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Diritto all'abitare: molto più di un tetto sulla testa

Angelo Velardi
Angelo VelardiRedazione Informare
14 dicembre 20237 min di lettura

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Diritto all'abitare: molto più di un tetto sulla testa

Indice (6)

  • 1La portata del fenomeno
  • 2L’Osservatorio Nazionale per le politiche abitative e di rigenerazione urbana
  • 3Nessuno vede calpestato il diritto all’abitare?
  • 4Una medaglia con molteplici facce e il terrore del futuro
  • 5Il dramma dei giovani in numeri
  • 6In cosa sperare?

Sono passati quarant’anni da quando, con la sentenza 252 del 1983, la Corte Costituzionale rileva per la prima volta “che indubbiamente l’abitazione costituisce, per la sua fondamentale importanza nella vita dell’individuo, un bene primario il quale deve essere adeguatamente e concretamente tutelato dalla legge“.
Erano passati già venticinque anni da quando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948 inseriva il diritto all’abitare tra quelli costituenti “un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere”.

Nonostante le numerose fonti internazionali – non per ultima la Carta Sociale Europea (trattato del Consiglio di Europa, adottato nel 1961 e ratificato in Italia con legge n. 30 del 1999) – e la copiosa giurisprudenza costituzionale, non sembra esserci ancora un definizione chiara e univoca del diritto all’abitare tale da renderlo direttamente tutelabile.

Ci sono finanziamenti statali e regionali per i meno abbienti, non sempre di facile accesso, che restituiscono, però, un’immagine distorta del diritto di cui stiamo parlando: esso viene tutelato e riconosciuto in proporzione alle risorse della comunità di appartenenza, lasciando a legislatore e politica la discrezionalità su termini e condizioni. Esistono esempi virtuosi che nel tempo si sono manifestati in diverse regioni italiane, ma manca ancora un orientamento univoco.

La portata del fenomeno

Secondo l’ISTAT, sono circa 100mila le persone senza fissa dimora in Italia iscritte in anagrafe, il 38% delle quali sono straniere (dato comunque rilevante, ma che sbugiarda fortemente chi pensa sia un problema che riguarda solo gli immigrati). 650mila famiglie, invece, sono in graduatoria per avere una casa popolare, per un coinvolgimento complessivo di circa 1,4 milioni di persone.

La stragrande maggioranza di chi aspetta un alloggio abitativo pubblico sarà deluso: solo il 3-5% di chi ne fa domanda riuscirà ad ottenerlo. Questo è dovuto al fatto che appena il 4% delle abitazioni sul territorio sono di proprietà pubblica, 50mila delle quali sono inutilizzabili per mancata manutenzione…

L’Osservatorio Nazionale per le politiche abitative e di rigenerazione urbana

Il 14 luglio 2022 l’Osservatorio Nazionale per le politiche abitative e di rigenerazione urbana ha presentato al CNEL (“Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) le proprie proposte per reintrodurre la questione nell’agenda politica, nel documento “Rilanciare le politiche pubbliche per l’abitare”.

L’obiettivo da perseguire, secondo l’Osservatorio, è quello di restituire centralità al ruolo del pubblico nelle politiche abitative, attraverso il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica. Programmazione pluriennale a livello nazionale, regionale e locale, orientato a garantire il diritto all’abitare.

Non solo costruzioni ex novo, ma recupero di edifici del territorio, pubblici e privati, dismessi. Il documento suggeriva, inoltre, di rendere costoso il mantenimento di case vuote e sfitte, così come già si fa in altri Paesi europei, per incentivare fitti e vendite anche a prezzi più abbordabili.

Nessuno vede calpestato il diritto all’abitare?

Ad oltre un anno dalla presentazione delle proposte dell’Osservatorio, la situazione sembra andare avanti inesorabile, senza alcun miglioramento degno di nota. I comuni, le regioni, l’Italia, continua a destinare stanziamenti esigui (laddove ci sono) per il diritto alla casa.

Può un individuo vivere dignitosamente, in una società civile, nel terzo millennio, senza avere un’abitazione, una dimora, che rispetti il suo status di essere umano?

Può il problema essere tamponato – soprattutto nei periodi dell’anno più difficili, come l’inverno – solo da associazioni di volontariato spesso anch’esse abbandonate ad un’azione solitaria e autofinanziata? Dal pasto caldo e la coperta ai senza fissa dimora, agli alloggi più o meno provvisori offerti a persone e famiglie in difficoltà, volontari e parrocchie sono l’ultimo baluardo di una lotta all’ingiustizia, alla disuguaglianza, ad un vero e proprio attentato alla dignità che non sembra scomporre troppo la classe politica e, a volte, nemmeno l’opinione pubblica.

Una medaglia con molteplici facce e il terrore del futuro

Il diritto all’abitare risulta avere confini talmente estesi da rendere davvero complicata, come già detto, la sua catalogazione e la creazione di misure che lo tutelino. Oltre alle violazioni già menzionate, tra senza fissa dimora e famiglie in graduatoria per alloggi popolari in mancanza delle possibilità per trovare autonomamente soluzioni abitative, un’ulteriore faccia della medaglia – probabilmente più difficilmente traducibile in numeri – è quella che riguarda i giovani.

Proprio nell’ultimo periodo è stata attenzionata la situazione dei giovani universitari che vivono l’immane difficoltà di affrontare fitti improponibili per alloggi nella città in cui studiano.

Giovani che sono ancor più penalizzati – se vogliamo – quando pensano ad una soluzione abitativa autonoma, da soli o per crearsi una famiglia. Siamo nel Paese in cui si punta il dito verso i “bamboccioni” che restano a casa con i propri genitori fino ai trent’anni, ma anche nel Paese in cui le case vengono vendute ad una media di 1.974 euro al metro quadro e fittate ad una media di 12,86 euro al metro quadro.

Il dramma dei giovani in numeri

Ciò significa che, ipotizzando una casa di 80 metri quadri, saremmo di fronte ad una spesa di circa 160.000 euro in media per l’acquisto e di poco più di 1.000 euro per il fitto mensile. Secondo gli ultimi dati diffusi, un lavoratore in Italia percepisce uno stipendio medio di 29.500 euro lordi all’anno, che corrispondono circa a 1.700 euro netti al mese. Bastano? A questi – dovendo uscire un attimo dalle fredde statistiche – vanno aggiunte tutte quelle persone che non hanno un lavoro, tutti i giovani studenti o in rampa di lancio, con contratti part-time, contratti a progetto, contratti di tirocinio, “fuori busta”, lavoratori sommersi e chi più ne ha più ne metta. È superfluo dire che quei 1.700 euro medi non riguardano assolutamente la totalità del Paese…

Qualora, però, il fitto risulti troppo alto o non conveniente di fronte ad una soluzione abitativa che vanifica un tale esborso mensile, non essendo di proprietà, la soluzione è accendere un mutuo, no?

Bankitalia, proprio ieri, ha fatto sapere che i tassi continuano a salire. Ad oggi, in media, stipulare un mutuo di 160.000 euro, per esempio, a trent’anni, significa avere una rata di 831,74 euro mensili, per una restituzione totale alla banca di quasi 300.000 euro! Intanto oltre 200 mila famiglie non riescono a pagare una o più rate di mutui già stipulati…

In cosa sperare?

Il problema abitativo, come visto, ha molteplici aspetti, nel presente come nel futuro da costruire. In tutti i casi analizzati sottrae subdolamente dignità alle persone, alle famiglie. Dovrebbe, quindi, essere priorità assoluta di sindaci e presidenti regionali, consiglieri e assessori, ministri e parlamentari. Ognuno secondo le proprie competenze dovrebbe tutelare i cittadini secondo l’articolo 3 della Costituzione che – seppur non citando esplicitamente il diritto all’abitazione – recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Si restituisca dignità ad un popolo che vive con ansia e difficoltà il presente e che è terrorizzato dal futuro, tutelando il diritto all’abitare in ogni sua forma: molto più di un tetto sulla testa.

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  • #casa
  • #Diritto all'abitare
  • #Mutui
Angelo Velardi
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