
Dopo la provincia di Salerno, il comune di Caserta, quello di San Nicola e Poggiomarino, quello di Palma Campania, ecco arrivati all’ennesima inchiesta giudiziaria che colpisce alcuni vertici politici in Campania.
Come sempre, occore fare la premessa sulla presunzione d’innocenza di tutti gli indagati che nomineremo, almeno fino ad eventuale giudizio di condanna.
Questa volta a finire nel mirino della Procura di Santa Maria Capua Vetere c’è la Provincia di Caserta, in particolar modo si tratterebbe di un sistema di appalti regolato attraverso lo scambio di tangenti. Accuse pesanti che hanno portato alla perquisizione domiciliare del presidente della provincia, Giorgio Magliocca, già arrestato nel 2021 con l’accusa di di concorso esterno per associazione mafiosa e poi assolto perché il fatto non sussite.
Ora il presidente della provincia rivive l’incubo del 2011, ma vedremo se l’epilogo sarà differente. Se queste sono valutazioni che spettano alla Giustizia, vi sono analisi politiche da fare che competono a noi cronisti.
Le accuse di corruzione nelle aree del casertano, napoletano e salernitano ci mostrano un sistema politico territoriale ormai al completo collasso. Se pensiamo che un comune come quello di Napoli vive un’emergenza dirigenziale senza precedenti, capiamo lo stato in cui versano tantissimi comuni e province campane.
I comuni e le province hanno pochi dirigenti per far fronte ad una mole di progettazioni e finanziamenti senza senso, che oltre al lavoro burocratico presuppongono un’attività di monitoraggio fatta dall’ente pubblico. Il sistema ingolfato da carenze di personale e moltitudini di progettazioni diventa estremamente goloso per una politica impreparata e un’imprenditoria arrivista.
Dato che i comuni non hannoabbastanza personale o risorse per produrre gare d’appalto ben calibrate, spesso si affidano ad enti esterni o centrali di committenza entrate nel mirino dell’ANAC. La stessa Autorità Nazionale Anticorruzione guarda con attenzione a tali agglomerati di comuni, anche perché la tarsparenza garantita non è quella che deve garantire un ente pubblico.
Nel nucleo di questo marasma c’è la politica locale e la sua crisi. Il naufragio delle scuole di partito e l’avvento della social-politics hanno lasciato orfani la nuova generazione, ma hanno liberato dagli ideali la passata. La classe poltiica attuale non sente più l’incombenza morale del partito o dell’ideologia, quindi si sente libero in un agire politico senza prospettive, alimentato unicamente dal perseguimento del proprio interesse.
Così i lavori pubblici vivono uno stato di perenne ritardo, con variazioni progettuali costanti che permettono all’azienda di proseguire i lavori e chiedere ulteriori fondi per l’adeguamento dei prezzi dei materiali a quelli dell’inflazione. Nel frattempo i “Sal” vengono pagati e l’azienda, in tempi biblici, può occuparsi di un lavoro pubblico senza rispettare alcun vincolo contrattuale.
Perché tutto ciò non viene controllato dalle amministrazioni pubbliche? E qui si arriva alla corruzione. Le tangenti, oltre ad assicurarsi l’appalto o l’affidamento, sono utili a spingere l’ente pubblico ad omettere eventuali controlli. In questo senso gli assessori restano distanti anni luce dai cantieri, si tengono a debita distanza da un controllo efficace che riguardi tempi, sicurezza, modalità di svolgimento dei lavori, retribuzione dei dipendenti etc.
Tutte fandonie? Peccato che a confrotarci ci siano dei dati. Il costo medio di un lavoro pubblico in Italia è il triplo rispetto alla Spagna, una statistiche utilizzata da molti analisti per misurare la dissuione della corruzione. Il costo maggiorato di un’opera pubblica, infatti, consisterebbe in quello della corruzione che ci è voluta per la sua realizzazione. Ovviamente è sempre bene analizzare per fattispecie, ma possiamo ritenere questo un indicatore quantomeno interessante.
Ora il lettore deve trasportare lo scenario appena illustrato su comuni che subiscono da anni influenze criminali, con a disposizione milioni e milioni di euro per le progettazioni finanziate dal Pnrr e non solo.
Queste logiche hanno spinto anche le amministrazioni alla “caccia al finanziamento“, ovvero “tutto è buono se girano soldi”. Lo so che può risultare strano, ma ad un’amministrazione pubblica dovrebbero interessare i finanziamenti su progetti che servono non su quelli destinati a non avere futuro (vedi i beni confiscati in cerca di associazioni, mentre quelle serie non ce l’hanno!). È il principio per cui all’affamato si dà da mangiare del caviale, pensando di sfamarlo.
La mole di lavoro per le tantissime progettazioni e la complessità dei territori, chiedono un impegno a tempo pieno delle istituzioni, ma le paghe di ricopre un incarico come quello di assessore sono basse.
Seguendo questi fatti non viene difficile pensare al rifiuto di numerosi professionisti ad impegnarsi pubblicamente, lasciando spazio ad esponenti politici trombati/riciclati che nemmeno hanno mai frequentato quel territorio, oppure tecnici di fiducia di questo o quel politico regionale.
Ma c’è un argine alla corruzione nella vita pubblica dei nostri comuni? Lo sviluppo del mondo degli Ets è un segnale di fiducia, poiché vediamo che dove la politica non arriva vi giunge un attivismo cittadino coadiuvato dalle associazioni.
I partiti hanno perso appeal, ma i temi no. I social sono contenitori infiniti di temi su cui giovani e adulti si confrontano costantemente, un’eredità morale che ha raccolto il mondo dell’associazionismo. Legalità, tecnologie, arte, innovazione, giornalismo libero, monitoraggio cittadino e ambiente oggi sono curate perlopiù da gruppi di cittadini che si impegnano per il cambiamento. Per quanto sia una soluzione interessante, il coinvolgimento degli Ets è spesso legato a logiche di vicinanza politica e pacifica convivenza con il governatore/parlamentare/consigliere regionale/assessore di turno.
Il futuro del Paese passa anche attraverso la liberazione di un sistema incancrenito, che può trascinarsi dentro anche le associazioni. Speriamo davvero non accada e per farlo dobbiamo nutrire fiducia verso la tensione morale delle persone impegnate.
La situazione è davvero così grave? Sì, lo è ed è in corso. Chi non vede è perché non vuole.
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