
La super mamma eroina dice basta. Le donne lavoratrici: una su cinque lascia il lavoro se diventa madre. Nel 2024 le donne italiane non solo fanno meno figli ma sono costrette a scegliere tra famiglia e carriera, o meglio dire maternità e lavoro. Conciliare vita privata e lavoro è difficile dappertutto ma per le madri lavoratrici in Italia è davvero un’impresa. Una strada sembra escludere l’altra, almeno quando c’è un minore a carico.
Tutto questo ovviamente accade perché mancano quelle politiche welfare adeguate, servizi di assistenza come asili nido e politiche aziendali serie che considerano una donna lavoratrice madre un’aggiunta e non una perdita. Ma tutto questo sembra non trovare una via d’uscita: una lavoratrice su cinque esce dal mondo del lavoro dopo aver avuto un figlio.
Nel 2023 abbiamo raggiunto un nuovo minimo storico in un paese ormai stabilmente fermo sotto le 400mila unità, con un calo del 3,6% rispetto all’anno precedente. Lo studio dei dati si evince dal rapporto di Save The Children “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2024”, giunto alla nona edizione.
Il report di Save The Children dimostra quelle che sono le difficoltà di accesso al mondo del lavoro solo perché “mamme”. A dimettersi sono generalmente le mamme al primo figlio ed entro il suo primo anno di vita. Per le donne, la difficoltà principale consiste nel riuscire a conciliare lavoro e cura del figlio. Infatti, il 41,7% delle donne ha attribuito questa difficoltà alla mancanza di servizi di assistenza, mentre il 21,9% ha indicato problematiche legate all’organizzazione del lavoro.
L’anno scorso è stato registrato un nuovo minimo storico delle nascite in Italia, ormai stabilmente ferme sotto le 400 mila unità, con un calo del 3,6% rispetto all’anno precedente. Lo studio fa evincere che l’Italia è il paese europeo con la più alta età media delle donne al momento della nascita del primo figlio, con una percentuale rilevante di primi nati da mamme over 40. In sintesi: l’età media delle mamme al parto rimane quasi invariata rispetto all’anno precedente.
Sono particolarmente note le motivazioni della difficoltà di conciliare famiglia e lavoro: manca una rete di sostegno per le donne lavoratrici madri, senza i nonni serve un asilo nido che spesso non c’è oppure è troppo costoso. Un gap che è ancora più ampio al sud, indietro di oltre 24 punti rispetto alla media europea. Infatti a sud l’occupazione femminile si ferma al 48,9% per chi è senza figli e scende al 42% con figli minori, arrivando al 40% per le donne con due o più figli minori. Le stesse disparità esistono anche per gli uomini, ma con valori diversi: nel meridione gli uomini senza figli occupati arrivano al 61,5% mentre quelli con figli minori raggiungono l’82,8%.
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