
Parlare di classici risulta, oggi, abbastanza semplice: si sfoglia un manuale e si trovano i nomi di coloro che, in qualche modo, hanno superato la prova del tempo. In questa operazione, però, si dimentica il lavoro del critico e dell’editoria, veri propulsori della consegna ai lettori di autori considerati talentuosi. E quando si parla di letteratura contemporanea, la situazione si complica perché, non solo non si ha l’«ardua sentenza» dei posteri, ma non si è riusciti nemmeno a vagliare e a catalogare l’immensità di libri esistenti, soprattutto di quelli passati in sordina o di quelli che hanno avuto una tormentata pubblicazione. Domenico Rea andrebbe annoverato tra gli autori più influenti del nostro Novecento; invece, è pressoché sconosciuto e i suoi libri sono introvabili (come ricorda la figlia Lucia), se non si considera la libreria Dante & Descartes (NA) di Raimondo Di Maio.
A tal proposito, è la Bompiani a prendersi l’onere di ripubblicare Rea iniziando da “Spaccanapoli” (nel 2021, in concomitanza col centenario della nascita di Rea), continuando con “Ninfa plebea” e con “Il fondaco nudo” di prossima uscita. Le ragioni di questa scelta sono ampiamente trattate dall’editor Bompiani Andrea Tramontana in “L’estro furioso. Domenico Rea da Napoli a Nofi”, un volume contenente quindici saggi. Questo è frutto di uno studio articolato in cinque macro-tematiche portato avanti da accademici, giornalisti, editori e scrittori; curato dal professor Vincenzo Salerno (direttore del Centro di ricerca di “Domenico Rea”), dalla dottoranda dell’Università di Salerno Oriana Bellissimo e l’assegnista di ricerca Eleonora Rimolo.
Pubblicato il 30 dicembre 2022 da FedOAPress (collana Orione), la raccolta di saggi si propone come una conclusione, ma anche punto di partenza, delle giornate-studio dedicate allo scrittore grazie al “Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Domenico Rea”, istituito per promuoverne il rilancio. Il titolo riprende l’eponimo racconto contenuto in “Gesù, fate luce!”, ma è stato usato dai critici per descrivere l’ardore con cui Rea ha ricalcato Napoli e le zone dell’Agro Sarnese-Nocerino, allontanandosi da ogni catalogazione letteraria se non su base geografica; difatti, si preferisce definire Rea un autore meridionalista. Persino nel viaggio in Brasile, quando il populismo getuliano era al vertice, Rea testimoniò l’orrore della guerra in Campania e consegnò al popolo brasiliano un ritratto, forse impreciso nei dati ma non negli intenti, dell’impreparazione antiaerea del Sud, fatta di buche e di cantine.
È Maria Rosaria Corvino ad analizzare il valore del Rea di “A Ira de Deus” come ponte fra due culture, ma soprattutto come testimone oculare dell’inefficienza italiana e dell’istinto di sopravvivenza della “plebe”. Inoltre, la «scabrosità» dei temi affrontati nelle sue opere, sulla scia di Rabelais in chiave basiliana, è un chiaro segno dell’«atteggiamento antropopoietico» che lo scrittore ha nei riguardi dei suoi personaggi, un taglio antropologico che lo contraddistingue sia nella saggistica sia nella narrativa, come nota Vincenzo Esposito. Rea incarna il profilo di un intellettuale particolarmente attento alle ingiustizie e alle diseguaglianze, seppur ammirando lo spirito di sopravvivenza della sua plebe. E il suo stile, un «purissimo realismo creaturale» secondo Guarini, è una commistione sapiente di italiano colto e popolare, dialettismi e slang italoamericano: perché la sua letteratura è anche letteratura d’immigrazione, come scrive Sebastiano Martelli.
Nel volume, se da una parte si evidenzia il «mancato incontro» con Gatto, dall’altra si prova a inquadrarlo nella sua attività giornalistica e nel suo tempo. Napoli diventa la miglior interlocutrice di Rea e, infatti, Alessio Forgione non riesce più a pensare alla città partenopea senza avere in mente il Rea di Pensieri della notte. E poi c’è la città immaginaria Nofi (Nocera Inferiore), dove avvengono i “fatti” raccontati nei suoi romanzi.
Eleonora Rimolo, nel suo intervento, tratteggia le caratteristiche del «falso romanzo» reano “Una vampata di rossore” delineando la psicologia dei personaggi, in particolare di Assuero, eco del padre di Rea, nel contesto “nofiano”. Novelliere, romanziere, saggista, giornalista ma anche poeta. E di quest’ultima esperienza è Vincenzo Salerno a delinearne il percorso, partendo dai primi componimenti di argomento mariano all’ultima prova poetica Nubi (1976/1984).
“Estro furioso” è un tassello importante per il rilancio di questo grande autore partenopeo, può essere una guida sapiente per chi si approccia all’autore, ma anche un approfondimento per chi si dedicherà allo studio dell’opera reana. Questo progetto cerca di inaugurare l’estinzione del “fuori catalogo” dalle librerie, nella speranza che Rea venga riconosciuto come un fuoriclasse e letto da un più vasto pubblico.
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