
Donare sangue è donare la vita. Molti di noi hanno scelto di donare gli organi alla morte e sappiamo cosa ha significato questo per chi era in attesa di un trapianto. Il sangue si può donare più volte, rimanendo in vita. Chi riguarda questa donazione? Tutti quelli che sono in buona salute, hanno tra i 18 e i 60 anni, non sono al di sotto dei 50 kg di peso. Mettiamoci dalla parte di chi periodicamente, a più riprese, necessita di trasfusioni. Vivere una vita condizionata da questi appuntamenti gravosi significa vivere una vita sospesa dove tutto è condizionato dalle trasfusioni: abitudini, scelte, anche una banale vacanza, tutto dipende dall’appuntamento per la prossima trasfusione.
Cosa succede quando si arriva in ospedale e c’è carenza di sangue, soprattutto al sopraggiungere dell’estate? Lo chiediamo ad una giovane donna di 33 anni di Castel Volturno, che da anni convive con l’Anemia Mediterranea, malattia genetica ereditaria molto diffusa nell’area del Mediterraneo.
«Mi è stata diagnosticata la forma più grave di anemia fin da quando ero bambina, in famiglia ne soffriamo io e mio fratello maggiore. Siamo entrambi molto minuti, il rallentamento della crescita è infatti il primo sintomo visibile».
«L’anemia mi fa sentire sempre stanca, anche gli impegni più semplici diventano gravosi e pesanti. Lavoro in un supermercato e, stare tan – to tempo seduta o in piedi, non aiuta: sento le ossa a pezzi, la stanchezza parla per me, ma non posso permettermi di non lavorare»
«Affronto quella giornata con la consapevolezza di chi sta per ricevere un dono immenso. Pensare che qualcuno rinunci ad una par[1]te di sé per fare dono della vita ad un altro, sacrificando anche del proprio tempo, è un gesto di grande amore gratuito. Chi dona il sangue fa parte di quell’umanità che salva il mondo con piccoli ma straordinari gesti: per chi è credente è un gesto di grande carità».
«Lo scorso anno l’Ospedale Cardarelli di Napoli, che mi segue per la mia malattia, ha avuto un enorme problema di carenza di sangue. Si è trattato di un problema generale che ha riguardato tutti gli ospedali, conseguenza della pandemia. In diverse occasioni, l’Ospedale ha lanciato appelli a donare il sangue, le donazioni erano diminuite in modo sostanziale a causa della paura di contagio. Mi recavo in Ospedale con la speranza e tornavo a casa “a mani vuote”. Eravamo tanti di noi nella stessa situazione: in quel momento per la prima volta ho temuto per la mia vita. L’incertezza legata al non sapere quando e se avremmo ricevuto la trasfusione, ci ha messo nella più grande precarietà con una domanda: ce l’avremmo fatta? Ce la farò ad aspettare la prossima trasfusione? Finalmente qualcosa è cambiato, forse un messaggio ha sensibilizzato il pubblico e le donazioni sono ricominciate».
«La carenza di sangue, le mancate trasfusioni, oltre alla preoccupazione per la salute, credo che ci faccia riflettere su cosa fare. Le Istituzioni (Comune, Associazioni, Parrocchie) dovrebbero incentivare e sensibilizzare maggiormente le campagne di donazione di sangue: queste iniziative dovrebbero essere sponsorizzate con frequenza attraverso tutti i canali comunicativi di cui disponiamo».
Organizzare una campagna di donazione di sangue periodica anche nel piccolo comune incentiva il cittadino che ha difficoltà a raggiungere un ospedale, anche una mamma messa nella condizione di potersi recare in un laboratorio vicino sarebbe un generoso donatore. Possono sembrano rimedi banali, ma è sulla facilità della donazione che bisogna lavorare! Forse pensiamo che i costi da sostenere per queste iniziative sono troppo alti, ma l’obiettivo è la vita che aspetta: la vita non ha prezzo!
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