
La Norvegia, celebre per i suoi paesaggi mozzafiato, i fiordi spettacolari e le acque cristalline, si è recentemente lanciata in un nuovo settore: il “Deep Sea Mining” o estrazione mineraria in mare profondo. Questa decisione ha sollevato una serie di dibattiti e preoccupazioni riguardo ai possibili impatti ambientali e alla sostenibilità di questa attività.
L’annuncio è arrivato paradossalmente poco dopo l’adozione da parte delle Nazioni Unite del Trattato dell’Alto Mare del 19 Giugno. L’accordo è stato raggiunto dopo oltre un decennio di dibattiti e trattative. Si tratta del primo strumento legalmente vincolante per la “Conservazione e l’uso sostenibile della diversità biologica marina delle aree al di fuori della giurisdizione nazionale”.
“Abbiamo bisogno di minerali per realizzare la transizione ecologica. Attualmente le risorse sono controllate da pochi Paesi, il che ci rende vulnerabili. I minerali dei fondali marini possono diventare una fonte di accesso ai metalli essenziali e nessun altro Paese è in una posizione migliore per assumere un ruolo guida nella gestione di tali risorse in modo sostenibile e responsabile”. Così in una nota sul sito del governo il ministro del Petrolio e dell’Energia norvegese Terje Aasland.
L’estrazione mineraria potrebbe diventare un nuovo e importante business per la Norvegia. L’industria del petrolio e del gas è da tempo un pilastro dell’economia norvegese, ma la transizione verso energie rinnovabili potrebbe ridurne la domanda. L’apertura al “Deep Sea Mining” potrebbe consentirebbe di diversificare la sua economia e creare nuove opportunità di lavoro.
L’attività mineraria in acque profonde è un processo di estrazione dei minerali su fondale oceanico. I siti minerari oceanici sono usualmente localizzati su vaste aree ricoperte da noduli polimetallici (pepite di roccia contenenti alte percentuali di metalli preziosi) e le più note sorgenti idrotermali attive o estinte, a profondità comprese fra 1 400 fino a 3 700 metri. In entrambi i casi si tratta di depositi di metalli industrialmente preziosi o ricercati come argento, oro, rame, manganese, cobalto e zinco. Questi depositi possono essere estratti utilizzando apposite attrezzature che portano il minerale in superficie per essere lavorato.
Le aree da aprire si trovano nel Mare di Groenlandia, nel Mare di Norvegia e nel Mare di Barents e coprono un’area di circa 280.000 chilometri quadrati (108.000 miglia quadrate). Leggermente più piccola del Regno Unito e dell’Irlanda messi insieme.
Il Norwegian Petroleum Directorate -NPD in un recente studio ha stimato una quantità “sostanziale” di metalli e minerali. Dai metalli delle terre rare al rame, di quest’ultimo circa 38 milioni di tonnellate, quasi il doppio del volume estratto a livello globale ogni anno.
La verità è che non lo sappiamo con certezza. Lo IUCN, la più grande organizzazione conservazionista del mondo, con una recente moratoria globale sulle miniere sottomarine sostiene fermamente che la perdita di biodiversità sarà inevitabile e permanente sui tempi umani. L’organismo che comprende più di 1.400 tra ong, agenzie statali e gruppi indigeni.
“Il deep sea mining è un’attività anti-economica, prima ancora di essere un’impresa che danneggia profondamente l’ambiente”. A dichiararlo è Planet Tracker, un think tank no profit specializzato in analisi finanziaria che ha deciso di calcolare l’impatto economico – e quindi la fattibilità – delle miniere sottomarine sui fondali oceanici. Ripristinare gli ecosistemi dei fondali marini è sostanzialmente impossibile. E tentarlo sarebbe estremamente costoso: tra i 5 e i 6 milioni di dollari per ogni km quadrato. Più o meno il doppio dei profitti attesi per le miniere sottomarine che causerebbero questi stessi danni.
Per mitigare i rischi associati al “Deep Sea Mining” e massimizzare i suoi potenziali vantaggi, è essenziale una gestione sostenibile delle attività.
L’apertura della Norvegia rappresenta una scelta complessa che comporta sia opportunità che rischi. Mentre l’industria mineraria in mare profondo potrebbe contribuire alla diversificazione economica e alla fornitura di risorse per l’industria tecnologica, è fondamentale garantire una gestione sostenibile che protegga gli ecosistemi marini delicati. La Norvegia ha la responsabilità di bilanciare i benefici economici con la conservazione dell’ambiente marino e lo sviluppo di rigorose norme a garantire che l’attività avvenga in modo responsabile e rispettoso dell’ecosistema. Solo attraverso una gestione oculata e sostenibile potrà essere possibile perseguire un futuro equilibrato che unisca sviluppo economico e tutela ambientale.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...