
Come già analizzato in un precedente articolo, le prossime elezioni statunitensi sono marcate da un altissimo tasso di instabilità, specchio dei malcontenti e delle spaccature del paese. Entrambe le candidature, infatti, non sono state propriamente accolte con entusiasmo. Risulta evidente una mancanza di novità. Analizziamo qui gli aspetti della corsa di Donald Trump contro Joe Biden.
Donald Trump, durante il primo comizio tenutosi dopo la candidatura, non ha perso tempo ed è tornato sotto i riflettori a modo suo. Ha esordito imitando Biden, schernendolo e provocando non poche polemiche. Alexander Stille, giornalista del New York Times, ha approfondito in un’intervista le problematicità che entrambi i candidati devono affrontare. Non solo si tratta di un remake del 2020, ma con le forze di entrambi piuttosto provate.
Trump può contare su un nucleo affezionato, ma fatica sicuramente a convincere il 60% della popolazione. Biden, d’altro canto, è abbastanza popolare e rispettato, ma, di nuovo, a mancare è un supporto che sia entusiasta. Questo ha portato a uno dei record più problematici della storia degli USA. Biden è, infatti, uno dei presidenti statunitensi in carico con uno dei più bassi tassi di popolarità.
In realtà, valutando l’operato di Biden, la sua impopolarità risulta piuttosto paradossale. Il presidente democratico ha governato, secondo numerosi parametri, piuttosto bene. E, soprattutto, lo ha fatto nonostante abbia ereditato una situazione molto complessa. In piena pandemia, il tasso di disoccupazione era piuttosto alto e, grazie al suo operato, è sceso al di sotto del 4%, creando centinaia di migliaia di posti di lavoro. Purtroppo, questo risanamento è stato poco percepito, a causa degli alti tassi di inflazione determinati da fattori esterni, quali la guerra in Ucraina. Ancora, Biden ha promosso delle prime vere e proprie leggi che riguardano il clima e le infrastrutture. Eppure, questa impopolarità rimane. Tra i suoi errori ci sono: una cattiva gestione del ritiro dall’Afghanistan e della situazione a Gaza. Quest’ultimo avvenimento, ha creato una spaccatura preoccupante tra Biden e l’elettorato giovane, oltre che con la comunità araba statunitense.
Dall’altro lato di queste elezioni, c’è il repubblicano Donald Trump. Nonostante abbia perso sia le elezioni del 2020, sia quelle del mid-term, Trump appare illeso e strafottente. La sua popolarità rimane altissima nel partito repubblicano: un 30% del paese si mostra ferocemente fedele a lui. I due impeachment, i processi, sembrano non scalfire neanche la superficie di una fiducia che sembra totale. Anzi, i suoi problemi con la legge vengono percepiti come una vera e propria persecuzione del tycoon da parte della legge. C’è poi tutta una fascia di repubblicani moderati o persone esterne agli schieramenti politici. Tra di loro, non c’è una convinzione nei confronti di Trump, ma c’è anche un malcontento verso Biden. L’appeal di Donald è diametralmente contrapposto a quello di Joe: da un lato c’è un modo trasgressivo e pop, dall’altro un atteggiamento pacato ed elegante.
La vera sfida di queste elezioni, però, rimane il tentativo di colmare la distanza con gli elettori. Nessuno dei due candidati risulta davvero all’altezza di compiere l’arduo compito della rappresentanza. Il mancato senso di ricambio generazionale sta scaldando gli Stati Uniti, soprattutto negli elettori sotto i 40 anni.
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