
Giovedì i mediatori internazionali hanno tenuto un nuovo round di colloqui a Doha con lo scopo di arrivare ad un cessate il fuoco per Gaza. La preoccupazione di un potenziale conflitto regionale in Medio Oriente ha destato non poche paure. Infatti, i vertici internazionali sono alla ricerca di un accordo che possa fermare questa guerra prima di un’escalation ancora più catastrofica. Secondo le autorità sanitare di Gaza, ad oggi sono circa 40.000 le vittime palestinesi che hanno perso la vita e ad oggi non c’è ancora una soluzione concreta, ma osserviamo insieme cos’è successo.
Gli Stati Uniti, il Qatar e l’Egitto hanno incontrato una delegazione israeliana in Qatar, mentre Hamas non ha partecipato direttamente. Quest’ultima accusa Israele di aggiungere nuove richieste a una precedente proposta che aveva il sostegno degli Stati Uniti e della comunità internazionale e che Hamas aveva accettato in linea di principio. Intanto, i colloqui si sono prolungati fino a venerdì sera senza una svolta immediata. Stati Uniti, Egitto e Qatar hanno dichiarato che i negoziati proseguiranno la prossima settimana al Cairo, nella capitale egiziana. Secondo un commento del presidente Joe Biden “il cessate il fuoco non è mai stato così vicino”: sarà davvero così?
I mediatori hanno trascorso mesi cercando di elaborare un piano in tre fasi: il rilascio degli ostaggi israeliani da parte di Hamas in cambio di un cessate il fuoco duraturo, il ritiro delle forze israeliane da Gaza ed il rilascio dei palestinesi imprigionati da Israele. Entrambe le parti hanno concordato in linea di principio sul piano annunciato da Biden il 31 maggio. Ma Hamas ha proposto “emendamenti” e Israele ha suggerito “chiarimenti”, portando ciascuna parte ad accusare l’altra di avanzare nuove richieste. Infatti, continuano ad esserci lacune dopo mesi di colloqui e sembra non si arrivi da nessuna parte.
Hamas ha respinto le ultime richieste di Israele che includono una presenza militare duratura lungo il confine con l’Egitto e una linea che divide in due Gaza, dove il paese di Netanyahu perquisirebbe i palestinesi che tornano alle loro case per sradicare i militanti. Il portavoce di Hamas, Osama Hamdan, ha detto all’Associated Press che il gruppo è interessato solo a discutere l’attuazione della proposta di Biden. Il primo ministro israeliano nega che Israele abbia avanzato nuove richieste, ma ha anche ripetutamente sollevato dubbi sulla durata del cessate il fuoco, affermando che Israele rimane impegnato nella “vittoria totale” contro Hamas e nel rilascio di tutti gli ostaggi.
Come dicevamo, secondo il presidente Biden non si è mai stati così vicini a trovare un accordo. Si tratta sicuramente di una dichiarazione che fa guadagnare più tempo, date le tensioni nella regione e le minacce di ritorsione contro Israele da parte dell’Iran per l’assassinio del leader politico di Hamas Ismail Haniyeh a Teheran e di un comandante di alto rango di Hezbollah a Beirut il mese scorso. Hamas ha dichiarato: “Dire che siamo vicini ad un accordo è un’illusione“. E ci si chiede giustamente la verità da che parte sia: essa sta nei fatti e finché Hamas ed Israele non riusciranno a trovare un punto d’incontro, la tregua per Gaza sarà tutt’altro che vicina.
Le differenze principali tra Hamas ed Israele restano, ma per molti ci sono delle svolte positive. Anche Washington ha annunciato di aver presentato un nuovo schema nelle discussioni, sostenuto da Egitto e Qatar, per “colmare le lacune rimanenti nell’attuazione dell’accordo da parte di Israele e Hamas”. Intanto, l’offensiva israeliana ha ucciso 40.005 palestinesi secondo il Ministero della Salute di Gaza. In più, questa guerra ha lasciato una scia di distruzione in tutto il territorio palestinese ed ha costretto la stragrande maggioranza dei 2,3 milioni di abitanti di Gaza ad abbandonare le proprie case. I colloqui a Doha non hanno portato grandi risultati per Gaza, ma continuiamo a sperare nei negoziati della settimana prossima in Egitto.
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