
Ammettiamolo, chi non ha mai fatto un pensierino di abitare in case green? Possedere una casa ecosostenibile e a basso impatto ambientale è il sogno di molti. È anche vero, però, che si rinuncia a sogni troppo in grande stile. A meno che non si abbiano disponibilità economiche a tripli zeri, grandi passi verso l’ecologia si possono fare. Tuttavia, a meno di tre mesi dalle elezioni Europee di giugno, da Strasburgo è arrivato finalmente il via libera a uno dei pilastri più contestati del Green Deal.
Martedì 12 marzo 2024, l’eurocamera ha approvato in via definitiva la direttiva sulle performance energetiche degli edifici (Epbd), ribattezzata in Italia «direttiva case green». Il provvedimento è passato a larga maggioranza: 370 voti favorevoli, 199 contrari e 46 astenuti.
C’è stato chi ha cercato di bocciare la nuova direttiva, tra cui ci sono anche i tre principali partiti della maggioranza di governo in Italia – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – che hanno parlato dell’ennesima «eco-follia volute dai burocrati di Bruxelles». Nei fatti, la nuova direttiva sull’efficientamento energetico degli edifici rappresenta una delle strade attraverso cui l’Unione Europea mira a ridurre le proprie emissioni fino a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.
Tra le tante novità le più importanti riguardano le ristrutturazioni. L’obiettivo principale è un taglio del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Entro il 2050 il parco residenziale dovrà essere a zero emissioni. A tale proposito l’unico vincolo sarà garantire che almeno il 55% della riduzione del consumo medio di energia sia ottenuto attraverso la ristrutturazione degli edifici.
I Paesi avranno tempo fino al 2040 per dire addio alle caldaie a combustibili fossili, mentre dal 2025 saranno aboliti tutti i sussidi per le caldaie autonome a combustibili fossili. Sono previsti inoltre anche incentivi per incoraggiare il passaggio a sistemi di riscaldamento e raffreddamento alimentati da energie rinnovabili.
La Commissione Europea ha stimato che, a partire dal 2030, tutti i nuovi edifici residenziali costruiti nei Paesi Ue dovranno essere a emissioni zero. Per gli edifici della pubblica amministrazione, l’obbligo scatta nel 2028. La nuova Direttiva europea prevede inoltre l’obbligo di installare pannelli solari su tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali. Si partirà a fine 2026 con gli edifici più grandi, ovvero quelli che hanno a disposizione una superficie coperta utile superiore a 250 metri quadrati. Entro il 2030, l’obbligo sarà esteso a tutti gli edifici pubblici e non residenziali.
“La direttiva europea sull’efficientamento energetico degli edifici, meglio nota come direttiva ‘case green’, è stata infine approvata – ha sottolineato Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia -. Per due anni la Confedilizia si è battuta, con successo, al termine del percorso, per eliminarne le parti più pericolose per il risparmio degli italiani: quelle, in particolare, che imponevano rilevanti e costosi interventi su milioni di immobili entro scadenze quasi immediate. Rimane un testo dagli obiettivi finali ben difficilmente realizzabili (emissioni zero nel 2050), che la nuova legislatura europea farebbe bene a ripensare”. A riportare tali dichiarazioni è l’Ansa.
“Dopodiché, un ruolo fondamentale lo avranno i governi, chiamati a legiferare nei vari Paesi – ha continuato -. Quello italiano deve fare i conti con una realtà ben diversa da quella del resto della Ue. Le specificità del nostro patrimonio immobiliare sono note, così come quelle di chi lo detiene” .
Il presidente ha concluso: “Occorre pensare a una distribuzione equilibrata nel tempo degli interventi e ad adeguate misure economiche e fiscali di sostegno. Il tutto, senza dimenticare che il nostro territorio ha una priorità che a Bruxelles non scalda i cuori quanto il green: quella del miglioramento sismico degli edifici”.
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