
La crisi abitativa in tutta Italia, a partire da Milano fino ad arrivare a Napoli, è ormai palpitante e rappresenta una situazione emergenziale. Essa coinvolge il mondo dei lavoratori, ma anche il mondo degli studenti: nell’ultimo anno il fabbisogno abitativo studentesco in Campania era di oltre 46.000 studenti, mentre il fabbisogno riguardante la Federico II era di 29.000 studenti. Naturalmente, la casa per gli studenti è un bene essenziale per vedersi garantito il diritto allo studio, un diritto che deve, o meglio, dovrebbe appartenere a tutti. Come si combatte questa emergenza?
È chiaro che è del tutto fallimentare pensare di assegnare abitazioni non pensate fin dall’inizio per gli studenti, bensì adibite a cittadini e lavoratori. È lampante l’esempio delle abitazioni a Pozzuoli: nello scorso anno, per affrontare l’emergenza e l’altissimo fabbisogno, furono assegnate dall’Adisu Rc (Azienda per il diritto allo studio universitario – Regione Campania) 199 abitazioni a Pozzuoli. In primis, un numero così esiguo non poté che essere insufficiente, a fronte dei 3.333 idonei non beneficiari; in secondo luogo, si trattava di un luogo ben lontano dagli atenei. Senza l’ausilio di un mezzo di trasporto privato, arrivare alle sedi avrebbe impiegato un tempo insostenibile per gli studenti.
Bisogna, dunque, coinvolgere la platea studentesca, le istituzioni, le associazioni e le cooperative per rispondere tempestivamente alla situazione e per trovare una soluzione reale. Di fronte ad un’assenza delle istituzioni, ad un’assenza della volontà di fornire risposte concrete, abbiamo parlato con gli studenti, in particolar modo a Giuseppe Marzucco, senatore accademico della Federico II e presidente di Cds.
Una possibile soluzione reale e funzionale potrebbe essere la costruzioni di studentati, ovvero dei veri e propri edifici, o piccoli quartieri, dei campus dove le abitazioni sono pensate e contemplate per garantire il diritto allo studio e all’abitare dello studente fuori sede.
«Penso che gli studentati non solo siano una soluzione reale e attuabile – sostiene Marzucco – ma devono esserlo. Quello che voglio dire è che, alla luce del mercato degli affitti in esplosione da due anni a questa parte, della voracità del mondo della turistificazione della nostra città, che ha portato decine di immobili ad esser convertiti in strutture ricettive, del sempre presente mercato parallelo, è responsabilità delle istituzioni (universitarie, cittadine, regionali) trovare la strada per renderli realtà».
Nella teoria, perciò, gli studentati potrebbero essere una soluzione che riesca a soddisfare le necessità degli studenti. Tuttavia, si tratta di pura fantasia o potrebbe essere realtà concreta?
Secondo Giuseppe Marzucco «qualcosa si sta muovendo: sia l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio che vari Atenei stanno cercando delle soluzioni fattibili e sostenibili». Il compito, però, non deve essere affidato a privati, piuttosto «bisogna prediligere l’affidamento allo stato, alle università e alle regioni»
La domanda sorge spontanea: bisogna preferire l’affidamento della costruzione e del mantenimento degli studentati alle singole università o alle regioni?
Se da un lato «lasciare gli studentati in gestione ai singoli atenei – afferma Giuseppe Marzucco – potrebbe far sorgere il rischio della creazione di studenti di serie A e studenti di serie B», dall’altro «permetterebbe anche di avere platee di riferimento meno ampie e renderebbe più semplice andare a considerare veramente le esigenze degli studenti, che siano, ad esempio, quella banalissima della geolocalizzazione della struttura».
In conclusione, gli studentati potrebbero rappresentare una giusta soluzione a lungo termine per garantire agli studenti il diritto allo studio e per rispondere alla crisi abitativa, solo se le istituzioni, che sia la regione o che siano i singoli atenei, si mettano in gioco, investano sul futuro e lavorino sinergicamente per lo studente.
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