
La condizione di vita delle donne dal il ritorno dei talebani, tre anni fa, continua a peggiorare. Ѐ impossibile dimenticare le immagini diffuse tre anni fa in rete, dove vediamo i civili che tentano di scappare dall’Afghanistan appendendosi agli ultimi destinati alle truppe del presidente Biden. Adesso, dopo tre anni, quelle foto hanno una voce diversa, ora non c’è più solo la paura. Adesso ci sono i fatti.
Con l’occupazione americana, nonostante il clima di tensione, molte donne si sentirono ispirate dai valori liberali decantati dagli americani, i quali hanno illuso queste donne promettendogli libertà, finanche autodeterminazione.
Gli americani si sono poi ritirati, lasciando l’Afghanistan nelle mani dei talebani. I talebani in Afghanistan hanno poi deciso di smantellare il quadro giuridico ed istituzionale. Al posto di giudici, avvocati e procuratori, ci sono studenti o diplomati alle madrase pakistane, con nessuna esperienza in campo legale, né in altri campi. Non hanno idea di che cosa sia un processo o un’indagine. Regnano le violazioni dei diritti e gli abusi di potere.
In modo particolare sono state colpite le donne. Lo racconta nel suo ultimo report sulla giustizia Rawadari, organizzazione afghana per i diritti umani, basata in Inghilterra, con operatori all’interno dell’Afghanistan. Il report ci racconta dei nuovi divieti per le donne, non si può uscire né lavorare senza un uomo vicino che le sorvegli, il mahram. Il reato d’onore si intensifica sempre di più ed è usato del tutto arbitrariamente, la sua punizione è la lapidazione. Molte ragazze vengono fatte sparire senza motivo. Lo studio viene svolto dalle donne e per le donne clandestinamente. Nelle prigioni vengono perpetrate torture di ogni genere.
L’intimidazione e la paura non incoraggiano le donne a ribellarsi, anzi, anche le madri preferiscono chiudere le figlie in casa per paura che i Talebani le rapiscano. In Afghanistan c’è il rischio che una ragazza esca di casa e che non ci torni mai più, c’è il rischio che una madre la pianga in silenzio e c’è la sicurezza che i colpevoli qualsiasi cosa facciano restino impuniti.
Questo ha portato ad un inevitabile aumento di suicidi e patologie mentali per le donne, soprattutto per le più giovani. Dove c’è oppressione le donne sono sempre oppresse due volte.
Il rapporto tra l’istituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ed i Talebani è sicuramente complesso. Non è la prima volta quest’anno che vediamo in difficoltà quest’istituzione a svolgere il proprio lavoro.
Da una parte troviamo la denuncia di Jeremy Laurence, rappresentante ONU per i diritti umani. Nella denuncia di giugno Laurence esplicava l’aumento delle punizioni fisiche alle donne per “crimini morali” e “fuga da casa”. Queste vengono svolte in pubblico proprio per aumentare la paura dei cittadini. Va poi ricordato la grande censura da parte del partito di Allah, per cui i giornalisti non sono liberi di svolgere il proprio lavoro ed i telefoni vengono sequestrati.
Dall’altra parte il primo luglio si è tenuta la conferenza di Doha, dopo aver rifiutato per due volte quest’anno i Talebani hanno deciso di partecipare a patto che fossero gli unici invitati e di non affrontare il problema dell’oppressione delle donne. Sebbene l’ONU rivendichi questo momento come l’inizio delle trattative economiche con i Talebani, c’è da ammettere che cedendo alle loro condizioni si è nei fatti riconosciuto il loro governo anche quando lo si nega ufficialmente.
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