
Nell’agosto 1993, il giornalista del New York Times Michael T. Kaufman descrisse “yo” come un termine radicato nella cultura popolare newyorkese. Questa parola viene utilizzata come un saluto facile da ricordare e facilmente utilizzabile da chiunque, a prescindere dalle proprie origini.
La definì: «un’espressione concisa, allegra e diretta, di cittadinanza comune, simile a ciò che “ave” rappresentava per gli antichi romani, ma molto più democratica». Un paio di settimane dopo la pubblicazione dell’articolo, un lettore di Philadelphia, Ernest Paolino, inviò una lettera al New York Times per confutare Kaufman.
«Nonostante il tentativo di Michael T. Kaufman di cooptare “Yo!” a New York , il termine ha avuto origine a Philadelphia, e più precisamente nel quartiere di South Philadelphia», scrisse. La storia delle origini di “yo” narrata da Paolino era molto suggestiva:
«Negli anni Trenta gran parte dei residenti di South Philadelphia erano immigrati italiani, principalmente dalla regione della Campania, nell’Italia meridionale, la cui città principale è Napoli», raccontò. «Nel dialetto napoletano “guaglione” (pronunciato guahl-YO-nay) significava giovane. Gli immigrati abbreviavano in guahl-YO, che pronunciavano whal-YO». Anche nel Sud Italia, del resto, “guaglione” viene pronunciata più spesso “uagliò”. Come ricorda anche il cantante italoamericano Jimmy Roselli con la sua canzone “guaglione”. Secondo Paolino, insomma, il termine sarebbe stato abbreviato nel corso degli anni dalle generazioni di italoamericani che arrivarono a Philadelphia. Fino a diventare semplicemente “yo”, per l’appunto.
I critici di Kaufman non si sono sbagliati nel sostenere che Philadelphia aveva il merito di aver coniato questo termie. Questo è in gran parte dovuto a Rocky Balboa di Sylvester Stallone. Il termine rimbomba attraverso il Rocky del 1976 (ambientato non a caso a Filadelfia): «Yo, Adrian!».
È il numero 80 nella lista dell’American Film Institute delle 100 più grandi citazioni cinematografiche di tutti i tempi. In breve, lo stallone italiano ha fatto molto per portare la parola a un pubblico più ampio.
E i neri americani hanno fatto molto per espandere la sua funzione sintattica. Negli anni ’80, “yo” non era più limitato all’inizio di una frase; poteva anche essere usato, come spiega l’OED, «seguendo o punteggiando un’espressione per enfasi o come riempitivo colloquiale generale».
Il primo esempio documentato che l’OED ha trovato di questo utilizzo proviene dal video musicale della canzone del 1986 “Girls Ain’t Nothing But Trouble” del duo rap di West Philadelphia DJ Jazzy Jeff & the Fresh Prince. «Ma basta con me, yo, parliamo di te», il Fresh Prince, a.k.a. Will Smith, dice. Naturalmente, il termine si presenta alcune volte anche nella sigla de Il principe di Bel-Air.
Il termine è aumentato quando il rap ha ampliato la sua portata, il che è successo con l’aiuto di Yo! MTV Raps, il primo programma incentrato sul rap della rete.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...