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Dulcis in fundo: la cioccolateria di Casal di Principe che impiega ragazzi disabili

Giovanni Cosenza
Giovanni CosenzaRedazione Informare
12 maggio 20234 min di lettura

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Dulcis in fundo: la cioccolateria di Casal di Principe che impiega ragazzi disabili

Indice (5)

  • 1Chi è Tina?
  • 2Dulcis in fundo, una cioccolateria in un luogo inconsueto…
  • 3Chi sono i vostri clienti?
  • 4Avete mai avuto paura di lavorare in un bene confiscato alla camorra?
  • 5Quanto don Peppino Diana c’è in Dulcis in fundo?

Dulcis in fundo è una cioccolateria sociale di Casal di Principe, nata da un’idea di Tina Borzacchiello: è uno dei “miracoli” di don Peppe Diana. Abbiamo incontrato Tina Borzacchiello, che la gestisce, per farci raccontare la sua avventura.

Chi è Tina?

«Tina è la mamma di Ruggiero, un ragazzo con sindrome di Down, l’ispiratore del progetto. Tutto è partito dalla parrocchia di San Nicola di Casal di Principe, la chiesa di don Peppe Diana. Vent’anni fa, insieme ad altri volontari provenienti dall’Azione Cattolica, abbiamo creato una cooperativa sociale mista, con all’interno una parte dei soci disabili: tutti ragazzi con le più diverse disabilità, insieme a Ruggiero mio figlio, sono soci della cooperativa. Ruggiero ora ha 38 anni, è assunto e lavora in cioccolateria, dove sono impiegati altri 6 ragazzi, in genere con lievi ritardi mentali».

Dulcis in fundo, una cioccolateria in un luogo inconsueto…

«Si, la cioccolateria si trova a Casal di Principe, in un bene confiscato alla camorra ed affidato a noi nel 2011. Devo dire con un po’ di orgoglio che la nostra cittadina si è distinta rispetto a tanti altri centri nel far fruttare questi beni di provenienza malavitosa. Come gli altri assegnatari di questi beni, abbiamo realizzato una produzione: chi, come noi, si occupa di cioccolato, chi ha avviato un ristorante, qualcuno produce alimenti senza glutine. I proventi riescono ad assicurare la continuità del lavoro e della produzione».

Chi sono i vostri clienti?

«Le persone che vengono da noi all’inizio comprano perché si sentono buone, vengono in un bene confiscato, dove ci sono disabili, a Casal di Principe. Poi assaggiano il cioccolato e ritornano perché il nostro cioccolato è buono. Abbiamo creato un prodotto di qualità: la cioccolata è affascinante. Siamo partiti senza competenze, nessuno sapeva farla, nessuno era un professionista. Non avevamo la possibilità di pagare un maestro cioccolataio né lo volevamo perché nel suo lavoro di insegnamento sarebbe andato troppo veloce: i ragazzi normodotati che lavorano in cioccolateria lo avrebbero seguito, i nostri ragazzi sarebbero rimasti indietro. Abbiamo così deciso di andare tutti insieme da un maestro cioccolataio che poi, a titolo gratuito, ci ha insegnato in tre mesi a fare le prime cose: i cioccolatini e le prime forme. Nell’ottobre 2015 siamo partiti con la cioccolateria e siamo arrivati ad un punto in cui quasi tutti i giorni vengono scuole, associazioni, persone. La cosa più bella è che sono sempre gli stessi clienti ad acquistare».

Avete mai avuto paura di lavorare in un bene confiscato alla camorra?

«Si, la paura all’inizio c’è stata. Nel primo bene confiscato alla malavita casalese nessuno voleva andarci. Le prime cooperative hanno avuto molti problemi ma dopo la morte di don Peppe Diana, quando cominciavano a vedersi le forze dell’ordine presidiare serratamente il territorio, le cose sono cambiate. Nella nostra cioccolateria le persone del vicinato non entravano, per quella sorta di falso rispetto dovuto al boss ex proprietario del bene confiscato. Ma la gente di Casale si è abituata al nuovo modo di vivere e abbiamo impiegato 10 anni per vederli da noi. Ora vengono a fare le bomboniere. Quest’anno siamo stati invasi da casalesi per le uova di Pasqua. Fino a poco tempo fa ci ignoravano. Stiamo urlando così forte che non credo non ci conoscano».

Quanto don Peppino Diana c’è in Dulcis in fundo?

«Tutto parla di lui, tutto è partito da lì, dalla sua morte che ha prodotto il miracolo delle realtà casalesi diventate le eccellenze del terzo settore. Vengono tante scuole e tutti se ne vanno con le lacrime agli occhi. Noi non sapevamo di essere così belli e così bravi. Ce lo fanno capire le persone che vengono da noi: tedeschi, inglesi, francesi. Giriamo l’Italia per parlare di noi. Negli ultimi giorni siamo stati a Venezia a parlare della nostra realtà, e abbiamo creato un turismo responsabile creando un tour che consente di visitare i beni confiscati alla camorra e le realtà che vi operano».

Tags
  • #Casal di Principe
  • #cioccolateria
  • #dulcis in fundo
  • #Tina Borzacchiello
Giovanni Cosenza
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