
A seguito del tragico incidente diventato caso nazionale avvenuto all’Esselunga di Firenze, dove la caduta di una trave ha ucciso 5 lavoratori, a cui è susseguito in pochi giorni un altro incidente ad Afragola, che ha causato la morte in un operaio a lavoro, il governo ha risposto con un Decreto-Legge contenente nuove norme sulla sicurezza sul lavoro appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, nello specifico un Decreto sulle misure . . . per la spesa del PNRR. Se vi sentite disorientati non abbiate timore, c’è una spiegazione semplice, anche se ridicola.
È prassi politica ogranizzare per i Decreti-Legge quelli che Grillo chiamava “i pacchetti“. L’esempio attuale è il seguente: stiamo facendo un DL che riguarda l’aiuto ai Comuni nella fase di spesa delle risorse del PNRR – tema delicato visto che nel 2023 solo il 7,4% delle risorse è stato speso -, non sarebbe una bella idea schiaffargli dentro anche delle belle norme sulla sicurezza sul lavoro totalmente avulse dal resto del Decreto, già che ci siamo? Così che tra 60 giorni, quando il parlamento voterà per la conversione in legge del Decreto, se vuole dire sì alle legittime norme per il PNRR deve dire sì anche alle nostre norme sui cantieri. Poco importa se è un tema che fa più di 1000 morti all’anno che meriterebbe un dibatitto ampio con sindacati ed opposizione. L’importante è fare qualcosa in risposta ai fatti di Firenze, il come è secondario.
Fatte le dovute note di metodo, passiamo al merito della questione, per capire se davvero si sia fatto qualche passo avanti in merito alla sicurezza sul lavoro.. Le norme vertono su 3 punti: i subappalti a cascata, il lavoro nero, e la patente a punti. Quest’ultima è la principale innovazione che porta il decreto e che meriterà un’attenzione particolare.
Per i subappalti a cascata, fenomeno in cui un cantiere viene appaltato più volte e l’ultimo anello della catena si aggiudica l’appalto ad un costo infimo che va a ricadere sui salari degli operai, il Decreto ha stabilito che la paga deve rispettare il contratto collettivo più usato nel territorio di riferimento – se solo ci fosse un salario minimo sarebbe anche più facile probabilmente -; per il lavoro nero, invece, si prevedono più controlli e l’inasprimento delle sanzioni, che ritornano ad avere natura anche penale, dopo la depenalizzazione del governo Renzi nel 2016.
La novità tanto ambita dalla Cisl è una patente digitale, rilasciata dall’ispettorato di riferimento, che dal prossimo mese sarà necessaria per effettuare qualsiasi lavoro sia per imprese che lavoratori autonomi – salvo che non abbiano già un attestato SOA -. La patente parte da 30 punti che possono essere decurtati se non si rispettano tutti gli obblighi formativi e documentali di sicurezza sul lavoro e prevensione al lavoro sommerso. Il grado di decurtazione è ovviamente variabile rispetto alla gravità dell’inadempimento. Se l’impresa o il lavoratore autonomo possiede meno di 15 punti non può avviare nessun lavoro.
La principale critica rivolta a questa introduzione – avanzata soprattuto dal leader della Uil Bombardieri – è l’eccessiva indulgenza verso i casi di morte sul lavoro, che decurterebbo dalla patente solo 20 punti, ricordando che la partecipazione ad un corso formativo attribuisce all’impresa 5 punti in più sulla patente, dando l’opportunità di colmare facilmente il gap per continuare a lavorare. Sembra insomma che la sicurezza sul lavoro sia diventata un gioco a punti: un morto per un corso di formazione, e siamo tutti contenti, a parte forse il morto.
I problemi principali sono però le fattispecie che la norma lascia aperte. Tutto ciò finora descritto è ad esempio inutile se non si accompagna all’innovazione legislativa un aumento dei controlli dell’ispettorato del lavoro. Il governo per esso ha previsto l’aumento di soli 200 posti – e non 800 come vuole far credere la Meloni, dato che la gran parte di questi erano già previsti dal governo Draghi. Manca poi soprattutto la norma richiesta a gran voce da tempo dai sindacati, ovvero l’introduzione di omicidio sul lavoro in caso di dolo e gravi violazioni da parte dell’impresa delle norme di sicurezza sul lavoro, un provvedimento che tutelerebbe certamente di più le famiglie colpite da tali eventi.
Ma, come detto all’inizio, non era importante il contenuto più o meno adeguato di questa norma. Non c’era tempo per un dibattito aperto e costruttivo con i sindacati, bisognava cavalcare al più presto l’onda delle emozioni della massa colpita dagli avvenimenti di Firenze, nonostante quest’ultima fosse una goccia nell’oceano che è questo fenomeno. Pratica sbrigata. Si volta pagina, al prossimo argomento di moda della settimana.
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