
Il vino fin dall’antichità ha sempre rappresentato dal punto di vista sociale un ottimo mezzo di convivialità, mentre dal punto di vista organolettico una vera e propria arte che si è evoluta nel tempo. Parlare di vini in modo generico e superficiale sarebbe disprezzante verso un prodotto che incarna in sé storie e culture, che hanno segnato epoche. Il vino rappresenta una filiera che nel mondo smove punti percentuali di PIL dei singoli Paesi, un vero e proprio baluardo “industriale”. Succede pure in Italia, anche se con una ridotta percentuale rispetto al passato. Introdurre il mondo dei vini è un compito arduo, difficile da affidare. Noi di Informare lo faremo quindi con una narrazione semplice e alla portata di tutti, con l’intento di calarvi nel fantastico modo dei vini, con la loro storia e i loro mille abbinamenti a tavola. Ad accompagnarci in questa nuova rubrica mensile sarà Maurizio Cardinale, ristoratore e profondo conoscitore della materia.
Il vino di cui vi parleremo è il Barbera d’Alba, un prodotto DOC, realizzato in Piemonte, dove affonda le sue radici, dando vita ad un vino unico nel suo genere. Con una buona gradazione alcolica, che raggiunge i 14,5, ha un grado di acidità giusto, fissato a 6,65 g/l – che lo rende un vino fresco, che porta con sé un corretto equilibrio fra l’acidità fissa e quella volatile. Questo vino è prodotto nelle langhe in provincia di Cuneo, sulle colline albesi. Il Barbera d’Alba è un vino dal colore rosso rubino e dal profumo fruttato che ricorda tutti i frutti rossi maturi, come lamponi e ribes. Inoltre, non vanno trascurati i sentori di vaniglia e liquirizia che gli conferiscono un sapore pieno e corposo. Il tannino, ovvero la componente naturale contenuta nei vinaccioli, i semi dell’uva, che conferiscono il sapore amaro e la sensazione astringente del vino, nel Barbera d’Alba risultano essere piacevoli e non aggressivi al gusto. Potrebbe essere semplice associare questo vino a carni, arrosti o formaggi decisi e grassi, ma la vera sfida è quella di trarre il meglio delle sfumature del Barbera, utilizzando il suo sapore per valorizzare anche pietanze semplici.
Sarebbe stimolante proporre l’abbinamento del Barbera D’alba ad un piatto della tradizione culinaria campana, come la pasta e ceci.
Una ricetta semplice e popolare, ma dal sapore unico e deciso, utile a risaltare tutte le note fruttate del nostro vino. Nella pasta e ceci di cui vi raccontiamo, i protagonisti sono i ceci di Teano, che rappresentano il cece più antico del mondo. Coltivato già ai tempi degli antichi greci, proprio nel territorio di Teano, negli anni rischiava di scomparire, sopravvivendo grazie alla lungimiranza di pochi coltivatori. Conservando il seme si è mantenuta in vita la possibilità di continuare a coltivarlo, fino ai giorni nostri.
Negli ultimi tempi, anche grazie all’intervento di “Slow Food”, del quale è promotore, si sta cercando di moltiplicare la produzione di questo fantastico legume. Piccolissimo con la buccia sottile e una superfice ruvida, il cece di Teano si contraddistingue per il suo sapore intenso, meno dolce dei ceci trovati in commercio. Per la preparazione è richiesta tanta pazienza. Questo cece prevede tempi cottura e di ammollo in acqua molto lunghi, procedura che aumenterà notevolmente il suo volume una volta cotto. Con la scelta di una buona pasta di grano duro, trafilata al bronzo e un buon bicchiere di Barbera d’Alba, il risultato sarà sbalorditivo.
di Maurizio Cardinale e Stefano Errichelli
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