
Il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Museo Nazionale di Capodimonte, due tra i musei più importanti di Napoli, collaborano, condividendo ancora una volta un percorso insieme. Dal 13 maggio all’8 giugno 2026, in anteprima, nell’atrio del Mann, sarà mostrato “Il Sacrificio a Diana d’Efeso” di Filippo Tagliolini, una nuova aggiunta alla già ricca collezione di Capodimonte.
Questa creazione in porcellana biscuit, che si presenta opaca e dura, similmente al marmo, è chiaramente ispirata ad un’altra opera, presente al Mann, ossia “L’Artemide Efesia“, in alabastro giallo. Le due sculture risalgono a due epoche completamente diverse. La prima è probabilmente databile al 1790 e la seconda al II secolo d.C., secondo approssimazioni.
Filippo Tagliolini, ceramista e maestro della Real Fabbrica Ferdinandea, probabilmente conosceva l’altra statua, che segue un filone iconografico abbastanza noto. “L’Artemide Efesia” faceva infatti già parte della collezione Farnese, sviluppatasi a Roma nel Cinquecento, e che poi venne trasferita a Napoli nel corso del Settecento. Gli artigiani presso la Real Fabbrica di Napoli, con sede prima a Portici, potevano ammirare le opere della collezione Farnese, dell’antichità, e farne delle riproduzioni in ceramica. Per questo, sebbene di dimensione e materiale totalmente diversi, le due opere sono accostate, e trattate come gemelle.
E lo stesso vale per i due musei a cui appartengono, le cui storie si intrecciano. Difatti, inizialmente, i due complessi erano uniti, almeno fino al 1957. Oggi, il duetto rifiorisce, come la primavera, dopo secoli.
Come per i miti, circolano molte versioni della divinità Artemide. Mentre nell’Antica Grecia l’immagine diffusa era quella di una ragazza con arco e frecce, in veste di protettrice della caccia e della Luna. Ad Efeso, attuale Turchia, come in questo caso, era rappresentata una dea della fertilità e dominatrice della Natura. “L’Artemide Efesia” indossa l’ependite, la cui superficie è ricoperta da animali, e un collare a disco con vari simboli zodiacali e personaggi femminili alati. Al busto invece, è possibile ritrovare gli scroti di tori, che inizialmente erano interpretati come mammelle.
Al termine di questa breve mostra temporanea, che lega e confronta due opere e le rispettive sedi, custodi di cultura, arte e storia, continuerà ad essere visibile questo piccolo tesoro. Infatti, altra grande novità: dal 12 giugno, verranno aperte ben 14 sale tutte dedicate alla preziosa e delicata arte della porcellana, al Museo di Capodimonte.
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