
Con l’articolo di giugno sui parcheggiatori abusivi abbiamo sintetizzato una delle problematiche capaci di incidere sull’attrattività dei luoghi soffocandola insieme alla percezione di sicurezza dei cittadini.
Più in generale il tema della sicurezza urbana è sempre più centrale anche nell’azione politica a vari livelli: lo dimostra emblematicamente il caso Caivano che sembra aver stimolato la nascita di una sorta – si spera – di “modello Caivano”, cioè uno schema di azione pubblica tesa a neutralizzare le condizioni che possano favorire lo sviluppo di azioni criminose o comunque illecite sul territorio.
Quello che c’è dietro realtà come Caivano e tante altre in Italia è la presenza di una serie di condizioni negative dalla cui contestualità deriva la situazione ideale per il proliferare di abbandono e criminalità.
D’altra parte, non è da poco che lo stesso legislatore si mostra convinto dell’idea che condizioni di degrado del territorio influiscano sulla sicurezza urbana. Nel 2017 è stata varata una legge organica in tema di sicurezza urbana integrata (Decreto-legge n. 14 del 2017, noto come decreto Minniti).
Seguendo la definizione che ne dà la stessa legge, per “sicurezza urbana” si intende (art. 4): «il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione, anche urbanistica, sociale e culturale, e recupero delle aree o dei siti degradati, l’eliminazione dei fattori di marginalità e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalità, in particolare di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità e l’affermazione di più elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente, anche con interventi integrati, lo Stato, le Regioni e (…) gli enti locali, nel rispetto delle rispettive competenze e funzioni».
Come si vede è la stessa legge a collegare la sicurezza di luoghi ad alcuni fattori che vi incidono profondamente come il degrado, la presenza di marginalità e di esclusione sociale, la scarsa presenza di coesione sociale e di convivenza civile, aspetti che minano alla sicurezza urbana e che vanno contrastati con strategie come la prevenzione della criminalità di tipo predatorio, la promozione della cultura del rispetto della legalità, etc.
La direzione è sempre più evidente: per rendere più sicure le città bisogna rimuovere molte delle condizioni che favoriscono l’illegalità e soprattutto valorizzare il decoro dei luoghi (ad esempio abbattendo i monumenti dell’abusivismo edilizio e i ghetti dove prospera il mercato degli stupefacenti), eliminando così le condizioni di degrado (sociale e umano) dove fiorisce e prospera l’illegalità.
Parliamo della medesima legge che ha inasprito, tra le altre misure, il contrasto al fenomeno dei parcheggiatori abusivi di cui si è parlato ed è sempre la stessa legge che introduce nuove misure per contrastare il problema dell’occupazione abusiva delle case di proprietà altrui.
Tra gli strumenti contemplati sono particolarmente interessanti i “patti per l’attuazione della sicurezza urbana” di cui all’art. 5.
Questa norma prevede la possibilità che il Prefetto (organo che rappresenta lo Stato) e il sindaco stipulino appositi “patti per la sicurezza”, con vari obiettivi prioritari.
Il primo è la prevenzione e il contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa predatoria, utilizzando tra gli strumenti, anche le reti territoriali di volontari per la tutela e la salvaguardia dell’arredo urbano, delle aree verdi e dei parchi cittadini e attraverso soprattutto la videosorveglianza.
Il secondo è la promozione e la tutela della legalità, mediante iniziative che mirino a dissuadere ogni forma di condotta illecita (da quella del parcheggiatore a quella del venditore di prodotti contraffatti o, appunto, dell’occupazione abusiva di case).
Il terzo obiettivo è quello di rispetto del decoro urbano da perseguire anche attraverso forme di cooperazione inter-istituzionale onde aiutare l’ente locale (il comune), spesso solo, a individuare particolari luoghi del proprio territorio da sottoporre a particolare tutela e protezione. Il quarto obiettivo, forse il più importante, è quello che mira a promuovere l’inclusione, la protezione e la solidarietà sociale con azioni e progetti per eliminare fattori di marginalità.
Pensando ad esempio al comune di Castel Volturno, dove è imponente la presenza di immigrati spesso clandestini (anche se il discorso qui rievoca dinamiche più complesse e altre esigenze normative), è evidente che molto passa per l’esigenza di includere legalmente tali persone in società e consentire loro di trovare un impiego e di cooperare (come del resto in parte sta già avvenendo) allo sviluppo materiale e spirituale della società. Per non parlare, quanto al decoro, dell’inspiegabile permanenza di edifici abusivi e spazi in condizioni di fatiscenza che vanno urgentemente rigenerati.
In sintesi, lo sguardo a strumenti come i patti per la sicurezza aiuta a ricordarci che l’ordinamento punta da tempo ad affrontare in maniera multifattoriale i problemi che incidono sulla sicurezza dei cittadini e sul decoro dei luoghi che ne è un presupposto.
Sono disposizioni emanate prima del pacchetto di misure per Caivano e c’è da scommettere che si andrà sempre di più in questa direzione, nella consapevolezza che simili sfide non sono alla portata dei singoli enti locali, talora piccoli e finanziariamente disagiati.
Serve una strategia integrata ben esemplificata dai “patti per la sicurezza urbana” nei quali l’accordo per questi obiettivi interviene tra lo Stato e il comune proprio nella prospettiva di creare le condizioni ideali per luoghi e città più sicure e vivibili.
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