
Di soldi non si parla in Italia. Parlare di soldi è imbarazzante. Chiedere quanto guadagni può sembrare maleducato, eppure i soldi sono un aspetto importante della nostra vita, la influenzano, influenzano le nostre emozioni. In uno Stato sempre più in crisi i soldi possono diventare motivo di malessere. Ecco perché è importante parlarne, condividere.
«Rame è un podcast che vuole sfatare il tabù dei soldi conversando». Chiediamo ad Annalisa Monfreda, socia fondatrice, com’è nato: «Rame è nato da una startup. Inizialmente eravamo solo in due ad occuparci del progetto. Siamo partite con zero soldi. Oggi siamo un team di dieci persone. La crescita è stata notevole. Inaspettata. Poi è successa una cosa bellissima: da quando siamo partiti, in parallelo con il nostro percorso, sono nati altri progetti che si occupano di tale tematica. Uno potrebbe dire “Che noia sono nati dei competitor.”, in realtà questa è la cosa più bella che può succedere, perché da un progetto singolo si è creato un movimento e questo vuol dire cambiamento culturale».
A proposito di cultura chiediamo ad Annalisa perché secondo lei in Italia non si parla di soldi: «In realtà il problema non riguarda solo l’Italia. È più ampio. Noi abbiamo la sensazione ed è vero, che ci sono altri Paesi dove si parla di più di soldi, ad esempio, in tutto il mondo anglosassone; loro si incontrano e si dicono: “Quanto guadagni? Qual è il tuo stipendio?” però quello non è parlare di soldi come lo intendiamo noi di Rame. Quello è semplicemente non avere quel tabù, diciamo, di buona creanza che magari appartiene più al nostro mondo mediterraneo. Per noi è maleducazione parlare di soldi. Ci sono dei Paesi dove non è maleducazione parlare di soldi. Ma questo è un tema che affonda profondamente le radici nella nostra storia. nella nostra cultura. Questo ci differenzia sicuramente dal mondo anglosassone, ma anche nel mondo anglosassone non si parla veramente e profondamente di soldi, non si parla delle emozioni legate al denaro. Se ne parla in una maniera diciamo più performativa. Questo comunque è meglio di niente visto che in Italia non se ne parla proprio, però non è quello il vero parlare di soldi, tant’è che progetti che condividono l’obiettivo di Rame esistono in Danimarca, in Inghilterra, in America. Questo vuol dire che il problema è molto più diffuso e appartiene a quei tabù più universali, tabù come possono essere il sesso, la morte. Sono tabù che in realtà esistono un po’ in tutte le culture».
Chiediamo ad Annalisa se secondo lei questo tabù legato ai soldi è presente anche nel rapporto di coppia. Una tipologia di rapporto che vista l’intimità dovrebbe rendere più facile parlare di tale argomento: «Nelle coppie spesso non si parla di soldi e quando se ne parla, di frequente, lo si fa in maniera disfunzionale. Gli studi ci dicono che un quaranta percento dei matrimoni frana per motivi di soldi. Ovviamente quella è la causa alla base, poi magari c’è la sensazione che non ci si ama più, ma in realtà la non comprensione, data proprio da una non gestione del rapporto con i soldi, influenza le dinamiche di coppia. Purtroppo non si parla di soldi quando ci si mette insieme, quando si comincia ad avere un rapporto di coppia e invece sarebbe importante parlarne, come è importante parlare della propria visione, del voler avere figli oppure no. È difficile iniziare un progetto a due se non conosciamo queste cose, ma spesso cominciamo a costruire un progetto con qualcuno che non sappiamo quale rapporto profondo ha con i soldi e che cosa rappresentano i soldi per lui. Questa relazione con i soldi nel corso del rapporto verrà fuori e quasi sempre sarà motivo di conflitto, visto che non se ne è parlato a monte e non si hanno gli strumenti per poter gestire anche esperienze diverse con il denaro. Il conflitto può nascere anche per motivi diversi, può nascere perché magari non si hanno gli stessi obiettivi finanziari, che poi sono obiettivi di vita; può nascere perché non si ha la stessa idea su come raggiungere un determinato obiettivo. Importante sarebbe riuscire ad avere una conversazione quasi continua su questo tema all’interno della coppia. Ci si può anche scontrare perché è difficile avere le stesse idee, ma è importante imparare ad avere un confronto costruttivo sull’argomento».
Continuiamo a parlare di emozioni legate al denaro e chiediamo ad Annalisa come gestire in un periodo così particolare per il nostro Paese la conversazione legata ai soldi con i genitori, soprattutto quando non ci si vive più insieme: «Noi, per quanto riguarda la relazione con il denaro, spesso siamo il frutto delle esperienze dei nostri genitori. Essendo questo un tema tabù nella nostra società noi spesso rimaniamo bloccati perché una volta diventati grandi difficilmente parliamo con altri di soldi, imitando o respingendo la relazione che i nostri genitori hanno avuto con i soldi, anche se questi non ce l’hanno esplicitata. Spesso si parla di soldi nelle famiglie in cui i soldi non ci sono. In queste famiglie di frequente si parla di soldi sempre in termini di problema. Nelle famiglie in cui i soldi ci sono quasi sempre c’è quest’idea che non si parla di soldi perché non sta bene, così i figli non crescono con l’ansia. La verità però e che in famiglia, a prescindere dalle conversazioni con i soldi che si sono fatte, noi recepiamo quello che i nostri genitori provano verso i soldi. Lo recepiamo tutte le volte che ricevono una multa, ogni volta che devono pagare le tasse, ogni volta che devono tirar fuori il bancomat per comprare qualcosa al supermercato. Loro ci comunicano inconsciamente di soldi e noi figli recepiamo.
Nonostante il fatto che riceviamo questo imprinting così netto dai genitori con loro è difficilissimo parlare di soldi, ovviamente esistono delle eccezioni, ma la cosa più difficile quando loro sono anziani e avere con loro un rapporto aperto sull’argomento. Noi, magari, ascoltando podcast o osservando il cambiamento culturale in atto, abbiamo cambiato la nostra visione, il nostro modo di fare, loro probabilmente no. Sappiamo che da parte loro c’è un grandissimo orgoglio nel non chiedere aiuto. Andare dritti sull’argomento e dire: “dai ti do una mano perché vedo che non ce la fai” non funziona. Può funzionare portare aiuto come forma di dono o cortesia: “Sono passata a fare la spesa e ho fatto la spesa anche per te”. In questo caso l’espediente aiuta ad empatizzare con il modo attraverso cui i nostri genitori si sentono a proprio agio nel parlare di soldi. Utilizzare questo metodo ci può sostenere nel supportarli e aiutarci a introdurre insieme a loro questo delicato tema».
di Grazia Martin
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