
Novembre inizia con una spiacevole notizia, infatti, venerdì 1 sono stati rinvenuti a Torre del Greco due squali volpe deceduti. Gli animali sono stati trovati a ridosso del Lido la Scala, ai confini con Ercolano. Sul posto è arrivata subito la guardia costiera per rimuovere e analizzare i corpi.
Il ritrovamento dei due esemplari ha destato serie preoccupazioni riguardo alla sostenibilità delle attività di pesca e alla tutela delle specie marine. Recenti indagini hanno indicato che la causa della morte è infatti legata ad azioni umane. L’autopsia eseguita dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici ha rivelato dettagli inquietanti. Gli squali avevano la coda legata a un oggetto galleggiante, evidenziando che erano vittime di pratiche di pesca non regolamentate. Gli esperti hanno riscontrato anche una ferita nella zona della bocca, compatibile con l’utilizzo di un amo da pesca.
Uno dei due squali, una femmina incinta, portava in grembo quattro piccoli, rendendo la situazione ancora più tragica. Si sospetta che i pesci siano stati catturati tramite l’uso del “palangaro”, uno strumento di pesca costituito da una lunga lenza con numerosi ami. Sebbene tale tecnica sia consentita, gli esperti avvertono che è poco selettiva e può mettere in pericolo specie protette come gli squali. All’autopsia hanno partecipato anche i ricercatori del Dipartimento di Ecologia Marina Integrata della Stazione Zoologica Anton Dohrn, che hanno raccolto campioni per approfondire lo stato di salute delle popolazioni marine e l’impatto delle pratiche di pesca sull’ecosistema.
Lo squalo volpe, noto scientificamente come Alopias vulpinus, è una specie caratteristica per la lunga coda, che utilizza per stordire i pesci di cui si nutre. È presente ormai da anni nel Golfo di Napoli, dove può essere avvistato in acque più profonde. Questi squali sono generalmente innocui per l’uomo, in quanto si nutrono di piccoli pesci e calamari e non mostrano comportamenti aggressivi verso le persone. Essendo una specie vulnerabile a causa, appunto, della pesca eccessiva, la loro conservazione è fondamentale per mantenere l’equilibrio dell’ecosistema marino locale.
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