
Terminati i festeggiamenti del secondo compleanno del governo Meloni, è doveroso tirare le somme, soprattutto quando la premier afferma: “Nei due anni di governo, non mi sono mai risparmiata“. Ad enfatizzare le sue parole, c’è il dossier di 59 pagine costruito ad hoc da Palazzo Chigi, che ricorda un po’ le scatole dei biscotti dalla nonna, dove all’interno, al posto dei biscotti, trovavi ago e filo e ci rimanevi male. La brochure meloniana è come la scatola dei biscotti, dall’esterno sembra che l’Italia faccia rima con progresso, ma se scavi più a fondo, trovi solo la delusione.
Nonostante si “debba riconoscere” al governo Meloni un gradimento del 46,1% (rispetto al 46,9% dell’ottobre 2023), le si deve anche riconoscere il record di incoerenza: omissioni, mezze verità e false promesse sono solo una parte del curriculum governativo della premier. Qualcuno leggendo queste prime righe potrebbe pensare “saranno i soliti sinistroidi”, ma quando si parla di crescita del paese non si dovrebbe guardare né a destra e né a sinistra, ma solo avanti. Ed è proprio guardando avanti ed osservando il resoconto concreto degli ultimi due anni del governo Meloni che si riscontrano dati sbagliati e soprattutto mancanti.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, ed il governo concentra la sua prima slide proprio sul tasso di occupazione. “Record di 24 milioni di occupati“, tasso di occupazione ai massimi storici, tasso di disoccupazione ai minimi dal 2007. Nonostante i dati sembrino corretti, secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Inps, non ci sarebbe troppo da entusiasmarsi. Il primo chiarimento sottolinea che nonostante la ripresa lavorativa post Covid, il divario tra il tasso di occupazione dell’Italia e la media dei Paesi membri rimane “negativo e costantemente attorno a 8-9 punti percentuali“.
Inoltre la premier vanta il suo sostegno alle madri lavoratrici, mentre il tasso di occupazione degli uomini supera il 70% e quello delle donne rimane al 53%: percentuali molto lontane da quelle delle principali economie europee. Ultimo, ma non meno importante, la sicurezza sul lavoro. I dati divulgati dall’Inail indicano un aumento delle morti del 19% rispetto al 2023 ed i sindacati del settore denunciano il governo Meloni per l’incompetenza sul tema.
L’altra bella faccia del dossier del governo presenta le misure realizzate attraverso il PNRR, Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma non menziona mai la lentezza nello spendere le risorse ricevute, appunto, dall’Unione Europea. Nonostante ciò, quella del PNRR potrebbe essere una nota positiva, dato che rispetto ad alcuni suoi vicini europei l’Italia ha realizzato il maggior numero di obiettivi ed ha ricevuto la più alta percentuale di fondi previsti. Il rallentamento però rimane, e fu la stessa Meloni a denunciare gli “evidenti” ritardi nell’attuazione del PNRR accumulati dal governo uscente di Mario Draghi. Forse l’incoerenza è proprio un requisito richiesto per “fare politica” in Italia.
Sull’andamento dell’economia, bisogna sicuramente premettere che pesano sia le tensioni internazionali che il costo dell’energia e la crisi del settore dell’auto. Nel frattempo però Meloni parla di “una forte crescita economica”, ma il FMI (Fondo Monetario Internazionale) e Confindustria spengono l’animo della premier. Da Washington il FMI mantiene allo 0,7% la stima del rialzo del nostro prodotto interno di quest’anno, limando al ribasso (allo 0,8%) quello del 2025. Allo stesso tempo Confindustria sottolinea quanto il PNRR sia cruciale: dobbiamo correre e quest’anno abbiamo speso poco. Intanto il debito pubblico resta troppo altro e l’industria troppo debole, evidenziando che siamo al di sotto della stima di crescita fatta dal governo.
Presentate dal governo come le “grandi riforme per l’Italia“, sono molto lontane dall’essere approvate definitivamente o dall’essere pronte per una effettiva attuazione. Partendo dalla riforma della Giustizia, quest’ultima nel dossier viene presentata come dovrebbe e si parla solo di un “iter avviato”. Infatti, in quanto riforma costituzionale necessita di tempi molto più lunghi rispetto ad un iter burocratico ordinario. La riforma, contenuta in un disegno di legge approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri nel maggio scorso, deve ancora iniziare il suo percorso parlamentare.
Sul premierato poi si è discusso parecchio. Tra i pro troviamo sicuramente l’elezione diretta del presidente del Consiglio che garantisce una maggiore rappresentanza democratica, ma allo stesso tempo tra i contro vi è una minore separazione dei poteri ed un indebolimento non indifferente dei poteri del Presidente della Repubblica. Anche in questo caso, trattasi di riforma costituzionale che richiede un iter burocratico molto più lungo. Infatti, ora dovrà esprimersi la Camera, e poi entrambe le camere dovranno ribadire il loro voto favorevole.
Nel caso dell’autonomia differenziata si tocca sicuramente il tasto più dolente. La preoccupazione nasce soprattutto per i maggiori finanziamenti destinati al Nord, in quanto regioni con più risorse ed una spesa storica più alta e per i minori finanziamenti al Sud, che di conseguenza hanno risorse minori ed una spesa storica più bassa. Aumenta così il divario tra Nord e Sud spaccando una nazione con una riforma che esula dal concetto di patria tanto vantato dalla premier. Il governo ha però dimostrato di non volere procedere in tempi rapidi, anche perché su questa riforma vi sono grandi incognite economiche.
E mentre questo governo parla di passi avanti, i fatti confermano solo grandi passi indietro. La maternità surrogata è reato universale, approvata in via definitiva al Senato con 84 voti a favore, 58 contrari e nessun astenuto. Ma secondo Filomena Gallo, giurista ed avvocata dell’associazione Luca Coscioni: “Le condizioni necessarie di reato universale non sono state rispettate” ed ha poi aggiunto: “L’effetto sarà solo negativo: i figli potrebbero rimanere fantasmi e senza diritti”. Infatti ciò che è certo è che a risentirne saranno i bambini nati da questa pratica.
Come se non bastasse, la spesa pubblica per la sanità in Italia non è una priorità. Il Pil resta al 6,2%, non mostrando alcun segno di crescita rispetto al 2023, ma un aumento significativo della spesa in Italia non si vede dal 2008. La spesa è sicuramente aumentata, dai 128,8 miliardi del 2023 ai 134,7 miliardi del 2024. Solo che l’aumento si divide tra soldi precedentemente stanziati per altre manovre e sanità privata, quindi di fatto non è cambiato nulla. Questo è sicuramente un problema che ha afflitto tutti i governi italiani, ma non è stato di certo il governo Meloni a cambiare le cose, anzi. Inoltre con l’autonomia differenziata, il divario sanitario tra nord e sud non fa altro che allargarsi.
Un altro grande problema legato alla sanità, è sicuramente quello della denatalità: secondo i dati ISTAT, la natalità è al minimo storico mentre la mortalità è ancora elevata. Tra le questioni più lampanti, i giovani non hanno la possibilità di crescere un figlio e lo stato non garantisce gli aiuti necessari affinché una coppia possa procreare in tutta tranquillità economica e lavorativa. Ciliegina sulla torta, il rincaro degli affitti per i giovani è solo motivo di demotivazione.
In sintesi, con il governo Meloni ci sono sicuramente stati dei passi positivi: tra i più recenti, la premier ha annunciato la sospensione di ogni nuova licenza di esportazione di armi verso Israele dall’Italia: un grande passo avanti dopo aver finanziato militarmente per un anno uno stato che sta compiendo di fatto un genocidio a Gaza. Passando poi al fisco si potrebbe scrivere per ore. La lotta ai “grandi evasori” di cui parla l’attuale governo, al momento sembra limitarsi al fatto che il nuovo accertamento sintetico sarà applicabile solo se la distanza tra le spese sostenute ed il reddito dichiarato supera “l’umile” cifra di 70mila euro.
Andando avanti, i numeri sulle violenze di genere in Italia continuano a far rabbrividire. Secondo l’Istat, Il 31,5% delle 16-70enni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Nel 2023 sono state 118 le donne uccise, di cui 96 in ambito familiare o affettivo trascinando anche nel 2024 una piaga sociale che affligge il nostro paese. Solo nel novembre 2023 è stata approvata una legge contro la violenza sulle donne. Un altro tema caldo è sicuramente quello dei migranti: più volte questo governo ha dimostrato di non essere in grado di organizzare il sistema di accoglienza, arrivando a violare anche i diritti umani.
Per quanto riguarda diritti e libertà individuale, il governo Meloni viene addirittura superato dall’Ungheria. Lo studio Rainbow Europe sui diritti Lgbt ha dichiarato che l’Italia è scesa al 36esimo posto su 49, sottolineando così un’ulteriore retrocessione. Un’ultima menzione va sicuramente alla libertà di stampa. Con il governo Meloni abbiamo assistito alla censura della scomodità ed alla manipolazione televisiva e non. Prossimamente su tutti i canali, “Informazione in Italia: 2024 o ventennio fascista?”, non perdetevelo.
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