
Opportuno ricordare e riunirci alla riflessione in un giorno così decisivo per il passato del nostro Paese. Celebrando l’anniversario della Resistenza del 25 aprile 1945, ci fermiamo a ricordare una festività dedicata anche al valore dei partigiani di ogni fronte, dei comitati di liberazione e di tutti i cittadini italiani liberi che, a partire dal 1943, contribuirono alla liberazione del paese dal regime dittatoriale guidato da Benito Mussolini e dall’occupazione nazista.
Se quell’asse così oscuro e mortifero delle dittature nazifasciste aveva represso interi popoli immischiandoli in una guerra – tra l’altro impossibile da sostenere – diversamente non si può dire dell’attuale sistema economico e finanziario a targhe neoliberiste attuali.
Un capitalismo sfrenato dedito agli interessi dei pochi, emarginando le classi medie destinate a scomparire. Stiamo parlando di due dittature che naturalmente vanno a braccetto nel distorcere il normale ed equo funzionamento di quegli stati che, in questo articolo, concentreremo entro i confini occidentali.
La storia degli Stati Uniti d’America, grande alleato dell’ultim’ora per il nostro Paese oramai sventrato, parla in modo chiaro: con i trattati di pace di Parigi del 1947 all’Italia fu imposto di pagare come risarcimento dei danni provocati durante la guerra 360 milioni di dollari americani, di cui 100 milioni all’URSS, 125 alla Jugoslavia, 105 alla Grecia, 25 all’Etiopia e 5 all’Albania. Quale Stato ha finanziato la ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra? L’attuazione del European Recovery Plan, fu uno dei piani politico-economici statunitensi per la ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale. Ergo, non solo per quanto riguarda i debiti italiani ed europei nei confronti degli Usa, ma anche tutto quello che concerne la cultura, la politica e la società viveva e vive sotto l’influenza dell’America. Insomma, siamo la perfetta colonia americana, noi continente europeo. Una gran bella succursale funzionante, aggiungerei.
Vedete come stiamo reagendo nei confronti della guerra in Ucraina? Non una iniziativa presa con coscienza, con autonomia. Bensì, un rifornimento continuo di armi suggerito dal nostro amico americano. Possono cambiare governi delle più svariate forme: di tecnici, di destra o di fantasinistra, il risultato non cambia. Certamente la sudditanza del nostro Paese non è solo nei confronti dell’immagine che abbiamo degli Stati Uniti. Le dinamiche economiche incontrollate e le scelte governative di privatizzare anziché puntare sul pubblico, hanno pagine e pagine di storia non raccontate.
Lavoro, tasse, investimenti sono gli ambiti danneggiati da questa visione delle cose. Inutile indignarsi: prendere atto ed agire, ognuno secondo le proprie possibilità, potrebbe essere l’inizio di una consapevolezza ritrovata.
Secondo Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte costituzionale, con il predominio del capitalismo finanziario lo Stato non è più permeato dalle decisioni autonome del popolo sovrano, ma è costretto ad adottare le “riforme” dettate dai mercati internazionali. Sempre Gustavo Zagrebelsky, nel suo libro “Contro la dittatura del presente” ci fa riflettere sulla situazione storica che ha portato l’Italia e gli altri Stati del Sud Europa ad essere dipendente dal mercato finanziario.
Da tale analisi risulta chiaro che la predetta dipendenza ha la sua origine nell’enorme debito pubblico che i predetti Stati hanno accumulato un enorme debito nei confronti dei grandi investitori privati ai quali hanno chiesto denaro in prestito, mediante emissione dei titoli di Stato, per fare fronte alle proprie spese. Risulta chiaramente che quanto più lo Stato è gravato dal debito pubblico tanto più è esposto al potere della finanza, la quale detta le condizioni (tassi d’interesse, ecc.) per continuare a finanziare lo Stato.
Questo è il volere del capitalismo, il suo funzionamento, il suo scopo. Nella partita della crisi economica che scuote l’Occidente, gli stati sono destinati ad essere meri gestori in patria degli interessi dettati da opachi organismi globali. Questa struttura consolidata rischia di toccare diritti del singolo, uguaglianza tra i cittadini e spazio di manovra delle istituzioni politiche nazionali. Non a caso oggi parliamo di schiavitù anche senza un Mussolini affacciato ad un balcone o di un Hitler nei campi di concentramento. Oggi festeggiamo i giorni gloriosi della liberazione da quelle dittature politiche. Domani, occupiamoci di intraprendere strade luminose per liberarci da questo sistema economico oppressivo e coercitivo.
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