
Dietro ai videoclip degli artisti e agli spot pubblicitari ci sono tantissimi lavoratori diversi. Sono voluto entrare direttamente in cabina di regia per capire un po’ di più di questo mondo e come nel tempo stia cambiando. Per farlo, mi sono rivolto ad Andrea Folino, classe ’95, che ha lavorato assieme a tutti i grandi della scena italiana e ai grand brand internazionali. Le difficoltà del suo lavoro non sono poche: budget e tempi spesso ristretti, idee che non sempre sono fattibili o che non sempre sono apprezzate dal cliente. Può capitare di avere carta bianca sul progetto, ma a volte si è costretti a trovare un compromesso per accontentare tutti.
Il regista deve cercare infatti di mantenere il proprio stile, di non essere snaturato. La prima cosa, per Folino, è avere una grande cultura artistica e cinematografica. «Nei primi video -spiega- ero vicino all’immaginario di Tarantino; col tempo poi ti appelli ad altre fonti e cerchi di essere più innovativo. Nella scrittura di un progetto si parte spesso dalla ricerca di scene di film, di spot o videoclip e se ne trae ispirazione o si ricreano. In questo lavoro poi ci sono molti fattori da tenere a mente, come il budget a disposizione e le idee del cliente o dell’artista. Sicuramente, avere un contatto diretto con l’artista aiuta molto, permette di sedersi a un tavolino e confrontarsi». Le differenze tra uno spot pubblicitario e un videoclip risiedono nei budget, più alti solitamente nei primi, e nelle libertà di scelta, che cambiano a seconda del cliente e dell’artista. «A me piace molto lavorare agli spot perché si tratta di concentrare un’idea nel giro di 30-60 secondi. Continui movimenti di camera, spiegare le scene in breve tempo: come un trailer. Il videoclip è a tratti più disteso, ci sono alti e bassi. Nello spot deve essere un crescendo continuo, la nuova scena deve essere migliore della precedente, almeno per come la vedo io».
Ma com’è cambiato il mondo dei videoclip? Si è passati dagli anni di MTV, in cui si aspettava il video del proprio artista preferito, fino alle attuali app con contenuti brevi e “verticali” e le piattaforme streaming come Spotify. È dunque ancora importante, per un’artista, avere i videoclip delle proprie canzoni? «La priorità del video si è abbassata: si investe più in campagna marketing, più in eventi con le persone. Una canzone ha successo anche senza il videoclip. Lo si fa solo con un budget giusto e per quegli artisti che vogliono raccontare una storia e il proprio immaginario. Chi investe per i video, soprattutto in Italia, non ha più un ritorno economico. La tendenza di adesso è di girare i cosiddetti Visuals, cioè video di qualche secondo che vengono mostrati a ripetizione. Basta cercare il disco di un qualsiasi artista: ci saranno una quindicina di visuals, uno per ogni canzone» spiega Folino.
Nei suoi prodotti, Andrea Folino predilige allo storytelling un lavoro tecnico, fatto di molte telecamere, tanti movimenti ed effetti speciali. Un esempio è uno degli ultimi videoclip a cui ha lavorato. Si tratta di “No vabbè”, canzone estratta dall’album “Radio Vega” di Rose Villain, in collaborazione con Lazza: due dei nomi più importanti della scena musicale italiana. La particolarità del lavoro è stato il mezzo con cui si è registrato: Folino, infatti, ha scelto di usare gli Iphone. Ciò è frutto di una tendenza degli ultimi anni, nata in seguito al repentino miglioramento di questi dispositivi, sempre più parte delle nostre vite. «L’idea di girare con Iphone mi ha sempre intrigato. Non c’entra il fattore economico, Apple ci ha supportato nel darci dei dispositivi, ma non siamo stati pagati per farlo, anche perché c’era un altro product placement all’interno del video. Si taglia il costo del noleggio delle telecamere, ma la troupe da pagare è sempre la stessa. Per me è stata una scelta artistica. Ci ha permesso di fare movimenti molto repentini e meccanizzati. Io credo molto nel futuro dei telefoni e credo che, rivolgendosi a un pubblico che guarda i contenuti su un telefono, sia giusto utilizzare questi dispositivi. Sono tecnologie che devono crescere e cresceranno, ma sono una realtà con cui hanno già lavorato i più grandi artisti e brand nel mondo» conclude Folino.
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