
Si diceva che il caso sarebbe stato risolto in pochi anni. Le istituzioni locali e nazionali promettevano l’adozione di soluzioni che nel breve termine avrebbero dovuto garantire il ritorno alla normalità. Le persone ci hanno creduto a lungo, affidandosi a quella che dovrebbe essere la buona etica della politica “al servizio dei cittadini”, la quale ha dimostrato invece di aver fatto gli interessi altrui, in particolar modo dei gruppi legati alla criminalità organizzata. Parliamo dello scempio ambientale che ha interessato per più di due decenni la discarica So.Ge.Ri., sita in via Pietro Pagliuca a Castel Volturno, in località Bortolotto, che dalla fine degli anni Novanta ha aperto (ma sarebbe più corretto dire “è stata costretta ad aprire”) le sue porte ad un ammasso enorme di rifiuti tossici proveniente soprattutto dal nord della penisola, in seguito all’emergenza che dalla fine del secolo scorso ha finito per dilagare in tutta Italia. Si trattò di un vero e proprio business da parte di apparati camorristici-mafiosi, denunciato nel corso del tempo più volte da associazioni territoriali e da quotidiani e periodici, senza mai riscontrare una risposta pronta ed efficiente della classe dirigente.
Uno scandalo nazionale, un’odissea che però sembra aver visto la luce alla fine del 2024, quando la Sogesid Spa, società che ha svolto il progetto di messa in sicurezza della discarica, ha ultimato i lavori e fatto pervenire un documento che ne attesta la loro fine all’amministrazione comunale castellana, alla Regione Campania, alla Provincia di Caserta e al Ministero della Transizione Ecologica. Nero su bianco, all’interno del documento c’è scritto anche che i primi sei mesi del 2025 saranno “necessari per il collaudo delle opere” realizzate; dopodiché, al termine di questi ulteriori lavori, “le aree comprensive delle opere oggetto di intervento dovranno essere consegnate ad un soggetto gestore che dovrà porre in essere tutte le attività ed azioni necessarie a garantire che, in fase post-operam, la discarica mantenga i requisiti di sicurezza ambientale previsti dal D.Lgs. 36/2003 e s.m.i.”. Toccherà dunque al Comune di Castel Volturno individuare l’ente che dovrà occuparsi del sito dalla seconda metà del 2025. Allora, a margine di quanto accaduto, è possibile sì affermare che il caso So.Ge.Ri. stia finalmente vedendo la luce in fondo al tunnel, come allo stesso tempo è possibile dire che si tratti del raggiungimento di un risultato per tutti i residenti della zona e soprattutto per noi di Informare, seppur arrivato dopo anni di malattie e morti. Ma preferiamo essere ancora cauti sulla questione e aspettarne i suoi sviluppi definitivi per trarre le conclusioni.

Vittoria sì o vittoria no? Molto probabilmente l’espressione corretta da utilizzare per la messa in sicurezza della So.Ge.Ri. sarebbe “vittoria parziale”, ed è bene parlare dei motivi che spingono ad adottare questo termine. Per comprendere l’intera faccenda è però necessario fare un passo indietro, con una sorta di breve excursus storico della discarica. Dalla fine degli anni Novanta Castel Volturno e l’intero Litorale Domizio, assieme alle aree costiere giuglianesi, furono “designate e scelte” come mete di scarico di rifiuti provenienti dall’intero Paese, la maggior parte dei quali tossici. Furono così inaugurati una serie di impianti, come quello in località Bortolotto, il quale iniziò ad essere la casa di sistemi e interessi illegali e criminali in connubio con la “monnezza”. Il sito fu scelto nell’ambito del piano adottato dalla Prefettura di Napoli per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania. L’associazione Centro Studi Officina Volturno, che edita il nostro periodico, nacque qualche anno dopo, e sin dall’inizio monitorò la situazione, occupandosi della pubblicazione di articoli e inchieste che denunciavano il disastro ambientale a cui si stava cominciando ad assistere. A seguito degli interventi istituzionali solo promessi e mai messi in atto, quella della So.Ge.Ri. divenne una battaglia quasi personale di Tommaso Morlando, fondatore dell’associazione ed editore di Informare. Battaglia che attirò l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, soprattutto dopo i servizi che prima L’Espresso e poi diverse emittenti televisive (nazionali e anche estere) dedicarono al problema.
Al settimanale l’Espresso Morlando spiegò quali fossero i rischi dello smaltimento di rifiuti tossici nell’impianto e il loro stallo lì: il percolato, liquido derivato dall’infiltrazione delle acque piovane in una massa di rifiuti o che trae origine dalla decomposizione degli stessi, ha negli anni invaso le viscere dei terreni arrivando a parecchi metri di profondità. In una delle riunioni dell’Unità di Crisi per lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, tenutasi nel 2008, lo stesso editore di Informare denunciava come l’utilizzo dei terreni agricoli limitrofi fosse stato compromesso, declassificati dall’ ArpaC. Le conseguenze sono state facilmente intuibili e pagate a caro prezzo dai residenti di Castel Volturno e non solo: inquinamento di falde acquifere e terreni, spesso luoghi di coltivazione e allevamento, con il percolato che, facendo ormai parte del ciclo delle acque, finiva a mare. Ecco perché si sente il dovere di parlare solo di “vittoria parziale”. Perché per oltre venti anni, a causa del silenzio generale e della mancanza di interventi politici ad hoc, hanno perso la vita o, meglio, sono state ammazzate migliaia e migliaia di cittadini, colpiti da tumori che hanno toccato e devastato ogni organo del corpo umano. La Direzione Sanitaria del Pineta Grande Hospital, nosocomio castellano, ha infatti più volte legato la presenza di rifiuti tossici all’insorgenza di cancri di tipo maligno all’apparato polmonare, cardiovascolare e altri. Ecco perché non bisogna esultare oggi, nella memoria e nel rispetto di tutte le persone che non ci sono più. Un milione di metri cubi di monnezza, la vera causa di una strage.

Dopo una serie di inchieste giornalistiche e documenti fatti pervenire alle istituzioni locali, regionali e nazionali, il nostro giornale non ha smesso di seguire la spinosa vicenda. Alcuni mesi fa ci è arrivata notizia sul fatto che i lavori della Sogesid sarebbero stati consegnati entro il 31 dicembre 2024; abbiamo allora chiesto all’azienda un incontro con i tecnici che si sono occupati della messa in sicurezza del sito per farci spiegare i processi adottati. Pertanto, siamo riusciti ad incontrarli all’interno della stessa discarica alla fine di novembre. Appena arrivati in via Pietro Pagliuca, è stato possibile scorgere due collinette verdi artificiali, sotto le quali risiedono ancora i rifiuti: la prima fa capo alla Bortolotto, altra discarica che ha completato l’iter di messa in sicurezza alcuni anni fa; la seconda è appunto la So.Ge.Ri. È importante sottolineare ai lettori che la dicitura “messa in sicurezza” non vuol dire “bonifica” (rimozione dei rifiuti), bensì arrivare allo zero per quanto riguarda la loro pericolosità. «Su tutta l’area dove erano depositati i rifiuti ci siamo occupati della costruzione di un capping di terreno che oggi li copre. Così, quando piove, l’acqua penetra fino ad un metro sottoterra, fino a scontrarsi con dei teli impermeabili, e quindi non tocca i rifiuti e, di conseguenza, non produce percolato. A questo punto l’acqua piovana viene raccolta in alcune canalette che abbiamo costruito, per poi depositarsi nella vasca di raccolta delle acque meteoriche. Inoltre, la discarica ora possiede anche di un palancolato tutto intorno, che impedisce al percolato di uscire» ci spiega il direttore dei lavori.
Questo è un punto cruciale. Il pericoloso liquido dovrà continuare ad essere gestito, come ci conferma l’ispettore dei lavori: «Il percolato viene estratto grazie ad un sistema che utilizza dei serbatoi di stoccaggio dove viene raccolto. Si tratta di un sistema automatico. Prima del nostro arrivo, il percolato usciva a fiumi, mentre ora non più, rimane dentro. Comunque dovrà essere tolto, anche se adesso ce n’è pochissimo. Pensate che noi abbiamo smaltito circa 24-25mila tonnellate». Dopo circa dieci anni, dunque, la Sogesid è riuscita finalmente ad ultimare i lavori. Ora la palla passa al Comune che, come detto in precedenza, dovrà affidare l’impianto ad un ente gestore che se ne prenda cura. Oltre allo smaltimento del restante percolato, sarà necessaria la manutenzione del verde e ci si dovrà occupare dello scarico di serbatoi che continueranno comunque a riempirsi della sostanza liquida inquinante. «Generalmente occorreranno circa due interventi all’anno. Si tratta di manutenzione più che gestione» concludono entrambi.
Dopo aver fatto il giro attorno all’intero sito, abbiamo atteso sul posto il sindaco di Castel Volturno Pasquale Marrandino, giunto insieme ad alcuni componenti della sua amministrazione, con l’obiettivo di strappare una promessa, quella che la So.Ge.Ri. sia ben gestita in futuro. «Sarà mia premura confrontarmi con le istituzioni per capire se questa discarica possa rientrare nel circuito virtuoso che riguarda le sue gemelle (riferimento alla Bortolotto ndr). Ho brutti ricordi di quei tempi in cui qui c’erano file di automezzi o varie proteste, per non parlare poi della puzza orribile che l’impianto emanava, soprattutto di notte. Oggi credo sia stato fatto un miracolo per il territorio e per l’economia. È storia il fatto che la redazione di Informare, si sia battuta duramente per questo risultato, così come non bisogna dimenticare l’impegno di Tommaso e Angelo Morlando che, rispettivamente da ex assessore all’Ambiente di Castel Volturno e da esperto ambientale, hanno dimostrato grande tenacia. L’impegno dell’amministrazione si baserà nella prosecuzione delle attività successive alla messa in sicurezza» sono le parole del primo cittadino. Noi di Informare siamo fiduciosi ma, allo stesso tempo, continueremo a vigilare sugli sviluppi della vicenda.
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