
Di turistificazione e over-tourism si è parlato molto nelle ultime estati. I suoi effetti stanno snaturando le città (e Napoli non fa eccezione) e causando la rabbia degli stessi cittadini. Un aspetto che molto raramente viene considerato in questo processo è la gestione dei rifiuti europei durante la stagione estiva, in cui il turismo raggiunge le massime vette. Per decenni, i paesi del Nord del mondo hanno esportato una vasta gamma di rifiuti verso le nazioni asiatiche, mascherando un problema ambientale che non è mai stato risolto. La Cina era la meta principale, fino a quando, nel 2018, il governo ha riconosciuto i danni causati da questa pratica e ha imposto un divieto sull’importazione di rifiuti plastici. Questa mossa ha costretto l’Europa a cercare nuove rotte e nuovi partner per la gestione dei propri scarti.
Dopo il divieto imposto dalla Cina, e a seguire dall’India nel 2019, la mappa del commercio globale dei rifiuti è stata ridisegnata. L’Europa si è trovata a dirottare i propri flussi verso altre destinazioni. L’immagine di Sebastian Gräff, basata sui dati Eurostat del 2024, rivela chiaramente la nuova configurazione. La Turchia, con il suo status di membro dell’OCSE, è emersa come il principale importatore di rifiuti plastici europei, accogliendo il 39% di tutti i rifiuti esportati. Tuttavia, la Turchia non è sola in questo commercio. Altri paesi come l’Egitto (5,5%), il Pakistan (3,5%), l’India (11%) e il Vietnam (3,7%) sono diventati importanti destinazioni, insieme ad altri paesi extra-UE che rappresentano il 18% del totale.
Ma quali sono i paesi europei che contribuiscono maggiormente a questo flusso? La mappa mostra che la Germania e il Belgio sono tra i principali esportatori, con percentuali rispettivamente dell’11% e del 16,4% del totale. Anche Spagna (5,7%), Francia (7,4%) e Italia (8,4%) contribuiscono in modo significativo, inviando i loro rifiuti verso rotte lontane. Questo sistema, sebbene offra una soluzione temporanea per la gestione dei rifiuti, solleva interrogativi cruciali. L’esportazione di rifiuti non elimina il problema, ma lo trasferisce altrove, spesso in paesi con normative ambientali meno stringenti e infrastrutture inadeguate. In questo modo, l’Europa continua a consumare risorse senza assumersi la piena responsabilità del ciclo di vita dei prodotti, lasciando che i costi ambientali e sociali ricadano su altre nazioni.
Il lavoro di data visualisation è a cura di Sebastian Gräff per The European Correspondent.
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