
Verrà consegnato giovedì 4 luglio a Casal di Principe il Premio Nazionale Don Peppe Diana. La cerimonia si terrà a casa Don Diana, un bene confiscato alla criminalità organizzata che è sede del Comitato che porta il nome del sacerdote ucciso il 19 marzo del 1994. Proprio il 4 luglio, giorno in cui cade il Don Peppe Diana Day, la vittima di camorra avrebbe compiuto 66 anni. Il premio 2024 andrà a tre testimoni d’eccezione della lotta antimafia: Savina Pilliu, minacciata per lungo tempo dalla mafia palermitana; Fabrice Rizzoli, ricercatore francese; e Renato Nitti, procuratore della Repubblica di Trani.
Con Savina Pilliu e la sorella Maria Rosa, morta tre anni fa, siamo nella Palermo degli anni ’80. La mafia domina in diversi settori, soprattutto in quello edilizio. All’ingresso del Parco della Favorita si trova la loro casa, che fa gola all’imprenditore Pietro Lo Sicco, affiliato al clan di Stefano Bontate. Le sorelle Pilliu rifiutano qualsiasi “proposta” di acquisto delle loro abitazioni scatenando l’ira dei criminali. Questi avevano in progetto l’abbattimento delle case per fare spazio ad abitazioni di nuova costruzione. La resistenza opposta dalle donne alle crescenti pressioni provoca minacce e avvertimenti violenti. Savina e Maria Rosa si ritrovano a casa bidoni di calce, corone di fiori, una bombola di gas e altri oggetti. Intanto le loro abitazioni sono pesantemente danneggiate dall’abbattimento di quelle ai piani superiori – rimangono, così, senza tetto – e delle palazzine intorno, comprate dal costruttore.
Le sorelle Pilliu sono costrette a trasferirsi altrove ma non vendono le loro case. Si rivolgono ad un avvocato e sporgono negli anni 44 denunce. Nel ’92 raccontano la loro storia anche a Paolo Borsellino, che le incontra quattro volte nelle settimane prima della strage di via D’Amelio. Ma la strada della giustizia è lunghissima e a tratti beffarda, intrisa di tanta corruzione. Nel 2008 Lo Sicco viene condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e Savina e Maria Rosa ricevono un risarcimento di 218mila euro. La causa civile per il danno patrimoniale, pur riconoscendo alle sorelle Pilliu un risarcimento di 780mila euro, non consentirà di ricevere nemmeno un euro. Le quote della società e gli altri beni del costruttore sono stati confiscati, e la banca mutuante ha la priorità nella riscossione dei crediti. Savina e Maria Rosa non riceveranno nulla diventando anche vittime dello Stato. Le loro case, ormai ridotte a ruderi, sono ancora in piedi e diventeranno la sede di un’associazione antimafia.
Renato Nitti, procuratore della Procura di Trani, sarà premiato “per la sua dedizione al lavoro in opposizione alla corruzione e per la difesa dell’ambiente, sempre al servizio della comunità, sempre in ascolto, alla ricerca della verità, senza compromessi, coniugando giustizia e umanità”.
E a Fabrice Rizzoli, giornalista e attivista francese, il premio andrà perché “ha saputo prendere per mano il dolore dei familiari delle vittime innocenti delle mafie d’oltralpe trasformandolo in impegno e preziosa testimonianza capace di oltrepassare i muri dell’indifferenza”.
Le menzioni speciali saranno consegnate all’Associazione di volontariato Avis for Kenyan, per il suo intervento medico a favore delle popolazioni, soprattutto bambini del Kenya, restituendo loro vita e sorrisi; ad Anna Motta e Giuseppe Paciolla, genitori di Mario, cooperante ucciso in Colombia, per la loro continua ricerca della verità, senza sconti, senza nascondimenti. Menzione speciale anche a Giuseppina Casarin, musicista veneziana che ha fondato il coro Voci dal mondo che integra musiche e persone, storie e racconti, colori ed etnie, dentro un viaggio corale di sentimenti e di passioni.
Nell’anno del conflitto mediorientale, gli organizzatori hanno poi voluto dedicare un premio speciale al Rabbino Gad Piperno e all’Imam Izzedin Elzir, entrambi di Firenze, perché nel momento del dolore si sono tenuti per mano lanciando un messaggio di fratellanza tra i popoli.
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