
Parliamo di diseguaglianze: un recente studio di Bankitalia ha messo in luce lo stato delle diseguaglianze in Italia, confrontandola con vari paesi dell’Unione Europea. Le diseguaglianze in Italia sono in aumento: il nostro Paese si posiziona tra Francia e Germania per livello di divario tra poveri e ricchi. Secondo il report: la ricchezza nelle mani del 5% più ricco è superiore a quella detenuta dall’80% più povero.
Il livello di diseguaglianza viene misurato attraverso l’Indice di Gini, una misura che oscilla tra 0 e 1, dove 1 corrisponde alla massima diseguaglianza. Tra il 2010 e il 2016, l’indice è cresciuto da 0.67 a 0.71, mentre oggi si attesta a 0.7.
Secondo il report, in Italia il 5% delle famiglie possiede il 46% della ricchezza nazionale netta, basata su reddito e beni mobiliari ed immobiliari. Le proprietà immobiliari, secondo lo studio, sono la fonte principale di ricchezza per i nuclei di reddito medio. Quindi, mentre i più ricchi possiedono il 95% delle attività finanziarie, la classe media possiede circa il 45% del patrimonio abitativo italiano. Rispetto agli scorsi anni, la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi è cambiata di poco, restando pericolosamente alta. Inoltre, rispetto al periodo pre-pandemico, c’è stato un aumento del valore delle fortune dei super-ricchi di quasi 13 miliardi di dollari.
Al contrario, anche la povertà assoluta è in aumento. Ad oggi, infatti, il 50% delle famiglie più povere possiede solo l’8% della ricchezza totale prodotta nel nostro Paese. Inoltre, le famiglie che non sono in grado di garantirsi uno standard di vita accettabile sono quasi 2 milioni. Questo dato è raddoppiato negli ultimi 16 anni, con un balzo significativo nel 2020.
La diseguaglianza in Italia rispecchia una tendenza globale più ampia. L’economista francese Thomas Piketty aveva già analizzato il tema nel suo saggio “Il Capitale nel XXI secolo” nel 2013, dove analizzava le dinamiche che guidano l’accumulo della ricchezza in vari Paesi. L’analisi di Piketty dimostrava che il top 1% della popolazione mondiale lo era diventato a discapito del 99%. Secondo Piketty, la diseguaglianza è la regola per le società capitalistiche, dove vi è una tendenza a concentrare la ricchezza in mano di pochi.
Questo fenomeno è stato infatti confermato dal Word Inequality Report 2022, secondo cui i più ricchi sono stati positivamente colpiti dalla pandemia: l’1% dei più ricchi al mondo possiede il 38% della ricchezza mondiale. Secondo la Banca Mondiale, questo aumento nel tasso di diseguaglianza globale è comparabile con i dati del primo Novecento.
La diseguaglianza è un dato importante: poiché le diseguaglianze economiche impediscono alle classi più basse di partecipare effettivamente al governo democratico. A questo proposito, l’economista Joseph Stiglitz traccia collegamento diretto tra l’ascesa del populismo autoritario con l’eccesso di diseguaglianza prodotto dalle moderne società neoliberali. Inoltre, secondo l’Oxfam, l’1% più ricco della popolazione è responsabile della maggior parte delle emissioni di CO2 globali.
La questione dell’eguaglianza economica è quindi strettamente legata alla tenuta democratica del nostro Paese e al tasso di emissioni globali. Per questa ragione, il rapporto propone come soluzione l’aumento delle imposte sui super-ricchi. Sempre secondo l’Oxfam, una tassa annuale del 5% sulle proprietà dei multi-milionari e miliardari potrebbe aiutare a far uscire circa 2 miliardi di persone dalla povertà.
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