
Nelle ultime settimane si è sentito molto parlare di diritto allo sciopero e precettazione. Il 24 novembre 2023 il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato la lettera di precettazione per ridurre lo sciopero previsto per lunedì 27 novembre, della durata di 24 ore, alla durata di quattro ore, ovvero dalle 9 alle 13 del pomeriggio. Il Ministro Matteo Salvini proprio tre giorni fa ha poi sottolineato nuovamente la sua posizione “Per lo sciopero del 15 dicembre farò quanto la legge permette”.
Landini definisce le parole del ministro “un attacco alla libertà”. Intanto i disagi continuano ed il 14 ed il 15 dicembre saranno data di sciopero per alcuni dei mezzi pubblici. Tra le aziende interessate vi sono Trenord, l’unica a scioperare il 14 invece del 15 dicembre, seguita dall’ATV Verona, l’EAV Napoli, l’AST Messina ed infine il personale di SASA Bolzano che sciopererà tutta la giornata. Che ci sia un’evidente problema nei trasporti in Italia, radicato da anni, è chiaro e questo crea molti problemi a chi principalmente si sposta solo con i mezzi o non è automunito. Ma la mancanza di personale e fondi, rende altrettanto un problema il lavoro quotidiano di chi si occupa di trasporti, lavoratori come tanti che cercano di arrivare a fine mese.
Il diritto di sciopero è un diritto individuale, che può essere esercitato soltanto in forma collettiva. L’art. 40 della Costituzione riconosce il diritto di sciopero, ma nel contempo afferma che si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano. Lo sciopero viene definito come lo strumento di autotutela collettiva dei lavoratori più efficace ed è sicuramente uno dei più antichi. Nel 1900 il deputato socialista Pietro Chiesa afferma che lo sciopero di Genova resterà famoso e farà epoca negli annali dei lavoratori di tutto il mondo per la grandezza, la solennità e la serietà della dimostrazione. Ma cosa successe? Il prefetto aveva sciolto la Camera del Lavoro considerandola un centro di sedizione, ovvero un centro ostile, tendente alla ribellione.
Era già successo in precedenza, ma la reazione dei lavoratori genovesi fu ben diversa. Lo sciopero portuale di Genova del 1900 fu il primo sciopero in Italia a far cadere un governo. Ma nella storia in generale, non solo quella italiana, gli scioperi hanno sempre avuto un forte impatto. Basti pensare alla giornata della donna, non molti sanno che questa ricorrenza nasce proprio da scioperi e manifestazioni. Precisamente in una fabbrica di New York nel 1908, dove un incendio uccise le operaie che vi erano all’interno, evidenziando i problemi di sicurezza e la scarsa attenzione alle condizioni di lavoro da parte dei dirigenti.
La Costituzione ci insegna ad osservare diritti e doveri, ma se io lavoratore ho il dovere ed il diritto di lavorare, ho anche il diritto di essere posto nelle giuste condizioni per fare il mio dovere. Altrimenti è solo un carne che si morde la coda. Come la storia di non fare il biglietto tanto i mezzi pubblici non funzionano. Ma non vanno così le cose. Il problema, oltre ad essere sicuramente economico, è soprattutto culturale, quasi come se fosse la normalità non fare il biglietto quando i servizi non sono dei migliori, quando in realtà è proprio un biglietto che può fare la differenza.
Purtroppo però, quello dei trasporti in Italia è un problema culturale. Un settore che dovrebbe essere cardine di un paese in quanto si occupa di renderlo accessibile a tutti, è tra i più trascurati della nostra nazione. Con i rincari degli ultimi mesi sui trasporti, gli umori peggiorano ed i servizi comunque non migliorano, anzi sono sempre di più le corse cancellate ed i ritardi che creano disagi comuni a tutti i pendolari. L’Italia è al 21esimo posto in Europa per efficienza, prezzo ed altri fattori secondo Greenpeace per quanto riguarda i trasporti, ma questa non è comunque una buona notizia.
Nonostante negli ultimi anni abbiamo assistito a qualche innovazione e passo verso l’elettrico, i mezzi italiani rimangono tra i più vecchi, inefficaci ed inquinanti. Secondo i dati dell’ANFIA, associazione nazionale filiera industria automobilistica, l’80,4% degli autobus del nostro Paese è stato immatricolato entro il 2012, e solo il 19,6% risulta registrato dal 2013 al 2018.
Quindi è giusto scioperare? E se sì, è giusto limitarlo? In primis è giusto precisare che il diritto allo sciopero ha comunque dei suoi limiti e dei suoi termini con il quale viene regolato burocraticamente. Uno di questi limiti, di cui ha parlato il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini, è la precettazione. Quest’ultima riguarda il provvedimento amministrativo straordinario con il quale l’autorità competente impone un termine, e di conseguenza una durata stabilita, ad uno sciopero. Il problema reale però non è lo sciopero in sé che resta temporaneo, ma il menefreghismo ed i limiti che vengono imposti nei confronti di un ambito come quello dei trasporti, lì il problema purtroppo resta permanente.
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