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Denatalità: la soluzione è l'immigrazione

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
4 aprile 20247 min di lettura

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Denatalità: la soluzione è l'immigrazione

Indice (3)

  • 1L’Italia ha sempre chiesto lavoratori, non cittadini 
  • 2Come l’immigrazione può risollevare le sorti demografiche italiane e la sua denatalità
  • 3Destra e sinistra non ci hanno mai creduto 

È trascorso poco più di un anno dalla Strage di Cutro, una delle ultime carneficine di migranti che è costata la vita ad almeno 94 persone, tra cui decine di bambini, partite dalla Turchia con un’imbarcazione diretta verso l’Italia, spezzatasi in due a pochi metri dalle coste calabresi. Era il 26 febbraio 2023, e le settimane successive furono caratterizzate da profonda indignazione e ostilità da parte dell’opinione pubblica nei confronti del nuovo governo Meloni, insediatosi a Palazzo Chigi da alcuni mesi. Causa principale la mancata attivazione delle operazioni di soccorso, nonostante le autorità fossero state avvisate della presenza del caicco in arrivo. A metà marzo, così, l’esecutivo di centro-destra approvava il “Decreto Cutro”, un provvedimento che si prefissò gli obiettivi di gestire i flussi migratori in entrata e di modificare la normativa della prima accoglienza nei CPR (Centri per il Rimpatrio), introducendo inoltre un nuovo reato per gli scafisti e gli organizzatori dei viaggi verso la penisola. L’ennesima norma sull’immigrazione entrata in vigore nel nostro paese, tra i cui propositi però ancora una volta non si è nemmeno intravista la traccia di un serio intervento su un fenomeno oggetto di discussione pubblica dagli anni Ottanta, da quando l’Italia passò ufficialmente dall’essere uno stato di emigrazione ad uno di entrata. Occuparsi dei flussi migratori nelle modalità in cui si è fatto finora, non significa aver attivato una politica con l’intento di risolvere una delle grane che attanaglia l’Italia da decenni. In realtà, definire l’immigrazione in questo modo è alquanto paradossale, visto che essa potrebbe essere una soluzione a quello che è il vero problema, i cui effetti cominceranno ad essere percepiti dal 2030: la denatalità.  

Degli argomenti toccati nelle righe precedenti ne abbiamo discusso con Andrea Graziosi, presidente della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea dal 2007 al 2011 e del consiglio direttivo ANVUR fino al 2018, attualmente professore di Storia politica al Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II ed editorialista deLa Repubblica.  

L’Italia ha sempre chiesto lavoratori, non cittadini 

Parte proprio da qui il dialogo con Graziosi, cioè dal fatto che il nostro paese abbia sempre pensato di far arrivare sul suo territorio stranieri a tempo determinato per tappare dei buchi momentanei, per poi rispedirli nelle rispettive terre d’origine. Fu questa la finalità della prima circolare sul tema immigrazione emanata nel 1963 dal Ministero del Lavoro, la quale prevedeva un’autorizzazione al lavoro per entrare in Italia e per avere poi il permesso di soggiorno da parte delle questure. Lo stesso scopo era anche al centro, a distanza di 40 anni, della famosa “Bossi-Fini” del 2002, che, anzi, ridusse ulteriormente le opportunità legali di ingresso rispetto agli anni precedenti, dato che gli immigrati potevano entrare nella penisola avendo già firmato un contratto di lavoro e nella finestra annuale dei flussi: la perdita del permesso di soggiorno dopo il licenziamento o le dimissioni dall’occupazione è la prova che, se non vuoi lavorare, nel bel paese è quasi impossibile stabilirsi. Il Decreto Cutro non si discosta molto dalla legge dei primi anni Duemila, se non per il fatto di essere ancora più restrittivo sul diritto di asilo e, oltre alle quote previste dal cosiddetto decreto flussi, di dare la possibilità di entrare in Italia a stranieri che abbiano completato percorsi di formazione professionale e civico-linguistica nei paesi d’origine o di transito. 

«Nel nostro paese si parla tanto di immigrazione ma in realtà, nel senso tecnico, non esiste e non viene incentivata. Nel tempo qui sono soltanto arrivati dei migranti che, nonostante leggi contrarie, hanno incontrato il buon senso degli italiani e l’apertura della Chiesa, si sono fermati e sono diventati cittadini» – sono le prime parole del professor Graziosi, autore di Grandi illusioni, libro scritto insieme all’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato, in cui i due attribuiscono importanza all’immigrazione nella veste di possibile soluzione al problema denatalità.   

Immagine articolo

Come l’immigrazione può risollevare le sorti demografiche italiane e la sua denatalità

Alla fine del 2022 decine di aziende italiane, soprattutto venete e lombarde, affermavano all’unisono l’esigenza di manodopera straniera, e non perché i cittadini autoctoni non volessero svolgere specifici mestieri, bensì per il declino demografico con cui sta facendo i conti l’Italia, e dunque per la mancanza di nuove leve giovanili. Il punto però è sempre lo stesso. «Le imprese in questione non chiesero una vera politica di immigrazione, perché quest’ultima significa invitare gente a trasferirsi stabilmente. Si cercano semplicemente lavoratori ospiti, nella speranza che rimangano solo per qualche anno. Si tratta della linea del “chiedere gli immigrati quando ti servono”» dice l’ex presidente ANVUR.  

Rispondere al quesito “in che modo l’immigrazione può aiutare la crisi demografica italiana” è complicato. Un dato su tutti è allarmante: la media di figli per ogni famiglia è inferiore all’1,5, numero che potrebbe continuare a diminuire nei prossimi anni portando il paese, secondo diversi studi, a perdere 5-6 milioni di abitanti entro il 2050. «Bisogna dire che la denatalità non è un fenomeno che interessa esclusivamente l’Italia, ma un po’ tutti gli stati avanzati. La società moderna disincentiva le donne a fare bambini. Gli esperti sono abbastanza concordi nel trovare una causa determinante, il contrario del luogo comune più classico: il benessere e non la povertà. Questo porta le persone a concentrarsi e a preferire il loro stile di vita, a rimandare matrimoni e nascite. Ovunque si diffonda il benessere, gli esseri umani reagiscono pensandosi più come individui. Se lei dà uno sguardo ai paesi che si stanno sviluppando adesso, il numero medio di figli nelle famiglie sta scendendo rapidamente. È un processo fisiologico, ma se non ci saranno interventi radicali, l’Italia diventerà presto vecchia e poco produttiva» dichiara ai nostri microfoni l’editorialista de La Repubblica, che continua definendo l’immigrazione «un rimedio non semplice, i cui effetti potrebbero aumentare tensioni e conflitti. Se ci fosse un aumento della quota d’ingresso a vita di stranieri giovani, è chiaro che tutta la popolazione ne gioverebbe con l’abbassamento della sua età media e la crescita della produzione. Ma non si può puntare solo su questo: è necessaria una politica della natalità, spostare le risorse sulla qualità degli investimenti, sull’istruzione e sull’educazione dei giovani». 

Destra e sinistra non ci hanno mai creduto 

Nel corso della storia recente, nessun governo italiano ha mai pensato all’opportunità di applicare un piano seriamente incentrato sulla stabilizzazione definitiva di stranieri nella penisola. Esecutivi di destra e sinistra hanno spesso chiuso gli occhi dinanzi alle difficoltà demografiche in cui versa il paese. «Non c’è mai stata una vera politica di immigrazione rispetto alle leggi in Italia. Negli anni la classe dirigente ha usato più volte il termine a sproposito, concentrandosi su quote temporanee con leggi che si sono limitate a gestire semplicemente i flussi migratori. Politica attiva significa invece andare a prendere le persone che veramente possono servire ed essere utili al paese. Da una parte, la desta è tradizionalmente ostile all’arrivo di stranieri, pensi per esempio a frasi del tipo “prima gli italiani” o “torniamo al passato”, un’idea che può anche piacere alla fascia di cittadini più anziana, ma allo stesso tempo assurda e suicida in quanto i vecchi tempi non possono più tornare; dall’altra parte, la sinistra ha una difficoltà culturale che consiste nel fatto di vivere in un mondo che non c’è più, immaginando lo stesso futuro che si pensava cinquanta anni fa, ma il mondo è cambiato e oggi le prospettive sono diverse. Mentre a destra c’è l’inseguimento popolare, le forze progressiste dovrebbero rendersi conto che le aspettative non sono uguali a quelle del secolo scorso, e questo non è facile» – sostiene Graziosi. 

La situazione che si sta delineando è piuttosto chiara. Immigrazione e denatalità rappresentano issue in cima alle agende dei partiti politici, tematiche di cui si dibatte quotidianamente. Ma serve sbrigarsi e tracciare una strada da percorrere per evitare che l’Italia diventi sempre di più il paese delle non opportunità, da cui i giovani scappano.   

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  • #andrea graziosi
  • #Denatalità
  • #immigrazione
  • #Italia
Donato Di Stasio
Redazione Informare

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