
Nel pomeriggio di martedì 5 marzo le piattaforme social Meta, nello specifico Instagram e Facebook, hanno presentato un blocco generale, detto down. Sono state molte le proteste da parte degli utenti, ma cos’è che crea una tale dipendenza dal mondo social?
Martedì 5 marzo i social dell’impresa statunitense Meta hanno presentato una serie di disservizi: utenti da tutta Italia hanno riscontrato problemi ad accedere alle piattaforme, a pubblicare video e foto, a commentare e ad interagire con altri utenti. Il down, come viene comunemente chiamato il bug generale di una piattaforma che ne rende impossibile l’uso, ha interessato principalmente le app di Instagram e Facebook, e, marginalmente, di Threads e Messenger. Soltanto Whatsapp ha mantenuto il proprio regolare funzionamento. Il down è durato per due ore circa ma la tempestività con cui il team Meta ha risolto il problema tecnico non ha evitato una bufera di commenti: tra lamentele e domande, sulla piattaforma X (prima Twitter), acquistata nell’ottobre 2022 dal miliardario Elon Musk, gli hashtag #facebookdown e #instagramdown sono immediatamente schizzati in tendenza.
Sulla piattaforma X molti utenti hanno espresso un forte malcontento nei confronti del team Meta. Tuttavia è chiaro che il bug di cui sopra è durato relativamente poco e che un tale marasma non sembra poi tanto giustificabile.
In realtà la questione è da ricondurre alla funzione che i social hanno nella nostra società, ormai incapace di scindere mondo reale e mondo virtuale e che anzi sembra tralasciare sempre più il primo e perdersi sempre più nel secondo. L’astinenza dai social, seppur per poche ore, crea in noi un sentimento di solitudine e ci porta a sentire un distacco dal resto del mondo. Questa solitudine in realtà è paradossale perché è proprio nel mondo reale che c’è la possibilità di avere delle complete interazioni sociali e di sopperire quindi al sentimento di esclusione; nel mondo virtuale, però, ognuno può essere ciò che vuole e può scardinare la propria vita dagli schemi imposti dal proprio aspetto, dall’orientamento sessuale e dalla condizione economica, nascondendosi dietro il display di un cellulare.
Ma se è vero che il mondo social ha dei lati positivi, come la nascita di nuove professioni, la diffusione veloce delle notizie, la possibilità di conoscere persone lontane fisicamente e socialmente, la libera informazione e una generale autonomia di pensiero e di parola, è anche vero che nasconde numerose insidie, come la totale dipendenza dal cellulare in quanto archivio di dati, password e credenziali, la dissociazione dal mondo reale, la diffusione di fake news e il costante paragone tra la propria vita e quella altrui, che avviene soprattutto tramite social come Instagram, Facebook e Tiktok.
Il cellulare diviene quindi un prolungamento del nostro braccio, ampliando i nostri orizzonti di ricerca e di autonomia ma rilegandoci ad una funzione secondaria e passiva. Il mondo virtuale diventa il nuovo macrocosmo a cui tutti siamo soggetti e i quali fenomeni ci sfuggono progressivamente di mano.
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