
Ormai regolarmente, le università pubblicano il “Bilancio di Genere” (BdG) e il “Gender Equality Plan” che si rilevano essere strumenti preziosi per poter analizzare le disparità di genere. Per quanto riguarda l’area partenopea, sono presenti notevoli differenze tra atenei, qui ne verranno confrontate tre: l’Università degli studi di Napoli Federico II, l’Università di Napoli “l’Orientale” e, infine, l’Università degli studi di Napoli “Parthenope”.
Le università, per poter accedere ai fondi dei programmi di ricerca “Horizon Europe” dalla Commissione Europea, devono pubblicare i “Gender equality Plan”. Questi ultimi si basano sui dati raccolti nel “Bilancio di genere” e propongono delle strategie risolutive. Ai due report, si aggiunge poi il Piano di Azioni Positive (PAP) descritto dal nostro ordinamento, che espone in generale le criticità per tutte le categorie a rischio di discriminazione. Questi documenti analizzano sia la situazione degli studenti iscritti, che tutti coloro che lavorano nelle università, dai docenti e ricercatori al personale tecnico-amministrativo.
L’Università degli studi di Napoli Federico II presenta una maggiore componente studentesca femminile, pari al 56,1 %, secondo l’anno accademico 2022/23. La disparità si manifesta sotto forma di segregazione orizzontale. Risulta esserci una maggiore concentrazione maschile in percorsi scientifico-tecnologica (area STEM) con il 28,8%, in linea con la media nazionale (28,3%). Vi è inoltre una maggiore presenza femminile in alcuni percorsi (43,9%), seppur in maniera inferiore rispetto alla media nazionale (47,6%), tra cui quelli di cura delle persone ed umanistici. Questi corsi sono d’altronde spesso caratterizzati da inferiori prospettive occupazionali, di carriera e di reddito. Vi sono poi i corsi neutri, in cui non prevale né la componente maschile né quella femminile e nella Federico II, l’incidenza sul totale in percentuale (27,3%) è maggiore della media nazionale (24%). Per quanto riguarda il personale, i valori cambiano. Per gli organi e incarichi di governo, la composizione femminile diminuisce notevolmente. La percentuale del personale docente presenta degli squilibri: si evidenzia una forte concentrazione maschile nei ruoli di docente di I e II fascia, con una percentuale complessiva pari al 65,1%, mentre quella femminile è pari al 51%.
Anche per il divario retributivo i dati sono in linea con quelli nazionali: infatti, le laureate della Federico II percepiscono mediamente tra l’80% e l’86% dello stipendio corrisposto ai colleghi maschi, per ogni tipologia di titolo di studio. Il tasso occupazionale ad un anno dalla laurea triennale invece per le donne è di 13 punti inferiore rispetto al tasso nazionale.
È interessante il paragone con l’Università di Napoli “L’Orientale” che invece, specializzandosi in ambito umanistico, linguistico e sociale, presenta una componente femminile del 79,4%, per l’a.a. 2023/24. In quasi tutti i corsi di laurea triennale la percentuale è simile, ad eccezione dei corsi Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, con una percentuale di studentesse compresa tra il 67%-69,2%, e Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente, tra il 65,7%-67,7%. Per quanto riguarda il personale tecnico-amministrativo, si registra una prevalenza femminile (60%). Tra il personale docente, la composizione si distribuisce quasi in modo equivalente, con una leggera prevalenza femminile (53%).
L’Università degli studi di Napoli “Parthenope” presenta una preponderanza della componente maschile (58,34%) rispetto a quella femminile (41,66%), per l’a.a. 2021/22. Emerge inoltre che su 42 corsi di studio attivi 9 di questi sono a prevalenza femminile, 23 sono a prevalenza maschile (specie area STEM) e 10 risultano neutre rispetto al genere. La ripartizione del personale docente in base al ruolo ricoperto evidenzia che la rappresentanza femminile è più bassa nelle posizioni di vertice della carriera: fra i Professori ordinari, si contano solo 37 donne a fronte di 84 uomini. I valori raggiungono la parità, per il ruolo di Professore di II fascia. Infine, il personale tecnico-amministrativo è composto per un 53,60% da uomini.
Le disparità di genere nelle università napoletane esistono e persistono, soprattutto a causa dei ben consolidati ruoli, i quali orientano il comportamento, gli interessi e, in generale, ogni aspetto della vita.
Le misure prese dagli atenei come la riduzione delle tasse o i vari workshop non sono sufficienti, perché gli stereotipi di genere sono imposti sin dai primi anni dell’infanzia, anche dai genitori.
È dunque fondamentale decostruire i bias di genere e sensibilizzare, a partire dai primi livelli di istruzione, e non solo negli ultimi anni di liceo, in occasione dell’iscrizione all’università.
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