
Dal 10 ottobre 2023 al 28 gennaio 2024, Palazzo Esposizioni Roma ospita la più ampia mostra mai dedicata a Don McCullin. Esposti oltre 250 scatti del grande fotoreporter di fama internazionale, un testimone di guerre e tragedie umanitarie, che ha dato vita ad alcune delle immagini di povertà, carestia e guerre più note di tutta la storia della fotografia.

McCullin è riconosciuto a livello internazionale come uno dei maggiori fotografi di tutti i tempi, avendo lavorato per importanti giornali britannici come The Observer e The Sunday Times. Da sempre si è esposto a grossi rischi in alcuni dei conflitti più violenti e catastrofici. Benché la prima delle sue “guerre” sia stata la guerra fredda nello scenario della Berlino divisa, le sue prime vere e proprie esperienze di reporter sulla violenza di guerra le ha vissute a Cipro e in Congo. Tuttavia, le sue fotografie più apprezzate sono quelle che mettono in luce i terribili crimini umani delle guerre in Vietnam e in Cambogia, da lui ampiamente documentate.
Infatti a consolidare la sua reputazione e i meriti del suo coraggio e della sua compassione, elementi chiave della sua attività di fotografo di guerra, sarebbe stato il Vietnam. Per riuscire a catturare queste immagini, allo stesso tempo intime e strazianti, McCullin è sempre stato disposto a correre rischi enormi. Con il suo obiettivo ha catturato l’orribile realtà della guerra su entrambi i fronti rivelando, con le sue immagini di morte esenti da qualsiasi censura, un conflitto destinato a diventare sempre più impopolare e controverso man mano che durava.
Il percorso della mostra si apre con una raccolta di immagini che risalgono ai primi passi di McCullin nel mondo della fotografia, proprio con gli scatti di disoccupati, senzatetto, e i poveri dell’Inghilterra. Nato e cresciuto a Finsbury Park, Londra, le sue prime fotografie riflettono la cruda autenticità delle persone e dei luoghi che hanno influenzato la sua gioventù.
McCullin testimone della Storia McCullin ha documentato alcuni dei conflitti più tragici e significativi. Dalla devastazione del Vietnam alla guerra civile in Libano, le sue immagini sono testimonianze toccanti dell’orrore della guerra.


In questa sezione, McCullin esplora la Gran Bretagna in un momento di profondo cambiamento. I suoi progetti sono incentrati sulla parte nord dell’Inghilterra che si era andata rapidamente impoverendo a causa della deindustrializzazione. Dalla Liverpool dei primi anni Sessanta, alla Bradford degli anni Sessanta e Settanta, McCullin sorprende queste città nel momento del loro crollo materiale e sociale. Grazie al suo approccio originale e all’umanità che lo contraddistingue, McCullin riesce a dare vita a dei “ritratti” di individui a cui restituisce un’identità, come nel caso della senzatetto Jane.

Oltre alle guerre, McCullin ha immortalato culture e paesaggi lontani. Le sue immagini sono finestre aperte su mondi spesso sconosciuti. Il fotografo, infatti, nella sua continua ricerca ha saputo anche vedere, al di là della miseria e della tragedia, la diversità e la forza dei popoli all’interno di una varietà eterogenea di contesti.
Le fotografie di McCullin non si fermano alla documentazione di eventi storici, ma esplorano anche il paesaggio britannico con una sensibilità unica. Attraverso giochi di luce e ombra, cattura la bellezza spesso oscura e drammatica della natura e della campagna inglese. McCullin ci consegna un resoconto del mondo attorno a sé brutale e spesso addirittura tetro, in un certo qual modo intriso di conflitto. Anche i paesaggi scozzesi appaiono più pervasi dal sublime che dalla loro tradizionale bellezza, come pure le toccanti composizioni di nature morte, poetiche e cariche di emotività.
All’inizio del nuovo millennio Mc Cullin ha dato avvio a ciò che lui stesso considera il suo ultimo grande progetto, una sorta di indagine fotografica culturale, architettonica e storica sui resti dell’Impero romano nell’area del Mediterraneo meridionale. Il progetto Frontiere del sud mescola un acuto sguardo sul paesaggio con un appassionato coinvolgimento per la capacità delle rovine romane di testimoniare lo scorrere del tempo. Dal Marocco all’Algeria, passando per Siria e Libano, McCullin ha fotografato alcuni siti, tra cui Palmira, restituendo l’immagine sia un’antica civiltà rimasta intatta, sia il segno tangibile dei danneggiamenti legati alla sua autoproclamazione di Stato islamico. Anche durante la pandemia, McCullin ha proseguito il suo lavoro in Turchia, culminato nel libro Journeys across Roman Asia Minor. Le sue ultime opere si concentrano su specifiche sculture romane, testimonianza della sua dedizione duratura alla fotografia come forma d’arte pari a tutte le altre.


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