
La Francia ha dichiarato lo stato d’emergenza in uno dei suoi territori d’oltremare nel Pacifico meridionale. I disordini in Nuova Caledonia di questi giorni hanno richiamato l’attenzione di Parigi. Si tratta di una settimana in cui le strade sono bloccate da barricate – situazione che ha portato il governo francese a chiudere l’aeroporto e le scuole.
Ciò che ha scaturito i disordini sembra essere un progetto di riforma elettorale in discussione in Francia. Secondo questo ddl, il numero di abitanti francesi residenti in Nuova Caledonia (e dunque aventi diritto al voto) sarebbe aumentato di decine di migliaia di unità. L’ultima modifica risaliva agli anni 80, quando si era intervenuti per lasciare inalterato il rapporto tra gli elettori kanak e quelli di origine europea. Per far fronte a questa situazione, lo stesso Macron ha deciso di intervenire in prima persona sull’isola.
Nelle ultime due settimane la violenza ha conosciuto un’escalation molto veloce, arrivando a contare molti feriti e alcuni morti. Ma la realtà è che una situazione del genere era prevista da mesi. Il problema da cui scaturisce la situazione attuale è semplice: si tratta della sotto-rappresentazione politica della minoranza kanak. La preoccupazione di natura politica è intrecciata con quella economica. La Nuova Caledonia, infatti, potrebbe trovarsi ad affrontare un’importante crisi, dovuta al crollo verticale del prezzo del nichel, di cui l’isola vanta ingenti risorse, tanto da essere uno degli elementi che lasciava auspicare l’autonomia.
I francesi sono arrivati sull’isola nella metà dell’Ottocento, quando rappresentava per la Francia metropolitana una colonia penitenziaria. Quando un imputato era condannato a più di otto anni di prigione, doveva scontare del tempo anche in Nupva Caledonia e, così, si formò la popolazione europea dell’isola. Dopo una presenza di 170 anni, si può affermare anche questi ultimi non solo sono di diritto cittadini, ma rappresentano ad oggi la maggioranza della popolazione. La Francia non si ancora troppo sbilanciata sulle posizioni che prenderà di fronte alle proteste di chi reclama l’indipendenza e chi, invece, solo maggiore rappresentazione e autonomia.
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