
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) sono disturbi di matrice neurobiologica per cui l’automatizzazione delle procedure di transcodifica dei segni scritti, l’uso della motricità fine ed i processi di comprensione della produzione numerica, non avvengono automaticamente come avviene per i non DSA. I disturbi specifici dell’apprendimento sono quattro: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, i quali interessano rispettivamente la lettura, la scrittura come grafema, la scrittura nell’ortografia e nell’ordine sillabico, i processi di calcolo e le sequenze numeriche. Si può comprendere bene come essere un DSA non sia facile, soprattutto in ambito scolastico ed accademico dove si continuano a proporre didattiche analitiche e verticali, sarebbe ora di aggiungere tra i propositi dell’anno nuovo didattiche orizzontali ed olistiche. Proprio per questo noi di Magazine Informare abbiamo deciso d’intervistare una volontaria militante dell’A.I.D, associazione italiana dislessia.
L’ A.I.D dal 1997 si impegna ogni giorno, in tutta Italia, per rendere la vita dei DSA più serena e più equa, offrendo gratuitamente moltissimi servizi a ragazzi, scuole, università e aziende. Aiutando così a scoprire le risorse ed i punti di forza che risiedono in questa neuroatipicità. Abbiamo dunque chiesto alla Dottoressa giornalista militante volontaria Nadia Nicolella di parlarci un po’ del lavoro che svolge presso la sezione di Napoli dell’associazione: «Io sono entrata nell’associazione dopo aver scoperto che i miei ragazzi sono DSA, la nostra storia come associazione inizia grazie a Giacomo Stella nel 97’ e, grazie invece a Giovanna Gaeta, è nata la sezione di Napoli di cui lei oggi è Presidente nonché Segretario Nazionale nel Consiglio Direttivo. Nel nostro lavoro ci troviamo a dover scardinare dei pregiudizi poiché ancora in troppi non hanno ben compreso il significato dei disturbi specifici dell’apprendimento. Noi aiutiamo a gestire ed a conoscere i disturbi specifici dell’apprendimento, offriamo in 44 scuole della Campania sportelli d’ascolto in cui lavoriamo su tre fronti: docenti, famiglia e rapporto tra pari. Lavoriamo costruendo ponti e cooperando con ognuna di queste quattro realtà e mediando anche la comunicazione tra loro. Con i docenti lavoriamo mostrando dei funzionamenti dei DSA che possono non conoscere e cercando di comprendere insieme cosa sia meglio fare per un determinato alunno, aiutiamo le famiglie nell’accettazione della diagnosi, e con il progetto “DIScutiamone” lavoriamo sul rapporto con i compagni di classe, in questo modo possiamo suggerire le strategie e gli strumenti compensativi più adatti a redigere un PDP che possa essere quanto più funzionale possibile».
Se il fine ultimo della scuola e dell’università oggi fosse l’apprendimento prima della valutazione e il fine ultimo del mondo del lavoro fosse la qualità anziché la quantità, probabilmente non ci sarebbe nemmeno bisogno di una legge che tuteli la diversità. Oggi c’è bisogno di ricordare a tutti che il nostro mondo altro non è se non un insieme di ingranaggi e che comprendere l’altro non può che favorire tutti. Proprio per questo diventa necessario il bisogno di essere tutelati, non solo tra i banchi di scuola, ma sempre, anche perché crescendo non smetti di essere DSA.
Tra i banchi di scuola i nostri ragazzi sono protetti dalla legge 170 del 2010, ma poi? Cosa avviene? Abbiamo posto questi quesiti alla Dottoressa Nicolella, la quale ci ha risposto così: «Per quanto riguarda le università, dato che lì l’applicazione di misure compensative o dispensative avviene per scelta personale di ogni professore, l’A.I.D sta collaborando con i ministeri competenti per diversi emendamenti alla legge quadro sui DSA, con un particolare interesse per gli esami di ammissione e per gli esami in generale. Nel mondo del lavoro, la Camera dei Deputati ha approvato il 24 marzo 2022 la legge 25 del 28 marzo 2022, dove all’articolo 7 al comma 2 bis, si attribuiscono i diritti fondamentali ai lavoratori DSA, è una grande conquista grazie alla quale anche gli adulti riusciranno ad esprimere meglio i loro talenti.
Sono tante le aziende e le università del nord che hanno già capito le potenzialità di un pensiero divergente e hanno deciso di formarsi grazie a dei servizi offerti da noi, questo ci dà comunque speranza e ci fa capire che qualcosa si sta muovendo».
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