Si perdono le voci come sospiri nel vento e cedono il passo agli appuntamenti mancati, alle mani sempre meno tese in aiuto. Il nuovo millennio ha portato ad una sempre più diffusa consapevolezza verso certe esigenze, una sempre più diffusa speranza nei ragazzi affetti da DSA di non esser certo meno capaci degli altri. Han bensì soltanto ricevuto tra le mani gli strumenti sbagliati, non adatti a loro. Troppo spesso oggi la scuola italiana fa fatica a rispondere alle esigenze dei ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
In questo vuoto, le associazioni sul territorio diventano essenziali fungendo da ponte che accompagna non soltanto gli studenti, ma con loro famiglie e docenti. Giovanna Gaeta, logopedista e presidente della sezione di Napoli dell’AID, racconta il suo impegno personale e istituzionale: «L’Associazione Italiana Dislessia è nata nel 1996 a Bologna grazie all’impegno del professor Giacomo Stella, docente di psicologia, oggi in pensione. La sezione di Napoli l’ho invece fondata io vent’anni fa, in seguito alla diagnosi di dislessia, disortografia e disgrafia di mio figlio». Un’esperienza non più soltanto professionale ma ora anche personale e umana. È passare un giorno dall’essere una figura professionale cruciale per la diagnosi a vedersela scivolare tra le proprie braccia, fino al cuore. «Per fare una diagnosi – spiega – il paziente deve essere valutato da tre differenti figure: il neuropsichiatra infantile, la logopedista, che somministra i test di apprendimento, e la psicologa, che misura il quoziente intellettivo». All’impegno di Giovanna Gaeta, sul territorio napoletano, si aggiunge quello di Francesco Bianco, logopedista e presidente dell’Associazione Ipertesto, specializzato nell’aspetto pratico e tecnologico del supporto ai ragazzi con DSA. «L’associazione Ipertesto – spiega Bianco – nasce alla fine degli anni Novanta con l’obiettivo di fare formazione sugli ausili tecnologici nella didattica. Si parla moltissimo di innovazione, ma nella scuola spesso i software non si sanno usare davvero. Ancora oggi questo tipo di formazione è carente e i docenti, nella maggior parte dei casi, o non hanno competenze digitali di base oppure, al contrario, utilizzano la tecnologia senza riuscire a collegarla alle reali esigenze dell’insegnamento. Ipertesto da quasi dieci anni si occupa di laboratori e doposcuola specialistici per DSA, in convenzione con Anastasis e con l’AID. In questi laboratori, attraverso lo svolgimento dei compiti, insegniamo un metodo di studio a ragazzi dagli otto anni fino all’università».
Francesco Bianco approfondisce poi la dimensione cognitiva dei ragazzi: «Prima degli otto anni, infatti, lettura e scrittura non sono ancora ben definite nel percorso scolastico. A quel punto si osservano segnali come una maggiore lentezza nella lettura e, soprattutto, una compromissione della memoria a breve termine, particolarmente sollecitata da un approccio scolastico ancora troppo nozionistico. Far approcciare i ragazzi su più canali, per esempio cinestetico e audiovisivo, diviene fondamentale, poiché questo tipo di approccio multisensoriale funge da naturale compensazione per il malfunzionamento della memoria a breve termine. È un principio che studiamo, ma che purtroppo non viene sempre recepito dal mondo della scuola». Spesso gli studenti con DSA restano soli di fronte a strumenti inefficaci, docenti impreparati e approcci ancora troppo standardizzati. Gaeta sottolinea poi l’importanza del sostegno concreto sul tema e della formazione dei docenti: «L’AID è accreditata dal Ministero dell’Istruzione e i nostri corsi di formazione sono riconosciuti e attribuiscono punteggio ai docenti. Svolgiamo attività di formazione nelle scuole, università e aziende. La sezione di Napoli offre sportelli di ascolto gratuiti nelle scuole e supporta i docenti che non sanno come gestire alcune attività per studenti con DSA. Ci sono scuole che offrono strumenti adeguati ai ragazzi e scuole che non ne vogliono sapere. Quindici anni fa è nata la legge 170, fortemente voluta dall’AID, che tutela i ragazzi con questo tipo di difficoltà ma non sempre, purtroppo, viene rispettata». Stan tutte qui le mani che si intrecciano, nello sforzo delle tante associazioni che sul territorio ogni giorno si impegnano affinché non più nemmeno un pesce venga giudicato dalla sua capacità di arrampicarsi su un albero.
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