affronta tanti temi di attualità e si pone l’obiettivo di mostrare al lettore gli aspetti più umani di una vicenda estremamente triste.
di Achille Callipo
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