
Il Parlamento europeo ha adottato dieci testi legislativi per riformare la politica europea in materia di migrazione e asilo. La Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen chiude il suo mandato portando a casa uno dei dossier cruciali di questa legislatura. Le politiche migratorie, negli anni, hanno diviso Paesi membri, spaccato governi, mandato in frantumi alleanze. E il voto sul nuovo Patto non è stato da meno.
Per aiutare i Paesi UE più esposti alle pressioni migratorie, gli altri Stati membri dovranno contribuire e accogliendo una parte dei richiedenti asilo o dei beneficiari di protezione internazionale nel loro territorio, stanziare contributi finanziari o fornire un sostegno tecnico-operativo. Saranno inoltre aggiornati i criteri che attribuiscono a uno Stato la responsabilità di esaminare le domande di protezione internazionale (le cosiddette “norme di Dublino“).
Il regolamento sulle crisi e le cause di forza maggiore istituisce un meccanismo per rispondere a improvvisi aumenti degli arrivi, garantendo solidarietà e sostegno agli Stati membri che si trovano ad affrontare un afflusso eccezionale di cittadini di Paesi terzi. Le nuove norme riguarderanno anche la strumentalizzazione dei migranti. Ovvero, quando vengono utilizzati da Paesi terzi o da attori non statali ostili che mirano a destabilizzare l’UE. Il progetto di legge, del relatore Juan Fernando LÓPEZ AGUILAR, è stato confermato con 301 voti a favore, 272 contrari e 46 astensioni.
Una volta approvate formalmente anche dal Consiglio, le leggi entreranno in vigore dopo essere state pubblicate nella Gazzetta ufficiale dell’UE. L’applicazione dei regolamenti è prevista dopo due anni. Per quanto riguarda la direttiva sulle condizioni di accoglienza, gli Stati membri avranno due anni di tempo per introdurre le modifiche nelle loro leggi nazionali.
Nel 2022, secondo i numeri di Eurostat, l’Italia aveva ordinato circa 28 mila rimpatri ma quelli concretamente portati a termine erano stati circa 2.800. Da quando si è insediato, il governo Meloni è intervenuto a più riprese sul tema dell’immigrazione irregolare, cercando di promuovere misure di espulsione e di rimpatrio, ma finora i numeri non sembrano confermare le previsioni dell’esecutivo.
«Noi abbiamo l’aspettativa che ci sia un numero crescente di espulsioni», aveva dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante la conferenza stampa di presentazione del decreto. Secondo i dati resi noti dallo stesso Piantedosi fino a settembre dello scorso anno si era registrato «un aumento del 20/30% rispetto al 2022». Una percentuale che confrontata con i numeri degli sbarchi, più che raddoppiati rispetto al 2022, non sembrano incoraggianti. «Se faremo il nostro lavoro, le espulsioni continueranno ad aumentare», ha aggiunto il ministro alla redazione di FanPage.
Secondo Save The Children l’approvazione da parte dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo indebolirà significativamente le tutele per i minori che fuggono da guerre, fame, conflitti, violenza, rischiando spesso la morte.
«È chiaro che il Parlamento europeo e gli Stati membri dell’UE hanno dato priorità alla limitazione dell’accesso all’Europa rispetto alla protezione urgente dei minori vulnerabili in fuga da conflitti, persecuzioni, fame, matrimoni forzati e povertà estrema. Con l’approvazione di questo provvedimento esiste il rischio concreto che le famiglie, finiscano per trascorrere settimane o mesi nei centri di detenzione. Questi minori dovrebbero essere a scuola, creando ricordi felici, non dolorosi in centri di detenzione che senza dubbio avranno un impatto su di loro negli anni a venire» ha dichiarato Willy Bergogné, Direttore e rappresentante di Save the Children Europa presso l’UE.
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