
È successo a Orbassano, vicino Torino: un giovane è stato portato al pronto soccorso con i sintomi di una crisi di astinenza da sostanze. Cosa c’è di strano? Che il ragazzo era in astinenza da telefono.
Stando alla ricostruzione, i genitori erano stanchi dell’uso smodato del cellulare da parte del proprio figlio e avevano così deciso di sequestrarglielo. La reazione del ragazzo sarebbe stata di nervosismo, una crisi d’ansia culminata in uno stato di agitazione psicomotoria severa. Ai microfoni del Corriere Della Sera, lo psichiatra dell’ospedale San Luigi Gonzaga, Gianluca Rosso, che ha accolto il ragazzo, ha riferito: “Presentava esattamente gli stessi sintomi di una persona in crisi da astinenza da sostanze. Peccato che, a mancargli in modo psicotropo, fosse lo smartphone”.
Il medico ha poi spiegato come si possa creare un legame col telefono simile a quello realizzabile con altre sostanze, come alcol, sigarette e stupefacenti. «Tutte portano a uno stimolo continuo del sistema dopaminergico al quale il cervello si abitua. Proprio questo porta la persona ad avvertire la necessità continua dello stimolo» ha dichiarato.
Il paziente ha ricevuto un trattamento con terapie ansiolitiche importanti e, passata la crisi, è potuto rientrare a casa. Il ricovero è previsto nel caso della cura di dipendenze, ma non dipendenze in senso stretto, come nella situazione del giovane. Ciò, invece, spetta ai SerD, ossia i Servizi per le Dipendenze.
Innanzitutto, una parola da introdurre è “nomofobia”. Essa indica la paura irrazionale di non avere lo smartphone a portata di mano e quindi di disconnettersi dal mondo virtuale.
Ci sono poi diverse teorie che cercano di spiegare lo sviluppo della dipendenza da smartphone. Ne vediamo alcuni:
In realtà, c’è chi ancora non si sbilancia sull’uso della parola dipendenza, preferendogli “uso problematico dello smartphone”. Questo perché il DSM-5-TR, ossia l’ultimo manuale diagnostico dei disturbi mentali, non ha ancora classificato l’uso del telefono come dipendenza.
Ciò significa che approfondire le singole ricerche in questo momento lascia un po’ il tempo che trova. Se è vero che la letteratura scientifica concorda nell’esistenza di effetti negativi dell’uso smodato del cellulare, i vari studi non concordano ancora tra loro nella metodologia e nei risultati.
L’utilizzo problematico del cellulare può avere una differente natura: dai giochi, al lavoro fino ai social media. Inoltre, bisogna capire precisamente come questa “dipendenza” si sovrapponga ad altri disturbi, come l’ADHD o la depressione.
L’educazione digitale diventa ad oggi fondamentale. Bisogna insegnare ai bambini sin da piccoli i rischi dell’esposizione prolungata al telefono e qual è invece l’utilizzo consapevole degli smartphone. Inoltre, gli stessi dispositivi posseggono delle misure volte a tutelare il benessere dei consumatori. Infatti, nelle impostazioni del cellulare è solitamente possibile inserire dei limiti di utilizzo alle app, monitorare il tempo totale di uso del telefono oppure apporre delle limitazioni in determinate fasce orarie. Si parla di circa il 41.7% degli adolescenti che usa queste tecniche per l’autoregolazione.
È importante che la ricerca scientifica continui a esplorare questo campo affinché aumenti sempre più la consapevolezza sulla tematica e si possano affrontare paure come la FOMO e la nomofobia con strumenti sempre più efficienti.
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