
L’arte è espressione della realtà, di ciò che accade quotidianamente”. Si tratta di una frase abbastanza comune tra esperti, appassionati e chi proviene da un percorso accademico artistico. Una frase che può sintetizzare alla perfezione l’opera scelta per la copertina di questo numero, firmata da Alessandro Del Gaudio. A guardarlo, il dipinto riesce quasi a destabilizzare chi lo osserva, a lasciarlo col fiato sospeso per alcuni secondi a causa del numero di cose e oggetti raffigurati. Caos, disordine e movimento sono gli elementi che sembrano spiccare su tutti, ma abbiamo chiesto all’autore di spiegarci meglio il significato.

«La vita di oggi, di tutti i giorni, caotica, frenetica. Penso che qualsiasi artista non possa lavorare senza tener conto del contesto in cui vive, della realtà del momento. Oggi basta accendere la tv o gli altri mezzi di comunicazione per accorgersi che il contesto odierno è segnato dal caos e dai conflitti. Guerre che interessano soprattutto i giovani perché sono loro a morire, insieme alla possibilità negata di spostamento e alla mancata libertà di espressione e di confronto. Si tratta di un contesto difficile, quasi apocalittico. L’opera vuole sollecitare, in quanto cerca di far riflettere sugli oggetti che possiamo avere tra le mani, i quali assumono però significati diversi a seconda dell’uso che ne facciamo».
«Assolutamente sì. Anche il nuovo Papa lo ha ribadito, parlando di pace e della necessità di fermare tutte le guerre. Ma poi, come accennato poco fa, pensiamo alle ripercussioni dovute ai conflitti, ad un giovane che per esempio vorrebbe vedere la Palestina ma non può farlo per ovvi motivi. Fortunatamente per ogni conflitto esistono anche i detrattori e coloro che si oppongono, mentre ci sono altre persone che evidentemente non hanno nulla da perdere. La guerra è per gli imbecilli».
«Tutte le cose raffigurate nell’opera sono dei contenitori di umanità, delle scatole che possono essere anche vuote e non significare nulla. Il significato lo si può scovare soltanto all’interno di essi. Può esserci di tutto: dialogo, pace, volontà di comunicare, serenità, felicità, che sono elementi positivi, ma anche quelli di natura opposta».
«Dipende dalle azioni e dal significato attribuito. Le faccio un esempio per ribadire il concetto espresso poco fa: un foglio di carta può servire sia per fare un’operazione matematica, per scrivere una poesia o una lettera. Nello stesso tempo, se piegassi lo stesso foglio facendolo diventare a forma di tubo, esso avrebbe la forma di un’arma. Questo per dire che il significato delle cose non è nelle cose stesse, ma nelle nostre menti, nelle azioni che compiamo con quegli oggetti».
«Parlare di me stesso è impossibile, ma uso l’arte per esprimere quello che penso della vita, insieme ai colori e al disegno. Riesco a farlo molto meglio in questo modo».
«L’arte è sempre stata un qualcosa che ha aiutato a vivere le persone. D’altro canto, però, è stata la non pace interiore ad aver smosso la stragrande maggioranza degli artisti. Molti di essi hanno avuto dei problemi durante la vita, ma questi a mio avviso sono serviti per tirar fuori il loro meglio: Leopardi, ad esempio, se fosse stato un bell’uomo e non avesse avuto la gobba, forse non avrebbe scritto tutte quelle belle poesie. Anche io, quando devo curare una mostra, spero sempre che non mi vadano bene le cose, che sia un po’ arrabbiato, perché solo in questo modo riesco a dipingere e a creare».
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