
Porte aperte al Maradona il 21 e 22 marzo per le giornate FAI di primavera. Tifosi e appassionati hanno potuto visitare l’interno dello stadio, scoprendolo senza le atmosfere festanti, cori e fumogeni tipici dei tifosi azzurri. La curiosità è stata tantissima: si è trattato infatti del sito FAI con più affluenza d’Italia. Un dato che va oltre il semplice entusiasmo, e che mostra invece il potenziale turistico e comunicativo del luogo e l’appartenenza dei napoletani al proprio impianto sportivo. Abbiamo sentito, a tal proposito, anche le voci dei tifosi e di volontari FAI che ci hanno spiegato, chi in maniera più sentimentale, chi in maniera più accademica, l’importanza culturale e architettonica dello stadio Maradona.
Non è un caso che la visita, guidata dai volontari FAI, iniziasse proprio dal nuovo (e tanto discusso) murale di Jorit, l’artista campano che ha deciso di dare voce al popolo e rappresentare, nel suo stile, la “formazione tipo” che ha fatto la storia del Napoli. Poi, il tunnel attraverso il quale si accede al terreno di gioco. Una visuale inedita per i tifosi che hanno visto sempre e solo la propria squadra dalle gradinate. Il giro sulla pista d’atletica, passando accanto addirittura alla cabina del VAR, e sotto le due curve, fino ad arrivare alla celebre “botola” dove fino a qualche tempo fa i calciatori azzurri entravano in campo prima delle partite. Da lì, i volontari ci hanno fatto scoprire i corridoi sotterranei del Maradona, dagli spogliatoi degli ospiti, con tanto di piscine defaticanti, alla sala stampa.
A rendere ancora più significativa la visita sono state le testimonianze raccolte tra tifosi e volontari. Pietro, tifoso del Napoli da sempre, ha raccontato il suo legame con il Napoli: “Sono tifoso dalla nascita, mio padre mi portava allo stadio ai tempi di Savoldi. Finalmente, dopo anni, hanno capito che questo stadio è un museo della città di Napoli”; poi un ricordo personale: “Quando ero in curva b, avevo 12-13 anni, vedevo il presidente Ferlaino seguire la partita, con le braccia conserte, dalla botola dietro la porta: era un’emozione indescrivibile”.
Poi abbiamo sentito Agostino, altro tifoso storico azzurro: “La mia prima partita è stata un Napoli-Juventus del ‘59: era un Napoli che si affacciava da poco al grande calcio ma il tifo era già da Serie A”; non manca però uno sguardo critico al presente: “Lo stadio Maradona andrebbe rimodernato. Il presidente De Laurentiis parla da anni di un nuovo impianto, ma con i giusti investimenti si potrebbe rimodernare questo, con interventi simili a quelli di Firenze o del Velodrome di Marsiglia. Un museo del Napoli, ad esempio, sarebbe fondamentale”.
Inoltre, abbiamo avuto l’opportunità di sentire anche Grazia, volontaria FAI e guida del giro: “È stata un’emozione grandissima. Per me, come per altri napoletani, il Napoli è un collante sociale, che unisce la città nei suoi diversi ceti. Da quando si chiama Maradona però, lo sentiamo ancora più vicino, perché forse non eravamo pronti a lasciare andare Diego”, aggiunge, con tono malinconico. “Il Maradona è un luogo di riscatto collettivo: non è il tipico sito del FAI, ma racconta altrettanto della città e del quartiere Fuorigrotta e fa parte a pieno titolo del patrimonio culturale”.
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