
Il 9 Novembre del 1989 cadeva il muro di Berlino, dopo una caotica conferenza stampa del governo della Germania Est che annunciava la libertà di potersi spostare da una parte all’altra del paese. Ci hanno fatto credere che la fine di quel muro fosse la fine di tutto, anche della storia. Non contenti ci hanno anche fatto credere che quel muro, cadendo, avrebbe fatto crollare tutti gli altri muri, anche quelli futuri.
Ma era una bella bugia, un’illusione che la nostra società occidentale aveva dipinto in una guerra che, una volta vinta, le ha solo permesso di costruirne molti altri, di quei muri. Invece della falce e martello, delle stelle e delle gloriose armate, ora ci sono le stelle della bandiera statunitense, dell’Europa e di Israele a fare da padrone ad un mondo in prigione.
Da circa 15 confini fisici presenti nel 1989, ad oggi le barriere nel pianeta sono più di 70. La terra all’equatore ha una circonferenza di 40mila chilometri: l’umanità con le sue barriere potrebbe coprirla tutta. Oggi molti di quei muri non sono lì per i motivi che sorreggevano il muro di Berlino, non fermano spie o dissidenti ma servono a non garantire l’accesso a quel mondo che dopo quel 9 Novembre i suoi confini li ha allargati, mangiandosi tutto e tutti ma lasciando fuori tantissimi.I più vicini: Ungheria, Slovenia, Austria, Macedonia, Marocco, e Palestina.
Nelle ultime aree “rimaste” alla popolazione palestinese, Gaza e Cisgiordania, i confini sono meticolosamente recintati e murati per impedire lo spostamento dei palestinesi. A Gaza il muro è lungo 65 km e si estende fino al mare. L’unico varco aperto è quello con l’Egitto, che negli ultimi giorni ha permesso il passaggio di poche centinaia di persone e di qualche camion di aiuti umanitari. In Cisgiordania la barriera di separazione è lunga 730 km. Mura di cemento alte metri, che in molti chiamano “di apartheid”. I muri sorgono per numerosi motivi. In Palestina, Israele li ha costruiti per tenere fuori dai territori occupati la popolazione indesiderata, ritenuta anche inferiore, quella dei colonizzati: è Apartheid.
Oggi, nella retorica che segue il ricordo della caduta del muro di Berlino, si dimenticano tutti quelli sorti dopo, costruiti sui cadaveri di migliaia di persone. Per distruggerli, rompiamo prima il muro dell’indifferenza sull’oppressione.
Di Ciro Giso
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