
Già in epoca romana la donna, considerata generatrice di nuova vita, veniva festeggiata nel mese di Marzo. I Matronalia in onore delle matrone romane, era una festa sacra dedicata alla dea Giunone Lucina, protettrice delle matrone partorienti. La strada da percorrere per la rivendicazione dei diritti politici, economici e sociali del genere femminile è lunga ed impervia. Ancora oggi, in alcune aree nel mondo infatti, la situazione è molto arretrata, tanto che le donne non hanno diritti e dipendono esclusivamente dalla volontà degli uomini.
Era il 1893 quando alle donne della Nuova Zelanda fu concesso il diritto al voto. Da allora tante sono state le lotte sociali e tanti i traguardi importanti ,ma non sempre decisivi per il riconoscimento di quella parità dei diritti tanto nelle istituzioni quanto nella famiglia e nel lavoro. Per secoli le donne sono state relegate ad uno stato di subordinazione con il solo compito di procreare, mentre agli uomini erano concessi i diritti nell’istruzione e nella partecipazione della vita sociale e politica.
Se guadiamo al passato ci rendiamo conto che le rivendicazioni dei diritti civili, politici ed economici sono iniziate con la nascita del movimento femminista. Già nel 1791 però, ci furono i primi accenni di quelle richieste. La francese Olympe de Gouges, durante la Rivoluzione, reclamò tali diritti scrivendo la “Dichiarazione dei diritti della donna” ma essendosi ribellata al regine, fu ghigliottinata.
Ma cosa accadde nel frattempo nel nostro paese? Verso la fine dell’800 anche le donne come la patriota Clara Maffei ad esempio, parteciparono con coraggio e determinazione a quelle lotte che avrebbero portato all’Unità dell’Italia. Dobbiamo però attendere il 1946 affinché le donne possano esercitare per la prima volta il diritto al voto, concesso l’anno precedente, partecipando al referendum istituzionale ed alle elezioni della Costituente (2-3 giugno 1946).
Fu proprio alla fine del secondo conflitto mondiale il periodo decisivo della storia italiana: le donne infatti chiesero di partecipare alla Costituente e 21 di esse furono elette. Tra loro anche quattro deputate fecero parte della Commissione dei 75, incaricata di redigere la nuova Costituzione.
Per tutti questi motivi i nostri padri costituenti, per garantire proprio quella parità di diritti hanno inserito nella nostra Costituzione articoli che fanno esplicito riferimento alla dignità sociale e senza distinzione di sesso (art.3). Articoli che riguardano la parità dei ruoli familiari (art. 29), il dovere per entrambi i genitori di educare, mantenere ed istruire i figli (art. 30) e la parità di retribuzione, per le stesse attività lavorative (art. 37).
Durante le guerre le donne si sono sempre fatte carico dei sistemi produttivi, dimostrando di possedere le stesse competenze degli uomini nel lavoro tanto che gli Stati, trovarono in loro una valida alternativa di forza lavoro, persino nelle discipline tecnico scientifiche.
Anche se il loro contributo in quel periodo fu fondamentale, le donne nella scienza al tempo erano considerate ancora un’eccezione tanto da influenzare ancora oggi, scelte ed opportunità nel modo scientifico. Non deve quindi stupirci l’affermazione, nel 1943, di un manager statunitense: “Le donne possono essere istruite a fare qualsiasi lavoro, ma ricordate una donna non è uomo, è un sostituto, come la plastica può sostituire il metallo”.
Per secoli alle donne non fu concesso il diritto all’istruzione. Le poche fortunate ebbero tale opportunità perché rinchiuse in conventi o perché imparentate a scienziati. E mentre nel 1088 fu fondata la prima università, in Italia le donne ottennero il diritto di iscriversi agli atenei solo alla fine del 1800. Diritto riservato comunque a donne di eccezionale talento e con famiglie disposte a sfidare le regole. Si pensi che la prima donna laureata al mondo sia stata Elena Lucrezia Corner Piscopia , nel 1678, presso l’università di Padova, anche se la scienza continuava ad essere un universo esclusivo per gli uomini convinti della inferiorità femminile.
Nonostante nel corso dei secoli sempre più donne abbiano avuto spazi importanti nel campo dell’astronomia, matematica, chimica, resta ancora quel retaggio culturale che ne condiziona il percorso professionale. Per garantire equità e progresso, è necessario abbattere gli stereotipi e garantire la presenza di ambienti inclusivi per favorire la crescita professionale delle donne.
Per questo l’11 Febbraio si celebra la Giornata Internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza per promuovere la partecipazione femminile nei campi scientifici e tecnologici. Tra le varie iniziative, quella del Museo Galilei è unica in Italia. Il pubblico è invitato a diventare protagonista nella creazione di una biblioteca digitale su donne e astronomia intitolata “Donne del cielo”. Tale iniziativa vuole ricordare quelle studiose che, con il loro lavoro e il loro impegno, hanno contribuito alla comprensione del nostro cosmo, sebbene siano state spesso invisibili, messe in ombra o dimenticate.
Sirene, Sante, Madonne, ma anche attrici, intellettuali, operaie, donne del popolo e nobili. Da Matilde Serao a Sophia Loren, da Titina De Filippo a Eleonora Pimentel Fonseca, da Maria D’Avalos a Maddalena Cerasuolo, donne che hanno affrontato la vita con fierezza e coraggio, hanno lasciato un messaggio di speranza, ancora molto vivo e sentito, per il future.
Storie di esponenti di quello che un tempo veniva definito “gentil sesso” e che hanno cambiato il mondo! Hanno amato, lottato, difeso i propri diritti ed ideali, senza mai risparmiarsi, ed ancora oggi sono un modello da seguire. Se dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, lo stesso dicasi per una città come Napoli che è “femmina” nell’animo, passionale e vera. Una città che, non a caso, ha dato i natali a tante donne che hanno contribuito a farne la storia, che si sono battute per ottenere diritti e riconoscimenti, che hanno lasciato un segno indelebile ed i cui nomi sono e saranno legati al capoluogo campano per sempre.
Un divario di genere che continua ad influenzare ancora la vita presente. Tanti gli esempi di donne nella scienza che perdurano ad offrire validi modelli e a far si che donne come Bianca Balti, nell’ ultimo Festival di Sanremo, possano affermare “Noi donne siamo sempre di grande esempio per gli uomini” dimostrando di non essere né orpelli né l’ovvio (cit. Francesca Barra).
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