
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) sono oggi sempre più diffusi in contesti scolastici e sociali, ma restano spesso poco compresi. Non si tratta di semplici difficoltà legate allo studio, bensì di condizioni che incidono in modo significativo sul percorso educativo, emotivo e relazionale di bambini e ragazzi. Tra l’importanza di un approccio clinico accurato, di una diagnosi tempestiva e di interventi personalizzati, emerge con forza la necessità di promuovere una cultura più consapevole ed inclusiva, capace di riconoscere le fragilità, trasformarle in risorse e garantire a tutti pari opportunità di crescita.
Come spiega la Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Barbara Silvestri, i DSA sono difficoltà che riguardano specifiche abilità dell’apprendimento – lettura, scrittura e calcolo – ed includono: dislessia, caratterizzata da una lettura lenta e poco fluida con errori di decodifica e difficoltà nell’automatizzare il passaggio tra segni scritti e suoni; disgrafia, che riguarda invece l’aspetto esecutivo della scrittura, rendendo il tratto grafico irregolare e faticoso; disortografia, che incide sulla correttezza ortografica, compromettendo la chiarezza del messaggio scritto; discalculia, che interessa le abilità numeriche e aritmetiche. Questi disturbi, pur manifestandosi in bambini e ragazzi con un quoziente intellettivo nella norma, adeguate opportunità educative e in assenza di deficit sensoriali o neurologici, incidono in modo significativo sul rendimento scolastico e sull’esperienza emotiva.
A questi quadri si affianca spesso l’ADHD, un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da disattenzione, impulsività e iperattività, che può coesistere con un DSA in una percentuale significativa dei casi, aggravando ulteriormente le difficoltà scolastiche e relazionali.
Di fronte a situazioni di questo tipo, identificare precocemente un disturbo è essenziale in quanto «consente di avviare interventi tempestivi, mirati e personalizzati, rendendo il supporto più efficace e permettendo ai bambini di beneficiarne in tempi più rapidi», sottolinea la dottoressa. Proprio per questo, la dott.ssa Silvestri pone l’attenzione su quanto sia fondamentale una diagnosi precoce: «La mancanza di risposte adeguate porta spesso a etichettare questi studenti come “svogliati” o “incapaci”, ritardando diagnosi e interventi, ecco perché riconoscere i segnali di rischio già nei primi anni è essenziale per agire in modo tempestivo, prevenendo l’accumulo di frustrazione e insuccessi scolastici e tutelando l’autostima e il benessere emotivo del bambino».
Accanto alla dimensione clinica e diagnostica, emerge con forza il valore della testimonianza diretta e della sensibilizzazione. È in questo contesto che, dall’idea del giovanissimo Claudio Damiano, nasce la pagina “Dislessia per Amica”, una piccola realtà diventata nel tempo un punto di riferimento per molti ragazzi e genitori. Il progetto prende forma dall’esperienza personale del suo fondatore, che a soli sedici anni ha visto per un attimo la sua vita scontrarsi con una forte battuta d’arresto: la diagnosi di dislessia, inizialmente percepita come un limite invalicabile, che sembrava mettere definitivamente in discussione il sogno di diventare aerosoccorritore nell’Esercito.
Da quel momento, la consapevolezza della diffusa disinformazione sui DSA in Italia lo ha spinto a trasformare una difficoltà in un impegno concreto. La pagina si è evoluta in un vero e proprio diario di vita, in cui vengono raccontati successi, insuccessi, strategie di studio e traguardi raggiunti, senza filtri e con grande autenticità.
Essere una piccola realtà si è rivelato un punto di forza: il dialogo diretto e umano permette a chi segue la pagina di sentirsi ascoltato e compreso. L’obiettivo, sostiene Claudio, non è mai stato quello di sostituirsi alle grandi associazioni, ma di affiancarle, «offrendo una narrazione diversa e complementare, capace di motivare chi si riconosce in un percorso simile e di dimostrare che essere DSA non significa essere incapaci, ma semplicemente diversi nel modo di apprendere».
La scuola resta il luogo privilegiato da cui partire per costruire una vera inclusione. Da qui nasce l’impegno dell’attivista nel portare progetti di sensibilizzazione direttamente negli istituti scolastici e nei contesti di formazione, incontrando studenti e docenti. Attraverso il confronto e il racconto della propria esperienza personale, vengono abbattuti stereotipi e chiariti dubbi, favorendo una maggiore consapevolezza reciproca. Parallelamente, dall’esperienza diretta di un grave episodio di burnout che Claudio ha vissuto durante il liceo, nasce Stress Moderatore, una giovane startup che punta a supportare giovani con DSA e ADHD nella gestione del tempo, dello stress e della procrastinazione, attraverso una app basata su calendario intelligente e “to-do lists” guidate.
Per rendere efficace tutto ciò però, resta fondamentale il dialogo con le istituzioni: il supporto a iniziative contro il bullismo e la collaborazione con rappresentanti del Governo e dell’Unione Europea dimostrano che inclusione, prevenzione del disagio e tutela dei più fragili non sono solo temi educativi, ma una responsabilità collettiva, perché, in fondo, tutti siamo diversi ma meritiamo le stesse opportunità. Da qualche mese Claudio collabora attivamente con Matteo D’Ambrosca, già consigliere del Governo italiano e ambasciatore dell’Unione Europea per il cancro infantile, convinto dell’importanza di un dialogo concreto con le istituzioni, incluso il mondo della Difesa.
Quest’ultima non si limita a proteggere la Nazione sul piano militare, ma ha anche un ruolo sociale: ridurre le disuguaglianze e contrastare fenomeni come il bullismo, oggi purtroppo una vera piaga del Paese. «Avere il sostegno degli uomini e delle donne in divisa in un progetto simile è per me un grande onore, perché dimostra che lo Stato ascolta e agisce a fianco dei più fragili. Ogni giorno assistiamo a tragedie di giovanissimi che, vittime di bullismo, arrivano a togliersi la vita; per me, per Matteo e per tutte le istituzioni, questo è inaccettabile. Sensibilizzare su questo tema, soprattutto per chi come noi ha vissuto personalmente esperienze di bullismo, non è una scelta ma un dovere morale».
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